Il virus, una faccenda da controspionaggio

| Le agenzie di intelligence americano sono al lavoro per verificare quanto le notizie ufficiali sul coronavirus di alcuni Paesi corrispondano alla verità

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Non è più un segreto, e forse non lo è mai stato: i servizi segreti statunitensi stanno usando le proprie capacità per monitorare i paesi stranieri e tracciare la diffusione per stabilire se i Paesi sono sinceri sulla portata dell’epidemia.

Da quando è iniziata, la CIA sta fornendo alle commissioni di vigilanza del Campidoglio, all’intelligence della Camera e del Senato un flusso costante e quotidiano di informazioni e aggiornamenti sulla diffusione del virus. Gli aggiornamenti si concentrano principalmente sul conteggio dei casi e sulla corrispondenza con quanto riportato pubblicamente.

I funzionari statunitensi hanno sollevato pubblicamente dubbi sull’accuratezza dei numeri riportati da paesi come la Cina, l’Iran e la Corea del Nord. Pyongyang, per esempio, che spende meno per l’assistenza sanitaria pro capite di qualsiasi altro paese al mondo, ufficialmente non segnala alcun caso di virus.

Gran parte delle informazioni dei servizi segreti sulla crisi attuale arrivano da un ramo poco conosciuto dell’agenzia di intelligence della difesa chiamata “National Center for Medical Intelligence”, un’organizzazione unica che combina un’ avanzata competenza medica con la raccolta di informazioni e valutazioni. Per ottenere il quadro più accurato di come il coronavirus sta impattando su un paese, gli analisti dell’intelligence usano una varietà di strumenti, i più importanti dei quali sono l’intelligenza artificiale e le immagini satellitari. Le valutazioni dell’intelligence sono anche incluse nel “Daily Brief” che ogni giorno finisce nelle mani del Presidente e del vice Mike Pence, nominato alla guida della task force per combattere il coronavirus.

Pochi giorni fa, le immagini satellitari hanno mostrato due lunghe trincee scavate in un cimitero nella città santa iraniana di Qom, la ground zero del virus in Iran, uno tra i paesi più colpiti e meno affidabili per le segnalazioni e i numeri. Gli esperti hanno analizzato le immagini insieme confrontandole con alcuni post dei social media e alle informazioni open source per arrivare alla conclusione che il numero di morti esatti non è stato divulgato. Le immagini dei post mostrano operai con indumenti protettivi blu che trasportano e seppelliscono corpi, mentre una voce dice: “Più di 80 persone finora sono state sepolte in questa zona”. I video sono stati riportati per la prima volta sul New York Times e analizzati dal Washington Post, insieme alle immagini satellitari della Maxar Technologies. “Quello che le immagini satellitari ci hanno permesso è stato autenticare il video, dicendo non solo dove è stato girato ma anche quando”. Un analista della Maxar ha confermato al Washington Post che le grandi buche sono state scavate in fretta, il che è diverso dalle pratiche del passato. Si vede anche un grande mucchio di calce, che i funzionari iraniani hanno usato per seppellire le vittime.

L’Iran è particolarmente preoccupato per la sua posizione centrale in Asia e in Medio Oriente, meta di pellegrini religiosi e lavoratori migranti che tornano nei loro Paesi d’origine. Le forze iraniane sono profondamente coinvolte nella guerra in Siria, dove il sistema sanitario decimato, combinato con le popolazioni sofferenti e sfollate, ne fanno un bersaglio ideale per il virus.

Per lo più in silenzio, le agenzie di intelligence non hanno detto nulla pubblicamente del loro lavoro: uno dei pochi modi in cui comunicano con il pubblico è attraverso un rapporto annuale non classificato chiamato “Worldwide Threat Assessment”. Lo scorso gennaio, il rapporto avvertiva che “gli Stati Uniti e il mondo saranno vulnerabili alla prossima pandemia influenzale o allo scoppio su larga scala di una malattia contagiosa che potrebbe portare a massicci tassi di mortalità, colpire gravemente l’economia mondiale, mettere a dura prova le risorse internazionali e aumentare le richieste di sostegno agli Stati Uniti”.

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