In 3 settimane il kit del coronavirus: l’efficienza di un’azienda sudcoreana

| Alle prime avvisaglie dell’epidemia, l’ad della “Seegene” ha spostato tutti i suoi dipendenti sulla creazione di un kit per individuare il coronavirus. Oggi tutto il mondo si rivolge a loro

+ Miei preferiti
Il 16 gennaio, Chun Jong-yoon, amministratore delegato e fondatore della società di biotecnologie molecolari “Seegene”, ha riunito il suo team per annunciare che era giunto il momento di concentrarsi sul coronavirus. Quattro giorni prima che la Corea del Sud confermasse il suo primo caso. “Anche se nessuno ce lo chiede, siamo una società di diagnosi molecolare, dobbiamo prepararci in anticipo”.

Due mesi dopo, la Corea del Sud è tra i Paesi più colpiti al mondo, con oltre 7.800 persone infette e più di 60 morti. Ma una delle ragioni per cui potrebbe avere un numero di infezioni più alto rispetto ad altri Paesi è l’approccio aggressivo ai test. Mentre alcuni Paesi faticano ad ottenere abbastanza kit per diagnosticare i pazienti sospetti, la Corea del Sud ha fornito un accesso gratuito e facile a qualunque medico ritenga di averne bisogno. I centri per il controllo e la prevenzione delle malattie del Paese (KCDC) assicurano che il Paese dispone di 118 strutture che possono effettuare i test, e tutti inviano i risultati al KCDC. Ad oggi, il paese ha testato più di 230mila persone.

Il laboratorio ha persino sviluppato strutture per il test del coronavirus “drive-through”, dove gli automobilisti sono accolti da operatori sanitari vestiti con tute protettive: “Individuare i pazienti nella fase iniziale è molto importante - ha confermato il ministro della salute Park Neung-hu - siamo una società aperta che tenta di proteggere la libertà delle persone che si spostano e viaggiano. Per questo stiamo conducendo una quantità massiccia di test”.

Nel seminterrato della sede centrale di Seegene a Seoul si trova la chiave del successo. Lì l’azienda ospita un avveniristico computer basato sull’intelligenza artificiale che ha permesso di sviluppare rapidamente un test per il coronavirus. I kit di analisi sono costituiti da diverse fiale di soluzioni chimiche: i campioni vengono prelevati dai pazienti e mescolati con le soluzioni, che reagiscono in presenza di determinati geni.

Senza il computer, il team avrebbe impiegato due o tre mesi, invece sono bastate poche settimane. Prima del 24 gennaio, gli scienziati avevano ordinato le materie prime necessarie per i kit di prova, e quattro giorni dopo sono arrivate: il 5 febbraio, la prima versione del test era pronta.

Si trattava della terza volta in cui l’azienda utilizzava il super computer per progettare un test, era già stato fatto per realizzare kit di diagnosi per l’infiammazione dell’uretra. La società è stata in grado di progettare il test utilizzando solo i dettagli genetici del virus, senza neanche avere un campione di Covid-19, e non è stato necessario che le squadre lavorassero 24 ore su 24, solo poche persone dovevano essere coinvolte.

L’ostacolo era quello di far approvare il test: in Corea del Sud può volerci un anno e mezzo per presentare i documenti necessari alle autorità, ma questa volta è bastata una settimana. Lee Dae-hoon, che ha guidato il team di scienziati nello sviluppo del test, ha passato tutta la sua vita a lavorare sulle malattie, ma non ricorda di aver mai visto approvare un kit così velocemente.

Il 12 febbraio Seegene ha ottenuto l’approvazione, e gli scienziati hanno avuto la certezza che il loro test funzionava, perché il governo l’aveva valutato utilizzando campioni prelevati dai pazienti.

A metà febbraio, i casi di coronavirus in Corea del Sud hanno registrato un picco drammatico: il 23, il presidente del Paese, Moon Jae-in, ha portato al massimo livello l’allerta crisi nel Paese. “Siamo a un punto di svolta e i prossimi giorni saranno molto critici. Dobbiamo identificare le persone infette il prima possibile e impedire che il virus si diffonda ulteriormente”. A quel punto, Chun ha chiesto ai suoi 395 dipendenti di abbandonare tutto per concentrarsi sulla produzione di kit per il coronavirus. Perfino i biologi micro molecolari con dottorato di ricerca hanno dovuto lasciare le loro ricerche per prendere posto nella catena di montaggio.

Seegene è una delle quattro aziende nazionali che forniscono kit di test per il coronavirus in Corea del Sud. Ma l’azienda sta anche facendo fronte alla domanda di circa 30 paesi - tra cui Italia e Germania - alcuni dei quali utilizzano i prodotti Seegene sui pazienti. All’inizio, l’azienda ha faticato a soddisfare la domanda, ma ora ha la situazione sotto controllo: produce circa 10.000 kit alla settimana e ogni kit può testare 100 pazienti. Quanto basta per testare un milione di pazienti ogni settimana, ad un costo inferiore a 20 dollari per test. “Dobbiamo contribuire in un modo o nell’altro a risolvere il problema il prima possibile. Ecco perché forniamo kit a tutto il mondo”.

Galleria fotografica
In 3 settimane il kit del coronavirus: l’efficienza di un’azienda sudcoreana - immagine 1
CORONAVIRUS
Giappone, il Paese più in ritardo
al mondo nei vaccini
Giappone, il Paese più in ritardo<br>al mondo nei vaccini
Malgrado l’avvicinarsi delle Olimpiadi, finora sarebbero state inoculate solo 18mila dosi. Il problema risale a due casi di diversi anni fa, che da allora hanno minato la fiducia dei giapponesi nei vaccini
Israele allenta le restrizioni
Israele allenta le restrizioni
Dopo ulteriori analisi hanno accertato che il vaccino Pfizer è efficace al 95,8% contro le forme più gravi del virus, Israele inizia ad assaporare un graduale ma confortante ritorno alla normalità
GB, polemiche per la quarantena a pagamento
GB, polemiche per la quarantena a pagamento
Chi arriva dai Paesi inseriti nella “red list” sarà obbligato a due settimane di soggiorno in albergo, con 2 tamponi e controlli ferrei, spendendo di tasca propria 2.000 euro circa
Il team dell’OMS: 12 ceppi di virus prima di dicembre 2019
Il team dell’OMS: 12 ceppi di virus prima di dicembre 2019
È il primo, fondamentale risultato della missione scientifica a Wuhan: i casi non erano concentrati in focolai, ma sparsi in tutta la regione. Attesa per una seconda missione, che vorrebbe avere accesso a 200mila campioni di sangue
I problemi del vaccino AstraZeneca preoccupano il mondo
I problemi del vaccino AstraZeneca preoccupano il mondo
È il più economico e facile da trasportare, quello su cui l’OMS puntava per distribuirlo in modo massiccio ai paesi poveri. Ma uno studio sembra confermare la scarsa copertura contro le nuove varianti del virus
Spagna, gli ascensori Covid-killer
Spagna, gli ascensori Covid-killer
Il virus si era annidato nei due ascensori di un condominio di Bilbao: 5 morti e 33 persone contagiate
La carica dei vaccini
La carica dei vaccini
Guida ragionata gli immunizzanti in arrivo: visto nel suo complesso, l’enorme sforzo medico, biologico e produttivo dovrebbe raggiungere il pieno verso fine anno
Dubai, l’equilibrio fra salute ed economia?
Dubai, l’equilibrio fra salute ed economia?
Il Paese ha riaperto al turismo attirando migliaia di europei, ma i casi di Covid sono in aumento. Eppure, le autorità non hanno intenzione di chiudere, cercando di raggiungere un difficile compromesso
La ricetta anglosassone: il cocktail di vaccini
La ricetta anglosassone: il cocktail di vaccini
Al momento, il mix di due vaccini diversi per la prima e la seconda dose è in fase di sperimentazione, ma gli scienziati inglesi sono fiduciosi: per l’Ebola ha funzionato
La squadra dell’OMS nel laboratorio di Wuhan
La squadra dell’OMS nel laboratorio di Wuhan
Finito al centro delle teorie cospirative, il “Wuhan Institute of Virology” è la prossima tappa della squadra di scienziati, che domenica hanno anche avuto accesso al “wet market” di Huanan