La parola magica sarà clorochina?

| Di fianco ad una propagazione sempre più pandemica del virus, spuntano sui media internazionali anche news positive: infezioni in calo in Cina e Corea del Sud e soprattutto le prime cure che sembrano avere effetto sui pazienti

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Di Marco Belletti

La mole di notizie e informazioni dedicate al coronavirus – e a tutti gli aspetti connessi – che ci travolgono in questi giorni sono davvero una valanga, alcune decisamente negative se non allarmistiche, alcune vere e altre infine senza fonti credibili a suffragarle.

Pur con il beneficio d’inventario, nelle ultime ore hanno cominciato a essere pubblicate notizie un po’ meno negative diffuse da fonti giornalistiche affidabili.

Innanzitutto il fatto che la Cina ha chiuso il suo ultimo ospedale interamente indirizzato a curare pazienti con la COVID-19, in quanto i nuovi casi in arrivo sono pressoché azzerati e non ha senso tenere in piedi una struttura del genere.

Sempre in Cina, la Apple ha deciso di riaprire le sue attività nel Paese asiatico e una donna di 103 è stata curata per sei giorni a Wuhan e pare sia guarita, mentre in Corea del Sud è in calo il numero di nuovi casi.

I ricercatori dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam dichiarano di aver trovato un anticorpo in grado di combattere la COVID-19, alcuni scienziati israeliani dovrebbero annunciare presto lo sviluppo in stadio avanzato di un vaccino contro il coronavirus e una rete di ricercatori canadesi afferma di essere a buon punto nella ricerca di una cura. E ancora, una società biotecnologica di San Diego in California sta sviluppando un vaccino in collaborazione con la prestigiosa università statunitense “Duke” e con l’università nazionale di Singapore.

La “Cleveland Clinic” in Ohio ha sviluppato un test COVID-19 che permette di conoscere l’esito in alcune ore (e non in giorni come l’attuale) e sembra che il plasma di pazienti guariti permetta di curare più efficacemente quelli ancora malati.

Alcuni demografi affermano che l’Italia è stata colpita più duramente di altre nazioni anche perché la popolazione ha l’età media più anziana d’Europa.

Negli Stati Uniti – nonostante l’infezione si stia propagando rapidamente – tre pazienti in Maryland sono guariti e tornati alla vita di tutti giorni e a Tulsa in Oklahoma il primo caso conclamato della contea è tornato a dare esito negativo al test.

I sette pazienti in cura nell’ospedale “Safdarjung” di Nuova Delhi sono guariti e sempre dall’India arriva la notizia che i medici dovrebbero aver raggiunto raggiunto risultati positivi nel combattere il coronavirus con una combinazione di diversi farmaci e clorofenamina (un antistaminico che cura i sintomi delle allergie, dell’orticaria e delle riniti di qualsiasi origine) e suggeriscono di provare questo composto in tutto il mondo.

Sempre con un medicinale a base di cloro (benché completamente diverso) è la cura suggerita dalla Francia. Didier Raoult, direttore dell’Institut hospitalo-universitaire Méditerranée di Marsiglia, ha rilasciato un’intervista al quotidiano “Les Echos” in cui annuncia i risultati della sua sperimentazione clinica utilizzando la clorochina. Si tratta di un antimalarico già dimostratosi efficace a livello sperimentale e sugli animali contro numerosi virus, tra cui il coronavirus della SARS. Il Planequil – questo il nome commerciale del medicinale utilizzato dal professor Raoult – insieme con un antibiotico utilizzato per le polmoniti batteriche, dopo 6 giorni di test avrebbe ottenuto ottimi risultati: solo il 25 per cento dei pazienti trattati (6 su 24) era ancora portatore del virus, mentre senza somministrazione del medicinale questo valore sarebbe del 90 per cento.

È stato Andrea Savarino, ora all’Istituto Superiore di Sanità, che nel 2003 propose l’uso della clorochina per curare la SARS, con un articolo sulla rivista scientifica “Lancet Infectious Diseases”. L’ipotesi del ricercatore era basata sull’effetto antivirale ad ampio spettro generato della clorochina e sulle sue proprietà nel trattamento dell’artrite reumatoide.

Questa teoria fu in seguito confermata dal team di Marc Van Ranst della Katholieke Universiteit di Leuven in Belgio, che dimostrò gli effetti inibitori della clorochina sul coronavirus della SARS dapprima in vitro e quindi su topi infettati con un altro coronavirus.

La ricerca quindi non si ferma e queste notizie fanno ben sperare che presto dovrebbe arrivare una cura anche per COVID-19.

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