La ricetta anglosassone: il cocktail di vaccini

| Al momento, il mix di due vaccini diversi per la prima e la seconda dose è in fase di sperimentazione, ma gli scienziati inglesi sono fiduciosi: per l’Ebola ha funzionato

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Potrebbe avere un senso, o forse no, la sperimentazione partita in questi giorni nel Regno Unito che prevede di somministrare due dosi diverse di vaccino, per capire se offre un livello di immunità maggiore rispetto all’approccio attuale, secondo cui va utilizzato lo stesso tipo di vaccino per due volte.

L’idea ha anche una valenza pratica: essere pronti a gestire qualsiasi potenziale interruzione o rallentamento delle forniture, ma secondo alcuni scienziati è potenzialmente possibile che il mix possa fornire un livello di protezione perfino maggiore. Per coloro che non prendono parte alla sperimentazione, il regime attuale rimane invariato: le linee guida ufficiali del “Joint Committee on Vaccination and Immunisation” prescrivono che chi ha ricevuto la dose “Pfizer-BioNTech” o “Oxford-AstraZeneca” ha diritto di ottenere lo stesso vaccino per entrambe le dosi. Solo in circostanze rare ed eccezionali può essere usato un vaccino diverso: se è l’unico disponibile o se per qualsiasi motivo non si è in grado si stabilire il tipo di vaccino della prima dose.

C’è un precedente per ritenere che il cocktail possa rivelarsi vantaggioso: alcuni programmi di immunizzazione contro l’Ebola prevedono proprio la miscelazione di diversi vaccini per migliorare la protezione. Lo studio “Com-Cov”, gestito dal National Immunisation Schedule Evaluation Consortium, coinvolgerà in Inghilterra più di 800 volontari di età superiore ai 50 anni: alcuni riceveranno il vaccino Oxford-AstraZeneca seguito dal vaccino Pfizer-BioNTech o viceversa, fra le 4 e le 12 settimane. Saranno tenuti sotto osservazione per capire l’insorgere di effetti collaterali con controlli per capire come risponde il sistema immunitario. Anche se lo studio completo continuerà per 13 mesi, gli  scienziati sperano di poter fornire alcuni risultati entro giugno, fornendo dati sull’impatto dei vaccini sulle nuove varianti del Covid e gli effetti delle seconde dosi.

Altri vaccini potranno essere aggiunti man mano che riceveranno l’approvazione dalle autorità di regolamentazione.

Per il Prof Jonathan Van-Tam, vice direttore sanitario del ministero: “Date le sfide nel tentativo di immunizzare una gran parte della popolazione contro il Covid-19, e le potenziali difficoltà nelle forniture, ci sono vantaggi concreti nell’avere il conforto di dati che potrebbero mostrare la strada per un programma di vaccinazione più flessibile. È anche possibile che combinando i vaccini, la risposta immunitaria risulti sensibilmente migliore, dando livelli di anticorpi ancora più alti e duraturi. Ma a meno che tutto questo non sia valutato in uno studio clinico, non lo sapremo mai”.

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