La squadra dell’OMS nel laboratorio di Wuhan

| Finito al centro delle teorie cospirative, il “Wuhan Institute of Virology” è la prossima tappa della squadra di scienziati, che domenica hanno anche avuto accesso al “wet market” di Huanan

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La squadra di scienziati dell’OMS inviata a Wuhan sta per ispezionare un laboratorio finito al centro di cospirazioni e speculazioni sull’origine del coronavirus. Gli investigatori scientifici hanno potuto iniziare il loro lavoro di ricerca nella città centrale cinese solo la scorsa settimana, dopo essere stata costretta ad una quarantena di 14 giorni e subito alcuni ritardi burocratici, ma pochi dei luoghi a cui hanno avuto accesso finora sono così controversi come il “Wuhan Institute of Virology”, quello che alcuni funzionari dell’ex amministrazione Trump ritenevano essere il punto esatto da cui è partito il virus.

Il laboratorio, affiliato all’Accademia delle Scienze cinese gestita dal governo, è l’unico nella Cina continentale equipaggiato per il più alto livello di biocontenimento, noto come “Biosafety Level 4”, una classe di laboratori progettati per studiare gli agenti patogeni più pericolosi al mondo, quelli che comportano un alto rischio di trasmissione, spesso mortali e senza cure affidabili, proprio come i coronavirus.

Il laboratorio di Wuhan è stato creato sulla scia della SARS, la sindrome respiratoria acuta che ha travolto la Cina e parti dell’Asia tra il 2002 e l’anno successivo. Il team del laboratorio è guidato dalla virologa Shi Zhengli, nota come la “bat woman” cinese dopo aver gestito anni di spedizioni a caccia di virus nelle grotte dove si annidano i pipistrelli, l’animale da cui si ritiene sia nata la pandemia. I pipistrelli sono un enorme serbatoio di virus, e anche se non ne soffrono grazie ad una forte resistenza naturale, sono portatori di molti patogeni infettivi per l’uomo tra cui Ebola, rabbia, SARS e MERS, la sindrome respiratoria del Medio Oriente. Secondo l’attuale consenso scientifico, il SARS-Cov-2, virus che ha causato la pandemia, si sarebbe evoluto nei pipistrelli e poi diffuso nell’uomo passando attraverso un ospite animale intermedio. Questo rende il lavoro dei laboratori come quello di Wuhan ancora più importante, poiché capire come i virus si evolvono e si diffondono dai pipistrelli agli esseri umani potrebbe permettere agli scienziati di combattere meglio le infezioni future. Ma significa anche che questi laboratori possono ospitare un certo numero di agenti patogeni potenzialmente mortali, e devono essere estremamente cauti nel garantire che non sfuggano.

Anche se l’amministrazione Trump, apertamente anti-cinese, ha suggerito che tutto questo potrebbe essere avvenuto a Wuhan, la maggior parte degli esperti mondiali non è d’accordo. In un documento pubblicato sulla rivista “Nature Medicine” nel marzo dello scorso anno, i principali specialisti di malattie infettive di Stati Uniti, Regno Unito e Australia ritenevano alquanto improbabile che il nuovo virus fosse sfuggito da un laboratorio, citando analisi comparative di dati genomici: “Tutte le analisi effettuate mostrano chiaramente che SARS-CoV-2 non è un costrutto di laboratorio o un virus manipolato intenzionalmente”.

Peter Daszak, un membro del team dell’OMS e presidente di “EcoHealth Alliance”, organizzazione no-profit per la salute ambientale, si è detto fiducioso riguardo ai protocolli di sicurezza del laboratorio. “Conosco molto bene quel posto, è un ottimo laboratorio di virologia che stava facendo un buon lavoro, riuscendo ad avvicinarsi a individuare il prossimo coronavirus legato alla SARS. Ma per quanto ne so, al momento non l’ha ancora trovato”.

Alcuni temono che il team dell’OMS possa essere limitato in ciò a cui può avere o meno accesso durante le ispezioni, anche perché Pechino spinge su teorie alternative che danno l’origine del virus ben distante dalla Cina. Ma il team, più che altro, teme che sia tardi per trovare informazioni importanti a Wuhan, dove si è verificato il focolaio iniziale: “Per fare un buon lavoro avremmo dovuto essere qui un anno fa”, ammettono. Domenica, la squadra ha visitato il “wet market” di Huanan, più volte disinfettato e chiuso da allora, dove un cluster di casi simili alla polmonite, rilevato per la prima volta alla fine del 2019, è stato a lungo ritenuto la potenziale origine dell’epidemia: “In realtà, anche se il posto è stato in qualche misura ripulito, tutti i negozi e le attrezzature sono ancora lì e questo per cominciare offre un’idea del mercato in termini di manutenzione, infrastrutture, igiene e flusso di merci e persone”. La squadra ha avuto anche modo di parlare con la gente del posto e i lavoratori: “È chiaro che in quel mercato qualcosa è successo, ma potrebbero esserci altri luoghi che hanno avuto lo stesso ruolo fondamentale in questa vicenda”.

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