L’America sta imparando la lezione

| Gli Stati Uniti cominciano ad assomigliare all’Italia nell’isolamento da coronavirus. Gli esperti americani studiano attentamente le reazioni di due Paesi fra i più colpiti: Italia e Corea del Sud

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E così si comincia: negli Stati Uniti le scuole cominciano a chiudere, i viaggi oltreoceano sono limitati e anche Topolino ha dovuto appendere al chiodo i suoi piccoli guanti bianchi, dichiarando Disneyland off limits.

La lotta che l’Italia sta affrontando contro la più grande e mortale epidemia degli ultimi anni serve a mettere in guardia il resto del mondo, che potrebbe trovarsi di fronte ad una brutale battaglia tutta in salita.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inizialmente sminuito i rischi del coronavirus e nelle sue tipiche “boutade” ha confuso la mortalità dell’influenza con quella del nuovo virus. Ma venerdì ha dichiarato l’emergenza nazionale, costretto ad ammettere che questa volta gli Stati Uniti non saranno immuni. Negli immensi States si contano per ore 48 morti e più di 2.100 infezioni, e l’isolamento a macchia di leopardo comincia a ricordare molto quello dell’Italia. Il governo americano sarà presto costretto a scelte rapide e scomode che potrebbero condizionare la salute del Paese, e molte sono alla base di ciò che significa essere americani. Le libertà individuali dovranno finiranno in discussione: la libertà di movimento, di riunirsi e di protestare, e il diritto alla privacy potrebbero essere tra le prime libertà a cui rinunciare. Questa non è una guerra che può essere vinta dagli eserciti o gestita dalla più grande economia del mondo. L’America sarà costretta ad adottare un senso di uguaglianza nel suo sistema sanitario per contenere efficacemente, o addirittura rallentare, la diffusione del virus ovunque.

La fortuna ha giocato un ruolo importante nel modo in cui alcuni paesi hanno affrontato il virus finora, e se gli Stati Uniti hanno avuto fortuna in questo caso, dipende solo dal dettaglio che la sua esposizione al virus è arrivata in ritardo rispetto ad altri. 

Ma altri paesi già alle prese con le epidemie rappresentano una lezione importante: la Corea del Sud ha agito energicamente riuscendo a contenere il virus e, al contrario, l’Italia ha dovuto ricorrere ad un blocco paralizzante che avrà conseguenze enormi. I due Paesi hanno una popolazione di dimensioni simili, entrambi hanno confermato le prime infezioni al di fuori delle grandi città e all’incirca nello stesso periodo, ed entrambi hanno riportato un rapido aumento dei casi nelle prime settimane.

Oggi, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Corea del Sud registra un tasso di mortalità inferiore all’1%, mentre l’Italia ha raggiunto venerdì oltre il 14%, con 250 decessi in sole 24 ore. Più di 1.200 persone sono morte in Italia, che conta più di 17.600 casi, dicono i ufficiali, e il tasso di mortalità medio è compreso tra il 3-4%.

La Corea del Sud ritiene che l’epidemia abbia raggiunto il suo apice in quanto il numero di casi confermati è rallentato. Il Paese è stato forse il più ambizioso nell’affrontare il virus, utilizzando tecnologie intelligenti per rintracciare, testare e curare le persone. Nell’ambito del suo sistema di assistenza sanitaria universale, il Paese ha le risorse per eseguire circa 15.000 test diagnostici al giorno e ha condotto più di 200mila test in tutto il Paese. Chiunque si sia rivolto a un medico o abbia incontrato una persona infetta ha diritto al test gratuitamente. Alcune parti del Paese hanno persino allestito delle cabine per i test drive-through, che limitano il contatto faccia a faccia, ma rendono l’esame facile e a basso rischio. Questa è una lezione che gli Stati Uniti hanno recepito: diverse città americane hanno messo a punto strutture per i test drive-through, che presto saranno estese in tutto il paese.

In Corea del Sud, dove c’è un’app per quasi tutto, il governo può controllare che le persone in quarantena rispettino le restrizioni attraverso un’app che tiene traccia di dove si trovano. Ci sono app per controllare come e dove il virus si è diffuso, dando loro informazioni aggiornate su quali luoghi evitare, e anche app per mostrare negozi che hanno ancora mascherine in magazzino.

L’Italia si è sottoposta a test rigorosi, il che potrebbe essere uno dei motivi per cui il numero di infezioni è molto più alto rispetto ad altri Paesi. Il problema iniziale dell’Italia è stato quello di non riuscire a identificare la persona che per prima ha portato il virus nel Paese, il cosiddetto Paziente Zero. Questo ha reso impossibile rintracciare con chi quella persona fosse venuta a contatto.

Il primo caso confermato, o Paziente 1, è arrivato in un ospedale del nord della Lombardia. Il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte ha ammesso che l’ospedale non ha seguito la procedura e ha inavvertitamente aiutato il virus a diffondersi. Ma questo errore, in un ospedale regionale, avrebbe potuto accadere praticamente ovunque.

Il numero di casi in Lombardia, molti dei quali in persone che non hanno viaggiato all’estero, implica che il virus era probabilmente presente da tempo, e si diffondeva silenziosamente, rendendo l’idea di rintracciare chi aveva avuto contatti un compito labirintico.

La fiacchezza dell’economia italiana non ha aiutato la situazione. La scarsa crescita e i periodi di recessione degli ultimi due decenni hanno lasciato l’Italia economicamente vulnerabile. Il Paese è spesso classificato tra i migliori al mondo per l’assistenza sanitaria pubblica universale, ma i tagli all’austerità hanno indebolito il sistema. Il Paese ha cercato disperatamente più letti, mascherine e ventilatori per far fronte all’elevato volume di pazienti affetti da coronavirus.

Molti italiani hanno criticato la lentezza dei loro leader nell’adottare misure serie per contenere il virus, ma il governo ha esitato a imporre un blocco totale che, se prolungato, avrebbe potuto facilmente far sprofondare di nuovo il Paese nella recessione.

In entrambi i Paesi, la buona e la cattiva sorte hanno avuto un ruolo importante. L’Italia ha una delle popolazioni più vecchie del mondo, con un’età media di 45,5 anni, e il coronavirus è più letale negli anziani. L’età media in Corea del Sud è di 41,8 anni.

In Corea del Sud, le autorità hanno stabilito in fretta che l’epidemia è stata causata da un gruppo religioso nella città di Daegu. L’Italia non sa ancora come il coronavirus abbia raggiunto le sue coste.

E anche la fortuna avrà un ruolo importante ora che gli Stati Uniti sono colpiti da questa pandemia, ma ci vorrà molto più semplice della fortuna per guidare il Paese nella tempesta che lo attende.

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