Le teorie dei cacciatori di virus

| La comunità scientifica internazionale concorda solo su un punto: non è nato in laboratorio. Ma da lì in poi, sono decine di teorie su come si sia sviluppato e passato agli esseri umani. Per gli esperti è una corsa contro il tempo

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Un’arma biologica prodotta dai cinesi, anzi no, è l’esercito americano che ha portato il virus a Wuhan, o forse è uscito per sbaglio da un laboratorio. Fermi tutti: è nato nei sudici mercati cinesi degli animali selvaggi.

È un vuoto pneumatico di conoscenze e certezze, quello legato all’origine del coronavirus che da mesi lascia praterie sconfinate alle più disparate teorie complottiste che si inseguono in rete. Una sola certezza: non c’è scienziato al mondo che non concordi sull’idea malsana che ci sia la mano dell’uomo. Ma da qui in poi, nella comunità scientifica mondiale è divisa anche su quello che un tempo era ritenuto il colpevole più probabile: il lurido mercato di Wuhan, dove gli animali selvatici sono tenuti in gabbie e macellati davanti ai clienti. Una teoria che ha individuato nel pangolino, mammifero della famiglia dei formichieri, il veicolo di passaggio verso l’uomo dopo il morso di un pipistrello. Ma la verità su come tutto questo sia iniziato è ancora sconosciuta. 

“Quella del mercato è la spiegazione più semplice, ovvia e probabile”, ha commentato il dottor Simon Anthony, professore in sanità pubblica della “Columbia University” e membro chiave di “PREDICT”, un programma globale che indaga sui virus negli animali con potenziale pandemico, individuando ben 180 coronavirus in un decennio di analisi.

Una teoria che ha molti sostenitori, pronti a ritenere che mercati affollati di gente e animali selvatici, in una promiscuità che mette i brividi, li renda i più probabili colpevoli. Ma gli scettici citano uno studio secondo cui molti dei primi pazienti conosciuti non avevano avuto un’esposizione diretta con il mercato. Un’altra teoria potenzialmente esplosiva - prima presentata da due ricercatori cinesi all'inizio di febbraio e poi amplificata dal presentatore di “Fox News” Tucker Carlson il 31 marzo - ritiene che l’origine sia da attribuire ad un incidente avvenuto in uno dei due laboratori biomolecolari poco distanti dal mercato di Wuhan, ma anche questa volta, nessuna prova è mai emersa: il genoma del virus non mostra alcuna “firma di manipolazione umana”.

Eppure secondo Richard Ebright, professore di biologia chimica ed esperto di armi biologiche alla “Rutgers University”, la teoria dell’incidente in laboratorio non è del tutto campata in aria: “La possibilità che il virus sia entrato nell’uomo a causa di un incidente di laboratorio non può e non dev’essere scartata a priori”. In ogni caso, anche Ebright concorda sul fatto che il coronavirus sia passato da un animale a un essere umano, secondo un fenomeno noto come “ricaduta zoonotica”.

All’inizio di febbraio, alcuni ricercatori cinesi hanno pubblicato un articolo su “Nature” - una delle principali riviste scientifiche – arrivando alla conclusione che il “genoma del 2019-nCoV è identico al 96% a quello di un pipistrello”. Lo stesso mese, 27 scienziati della sanità pubblica di tutti gli Stati Uniti hanno scritto una lettera su “The Lancet” in cui condannano le teorie di cospirazione. “Non fanno altro che alimentare paure, voci e pregiudizi che mettono a rischio la collaborazione globale nella lotta contro il virus”. Nell’articolo di Lancet, gli esperti hanno citato prove scientifiche a sostegno della teoria secondo cui “si conclude in modo schiacciante che questo coronavirus ha avuto origine nella fauna selvatica, così come molti altri agenti patogeni emergenti”.

Uno di questi scienziati è Peter Daszak, eminente cacciatore di virus che lavora in Cina da 10 anni: “Siamo decisamente convinti che l’origine di Covid-19 arrivi dai pipistrelli, solo che non sappiamo esattamente dove abbia avuto origine e da quale specie. E non sappiamo quante altre ce ne sono là fuori che potrebbero emergere in futuro”.

Un altro punto aperto è se il virus si sia trasferito direttamente dal pipistrello ad un essere umano, o se ci sia stato un animale intermedio. Daszak è convinto che un pipistrello abbia infettato un animale da fattoria, a sua volta portato sul mercato vivo e tenuto in una delle incubatrici più perfette per dare il via ad un’infezione virale: il mercato.

“La prima volta che un occidentale va in Cina, è scioccante la visita di un mercato della fauna selvatica, uno zoo all’aperto in cui un’enorme diversità di animali vive in gabbie ammassate una sopra l’altra, fra budella e sangue di altri animali che colano ovunque. Camminare fra i banchi significa calpestare feci e sangue. Sono luoghi perfetti per la diffusione di un virus: non solo la gente ci lavora, ma i bambini ci giocano e molte famiglie quasi ci vivono”.

Il professor Andrew Cunningham della “Zoological Society of London” è convinto che i mercati cinesi siano un candidato ideale per provocare eventi di ricaduta zoonotica: “Gli animali selvatici costretti in gabbie possono diventare fabbriche di virus così potenti che neanche la natura immagina, e in più sono a stretto contatto con gli esseri umani e macellati in condizioni igieniche inesistenti: non c’è bisogno di altro, sono bombe a orologeria”.

“Io ritengo che sia successo il contrario: nel mercato di Wuhan sono entrate persone già infette – è la convinzione di Vincent Racaniello, professore di microbiologia alla Columbia University - nei pipistrelli, questi virus sono intestinali e si spargono attraverso le feci, quello che chiamiamo guano. E i contadini di molti paesi raccolgono il guano per fertilizzare i campi. Sappiamo anche che in Cina si mangiano i pipistrelli, e questo è un altro scenario possibile, ma propendo per l’ipotesi del contadino che raccoglie guano. Dare una risposta certa al momento è difficile: neanche il mistero dell’epidemia di SARS del 2003 è ancora stato risolto”.

Le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina sulle origini del virus - aggravate dalle accuse e da campagne di disinformazione che piovono da entrambe le parti - rallentano non poco il lavoro dei cacciatori di virus, bloccati dalle restrizioni di viaggio che paralizzano il mondo. “Se ci fosse un cosiddetto ospite intermedio, un animale in cui il virus del pipistrello è entrato ed è passato nelle persone, il virus potrebbe annidarsi ancora in quell’ospite: in Cina ci sono migliaia di animali tenuti nelle fattorie, e forse il virus è ancora lì. Quindi, anche se ci liberiamo dell’epidemia, c’è ancora la possibilità che quel possa riemergere, e dobbiamo scoprirlo in fretta”.

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