L’equilibrio politico dopo la pandemia

| Trump spera di essere rieletto, Xi Jinping vuole un ruolo da protagonista sulla scena internazionale, i nazionalismi europei vorrebbero smontare l’Unione. Come, in pochi mesi, un’influenza sta sconvolgendo la politica nel mondo

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Di Marco Belletti
COVID-19 non ha più confini. Da un problema lontano che riguardava la Cina, in poche settimane ha stravolto l’Italia e si sta diffondendo in tutto il mondo, molto rapidamente. Nell’Unione Europea sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari nazionali e fa emergere dubbi – politici, economici e finanziari – sulla tenuta e sul futuro dell’Unione. Quasi sicuramente, la struttura europea reggerà sulla base di come le singole nazioni si comporteranno da un punto di vista economico di fronte all’impatto della pandemia.

Il virus si espande più velocemente di ogni previsione, non guarda in faccia nessuno e la sua diffusione è quanto mai ‘democratica’. A definirla in questo modo è il Centro Studi Internazionali, in quanto COVID-19 non sta risparmiando nessuno e mette tutto il mondo sullo stesso piano. 

In una sua nota, il CSI afferma che ovviamente non sono politiche sbagliate o fattori endogeni a provocare la crisi, come è successo nell’ultimo crollo economico globale. Nel 2008 alcuni Paesi - la Germania per prima - hanno operato per evitare che gli stati meno virtuosi approfittassero di un presunto “ammorbidimento” dell’Unione per giustificare le proprie mancanze rispetto ai vincoli di bilancio.

Anche se teoricamente non sembra, il contesto economico-finanziario oggi è diverso. Il panico creato sui mercati dalle parole di Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, non sembrerebbe un semplice lapsus, ma un’impostazione che la BCE potrebbe portare avanti. E in effetti, bloccare la diffusione del virus chiudendo le frontiere pare più fornire un tema di cui discutere all’opinione pubblica allo sbando che una seria e necessaria risposta a un contingentamento sanitario.

Sempre secondo il CSI, senza una reale presa di coscienza politica è difficile intravvedere una soluzione coordinata all’orizzonte. Inoltre, il generalizzato malcontento nei confronti delle istituzioni europee, giudicate non pronte a dare risposte immediate e attente alle esigenze dei singoli cittadini, evidentemente blocca questa presa di coscienza; e offrire soluzioni politiche su base nazionale senza un coordinamento comunitario non farebbe che accelerare lo sfaldamento dell’Unione Europea.

Tutto questo - prosegue il CSI nella sua nota - in una fase in cui la politica globale sembra perdere completamente l’equilibrio su cui poggia in questi ultimi anni, mettendo in discussione alcuni modelli (come la globalizzazione economica e il dominio economico USA) su cui è basata la crescita mondiale. In pratica, la crisi provocata dalla COVID-19 potrebbe essere la prima a livello globale che non è in un qualche modo “gestita” direttamente dal governo statunitense. L’atteggiamento di Trump fa chiaramente trasparire la sua intenzione nel proseguire sui concetti di “America First” senza alcuna deroga. E il fatto che il presidente degli Stati Uniti possa anche solo immaginare di acquistare in esclusiva mondiale un vaccino per il popolo americano, fa ben capire come la strategia politica di Trump sia una sola: convincere l’elettorato americano con sentimenti di patriottismo populista, magari spingendolo a rieleggerlo.

E in effetti l’arrivo della COVID-19 in questo particolare momento complica quelle che probabilmente erano già le elezioni statunitensi più complesse della storia recente. L’impeachment bloccato sul nascere dal partito Repubblicano, il dubbio di nuove ingerenze russe e ora la pandemia hanno in qualche modo sconvolto il normale processo di campagna elettorale. Si tratta di un’opportunità da sfruttare da parte dei democratici: la gestione iper-liberista di Trump in tema di sanità pubblica permetterà ai suoi avversari di attaccarlo duramente se COVID-19 dovesse provocare guai seri negli Stati Uniti.

Dal lato repubblicano, sono certi di vincere in quanto nei momenti di crisi – come guerre o tragedie o attacchi terroristici – il Paese si è sempre schierato al fianco del presidente e sicuramente Trump utilizzerà il terrore nei confronti della pandemia per serrare le fila dei suoi fedeli e seguaci in questo momento difficile.

La nota del Centro studi internazionali si chiude con un commento sulla Cina, il Paese da dove tutto è iniziato. Ora, la grande nazione asiatica da un lato deve gestire le conseguenze della pandemia nei confini nazionali e dall’altro ha necessità di risollevare la propria immagine internazionale, anche con interventi in aiuto alle nazioni che stanno attraversando la crisi in questo momento, come per esempio l’Italia: e, in questo modo, riuscire a interpretare il ruolo del partner sanitario affidabile, in grado di fornire un aiuto concreto, grazie all’esperienza in prima linea nella lotta al virus su larga scala. Il presidente Xi Jinping gioca in questo periodo le sue carte per rendere credibile a livello internazionale il nuovo corso che ha imposto alla Cina.

Secondo gli analisti del CSI, COVID-19 di certo non causerà la fine della globalizzazione e dell’economia così come sono oggi, ma certamente ne accelererà il cambiamento che sarà veloce e impetuoso. Gli equilibri mondiali saranno modificati e al termine della pandemia i protagonisti e gli attori della scena politica internazionale saranno certamente diversi o dovranno tenere comportamenti differenti. Sembra difficile prevedere se la comunicazione globale (interconnessioni, reti di trasporti, telecomunicazioni…) sarà messa in discussione.

Di certo sarà la governance del mondo a uscirne modificata e i Paesi europei devono essere consapevoli di questa sfida e pronti ad affrontarla: solo unite le nazioni che compongono l’Unione Europea potranno superare la crisi attuale. Il coronavirus è diventato di fatto il più difficile banco di prova, la crisi più complessa e articolata che lo scenario internazionale europeo si trova a fronteggiare per combattere l’insorgenza delle velleità dei singoli Paesi contro un approccio realmente condiviso.

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