Lockdown totale e mirato? Il dilemma dell’Europa

| Secondo gli esperti scientifici, sarebbe più efficace una breve chiusura totale piuttosto che tante piccole misure locali che non consentono di controllare le infezioni. Ma di mezzo ci sono le difficili situazioni delle economie

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Proprio in queste ore concitate, i governi di tutta Europa si trovano di fronte a un bivio che porta a due strategie molto diverse per fronteggiare la seconda ondata di Covid-19. La maggior parte sceglie di imporre lockdown locali limitati per mantenere aperte le proprie economie. Ma nel Regno Unito e in Irlanda, i consulenti scientifici spingono per un secondo blocco nazionale, nonostante i timori di un ennesimo shock economico.

La crisi che sta colpendo l’Europa con ritrovata energia, è tornata, ma questa volta molti ritengono che l’isolamento della società sia un prezzo troppo alto da pagare. Eppure la maggior parte degli esperti scientifici ed economici concorda sul fatto che, a lungo termine, un breve lockdown sia più efficace di tante piccole battaglie.

Boris Johnson è uno dei premier che sta tentando in ogni modo di evitare una seconda serrata nazionale: malgrado il coro degli esperti medici e scientifici del governo gli abbia consigliato un lockdown secco di due settimane per mettere un freno ai contagi, Johnson ha preferito studiare un sistema limitato di restrizioni da imporre localmente, incoraggiando ancora una volta lo smart working.

Robert Jenrick, il ministro per l’edilizia abitativa del Regno Unito, ha ammesso che il governo di Johnson si trova di fronte alla necessità di “bilanciare la protezione della salute pubblica con il mantenimento delle persone nel campo dell’istruzione e del lavoro”. Il timore è di replicare i drammatici risultati del lockdown primaverile, che ha portato l’economia britannica a ridursi del 20% nel secondo trimestre, spingendola nella più profonda recessione di qualsiasi altra grande economia sviluppata. Il risultato è che Johnson si trova sotto la sgradevole pressione di alcuni membri del suo gabinetto, che pretendono di mantenere l’economia in piena attività, anche se i numeri del coronavirus aumentano in modo spedito.

Ma non sono pochi gli esperti che ritengono le restrizioni limitate poco efficaci per la salute pubblica e al contrario danneggino maggiormente l’economia. “La cosa peggiore è avere questo bubbone per molto tempo, è lo scenario più pericoloso - commenta Andrew Goodwin, capo economista della Oxford Economics - alla fine, più a lungo va avanti, peggio è per l’economia e per le finanze pubbliche”. Goodwin è convinto che un lockdown breve ma totale, come raccomandato dagli scienziati, potrebbe causare una contrazione del PIL del 2,5% nel quarto trimestre del 2020. “In questo momento sarebbe una batosta relativamente bassa rispetto a quello che avevamo prima, ma se davvero funzionasse ne varrebbe la pena. Le soluzioni frammentarie, prese in affanno e in ritardo, portano a un danni economici peggiori”.

La Cina ha dimostrato cosa sia possibile fare quando le misure di contenimento sono combinate con politiche di monitoraggio della popolazione per contenere il virus. All’inizio di quest’anno, la seconda più grande economia del mondo ha subito un enorme lockdown, e il governo ha investito centinaia di miliardi di dollari in stimoli economici: quest’anno, è stata l’unica grande potenza mondiale ad evitare una recessione. Ma questo scenario si è rivelato difficile da replicare per altri Paesi, specialmente in luoghi dove i leader non esercitano lo stesso livello di controllo sulle loro popolazioni come succede a Pechino.

L’approccio di Johnson non è affatto l’unico: la scorsa settimana il governo irlandese ha respinto la richiesta delle autorità sanitarie di reimporre un lockdown a livello nazionale, nonostante il forte aumento dei casi. Il primo ministro del paese, Micheal Martin, ha invece inasprito le restrizioni in tutto il paese per tre settimane, citando la necessità di proteggere le aziende da ulteriori danni. “È importante capire che ci troviamo in una situazione molto diversa rispetto allo scorso marzo. Le imprese stanno cominciando a riprendersi e i servizi sanitari pubblici vitali sono ancora in ritardo. Restrizioni più dure avrebbero un impatto molto dannoso da cui quei servizi e quelle imprese potrebbero non riprendersi più”.

Ma proprio oltre il confine, l’esecutivo dell’Irlanda del Nord ha adottato una strategia decisamente più aggressiva. Il premier Arlene Foster ha annunciato poche ore fa che scuole, pub e ristoranti chiudono per quattro settimane nel tentativo di abbassare le curve dei contagi. Il suo collega del Galles Mark Drakeford ha comunicato che anche il suo Paese sta considerando un breve lockdown nazionale. E in Francia, molti di coloro che lavorano nel settore dell’ospitalità temono che una seconda serrata possa essere ormai prossima e inevitabile. La pressione del settore è tale che i funzionari hanno permesso ai ristoranti di rimanere aperti a Parigi e di riaprire a Marsiglia, nonostante entrambe siano considerate zone di “massima allerta”, il che significa che le percentuali di casi sono assai elevate.

“Dobbiamo smettere di pensare che sia necessaria una scelta tra economia e salute pubblica - ha commentato alla CNN Catherine Hill, eminente epidemiologa francese - se risolviamo la crisi del coronavirus, allora risolviamo la crisi economica. In Cina, hanno controllato l’epidemia e l’economia è tornata a rialzarsi. L’obiettivo è semplice: sbarazzarsi del virus, in modo che la vita torni alla normalità”.

Secondo Jonathan Portes, professore di economia al King’s College di Londra, “una strategia di successo per sopprimere il virus è la cosa migliore per l’economia, anche se ciò significa che il governo si trovi costretto a sostenere economicamente imprese e alle famiglie. Ma è anche vero che sarebbe una totale perdita di tempo se chiudessimo il Paese senza prima aver sviluppato un sistema efficace di test e tracciamento: al momento, il governo inglese è mal equipaggiato per gestire una pandemia”.

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