L’ottimismo di Trump, le paure degli esperti

| Neanche di fronte a 200mila morti e 7 milioni di contagi, il presidente cambia rotta: promette vaccini improbabili entro la data delle elezioni e minimizza il resto, convinto di aver salvato milioni di vite umane

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Duecentomila morti sono una guerra a tutti gli effetti, una cifra che sarebbe difficile per chiunque minimizzare o peggio ancora, ignorare. Ma è uno dei tanti talenti di Trump, che ancora una volta sembra avere priorità diverse fra i suoi obiettivi politici e la salute dei suoi concittadini. L’America si prepara a settimane assai critiche che quest’inverno che potrebbero impantanare pericolosamente il Paese.

A lanciare allarmi ci prova senza sosta Anthony fauci, con voce sempre più flebile e sempre più isolata, preoccupato per l’alto livello delle infezioni che precede l’arrivo dei mesi più freddi, rendendo ancor più difficile tenere sotto controllo il virus. “Saranno problemi inevitabili – commenta Fauci – ma non è accettabile non rendersi conto che stiamo entrando in un periodo di rischio e dobbiamo agire di conseguenza”.

Fauci ha bene in mente i dati che dopo la soglia dei 200mila morti avvicina l’America alle 7 milioni di infezioni. I casi sono in aumento in 24 stati, e si registrano più di 59.000 infezioni nei campus universitari, dopo che molte scuole hanno deciso di aprire nonostante l’adozione di misure di sicurezza. 

Ma dalla Casa Bianca non filtra alcun segno di preoccupazione di fronte ad un momento delicato da cui potrebbero dipendere migliaia di vite. “Penso che abbiamo fatto un lavoro straordinario - continua a insistere Trump spacciando le sue teorie ovunque sia possibile - il virus non colpisce praticamente nessuno”. E quando gli chiedono conto dei 200mila morti, si limita a chiosare: “È un peccato, ma mi conforta sapere che ho salvato milioni di vite”.

Agli occhi del mondo intero è ormai chiara l’incapacità di Trump nel riconoscere la portata della pandemia e la riluttanza a fare dichiarazioni che contraddicano un’interpretazione della realtà completamente sfalsata. Ma quel che forse è anche peggio, è il non lasciar presagire nulla per tentare di scongiurare o mitigare quelli che potrebbero essere mesi molto difficili, mentre i più grandi luminari supplicano gli americani di limitare gli incontri al chiuso, di indossare mascherine e di prendere tutte le precauzioni possibili. L’obiettivo di Trump è spacciare l’illusione di un ritorno alla normalità almeno per altre sei settimane, fino al giorno delle elezioni. Se il 3 novembre vincerà, sarà ancora meno incentivato a intervenire. E se invece perde, appare assai improbabile che lanci un programma per affrontare il virus.

Mentre nei primi mesi della pandemia la Casa Bianca teneva riunioni spesso giornaliere della task force per il coronavirus, oggi gli americani sono privi di indicazioni, e il ritiro di questa settimana delle indicazioni di trasmissione del Covid-19 annullate dal “Centers for Disease Control and Prevention” sono solo un altro esempio del caos che regna ovunque.

L’ossessiva promessa di Trump di avere un vaccino prima del giorno delle elezioni supera di gran lunga l’ottimismo della maggior parte degli esperti sanitari e sottovalutano il complicato processo, lungo mesi, che sarà necessario per farlo arrivare alla maggior parte degli americani.

In compenso, nei giorni scorsi il Presidente ha messo in evidenza l’allarmante aumento di casi in Europa, che secondo la maggior parte degli esperti ha fatto un lavoro di gran lunga migliore di quello degli Stati Uniti nel fronteggiare il virus. 

“L’incapacità di attuare in modo efficace e completo misure di salute pubblica ha fatto sì che abbiamo più casi e più morti di qualsiasi altra nazione al mondo - ha commentato Ashish Jha, professore alla Brown University - la maggior parte dei Paesi ad alto reddito - non tutti, ma la maggior parte - sono riusciti a salvare vite e posti di lavoro. Noi no”.

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