Non siete i benvenuti: i villaggi scozzesi contro i turisti

| Gli abitanti di minuscoli e affascinanti borghi della Scozia continuano a bloccare le strade di accesso invitando i turisti a tornare a casa propria

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Per i viaggiatori raffinati, i villaggi scozzesi sono una destinazione da sogno. Zone disseminate di prati, cieli carichi di pioggia, scogliere, porticcioli e castelli in cui il tempo sembra essersi fermato. Gocce di mondo in cui tutti si conoscono e che spesso restano ben lontani – e felici – del rumore e dalle disgrazie che affliggono il resto del mondo. Ma proprio per questo, specie di questi tempi, terrorizzati all’idea che il coronavirus possa arrivare anche da quelle parti. Un timore che fra chiacchiere davanti ad una pinta di birra, si è trasformato in una vera campagna autogestita per respingere i visitatori, i turisti e i cittadini in fuga che avevano pensato alle vallate scozzesi per isolarsi.

Contro i dispensatori di virus sono spuntati ovunque segnali e blocchi che chiudono le strade verso i villaggi dai toni alquanto perentori: “Non siete i benvenuti”, “Tornate a casa vostra” e “Chiuso fino a data da destinarsi”.

Nelle comunità di Lochaber di Applecross, i residenti avevano installato un grande cartello lungo la “Bealach na Bà”, parte del suggestivo percorso della “North Coast 500”. Si leggeva: “Attenzione visitatori! Gli esercizi commerciali sono chiusi, non sono disponibili cibi e bevande e i bagni pubblici sono chiusi a chiave. Nessun servizio. Comunità in isolamento, vi preghiamo di rispettare la nostra scelta”.

Più a nord, gli abitanti di Caithness hanno piazzato all’ingresso del parcheggio di un popolare punto fotografico delle balle di fieno con scritto a caratteri cubitali “chiuso”. Vicino a Towford, nel Roxburghshire, un altro cartello chiede ai visitatori di tornare a casa per non contribuire alla diffusione del virus. Un avviso simile è comparso anche a Muthill, nel Perthshire: chiede ai non residenti di “tornare indietro”. L’avviso è arrivato quando gli abitanti di un villaggio vicino a un famoso beauty resort si sono barricati con posti di blocco di fortuna e recinzioni nel tentativo di respingere le folle di turisti in arrivo nel bel mezzo della crisi del coronavirus.

I residenti che vivono nel Lake District, in Cumbria, stanno erigendo barriere stradali e cassonetti per i rifiuti industriali attraverso le strade per impedire agli escursionisti di accedere al parco nazionale. I contadini della zona hanno anche messo dei cartelli per deviare il percorso dei visitatori dalle loro abitazioni. 

Diversi abitanti vivono ancora nella paura del Covid-19, in particolare città della Cumbria, in cui si sono registrati i peggiori tassi di infezione del Paese, malgrado sia una delle contee più scarsamente popolate dell’Inghilterra. I numeri hanno spinto i residenti più preoccupati a prendere misure estreme, tra cui i blocchi stradali, fra l’altro reato previsto dall’Highways Act.

Richard Leafe, amministratore delegato del Parco Nazionale del Lake District, ha diffuso un annuncio: “Per favore, evitate viaggi nel Lake District a causa dell’impatto che potreste avere sulle comunità locali. Più ci si allontana dalla strada, più è probabile che si debba essere salvati se si è abbastanza sfortunati da avere un incidente. Ciò comporta l’intervento delle nostre squadre di volontari di soccorso alpino e il rischio di mettere in pericolo le persone, molte delle quali lavorano per i servizi medici del servizio sanitario nazionale”.

L’NPCC (National Police Chiefs Council), l’organo di coordinamento per le forze dell’ordine nel Regno Unito, ha condannato i blocchi stradali ma ha garantito: “Le forze di polizia valuteranno l’impatto di un probabile aumento del numero di visitatori”.

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