Ora è la Cina a chiudere le porte al mondo

| In un ribaltamento di ruoli che inizia a sfiorare la xenofobia, sono sempre più locali e negozi che vietano l’ingresso ai non cinesi, mentre il governo congela i visti di ingresso nel Paese

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Così come tutti avevano fatto nei loro confronti nei giorni peggiori di Wuhan, adesso sono i cinesi, ormai quasi fuori dal pericolo coronavirus, a chiudersi a doppia mandata nel timore di una seconda ondata di contagi provenienti dall’estero.

In una nota ufficiale, Pechino ha dichiarato che “in relazione della rapida diffusione di Covid-19 in tutto il mondo, la Repubblica Popolare Cinese ha deciso di sospendere temporaneamente l’ingresso di cittadini stranieri in possesso di visti o permessi di soggiorno a partire dal 28 marzo”. A partire da quella data, chiunque abbia necessità improrogabili di entrare nel Paese dovrà richiedere un nuovo visto presso l’ambasciata o il consolato locale.

La decisione di sigillare il Paese agli stranieri è l’ultima di una serie di misure di salvaguardia contro il contagio di ritorno, dopo la conferma più di 500 casi di coronavirus “di importazione” registrati. La città di Pechino ha annunciato che tutti i passeggeri degli arrivi internazionali saranno obbligatoriamente messi in quarantena presso strutture governative designate, e altre città hanno implementato rigorosi obblighi di quarantena domiciliare.

Il numero di nuove infezioni ha subito un forte rallentamento nelle ultime settimane, e mentre Wuhan, la città che prima era l’epicentro dell’epidemia, rimane per buona parte in isolamento, gran parte del resto del Paese sta tornando alla normalità.

In tutta la Cina, si registrano notizie di locali e negozi che vietano l’accesso ai cittadini stranieri, ma sono numerosi anche i casi di uffici e complessi residenziali che impediscono l’ingresso ai non cinesi. Tutto questo malgrado il 90% dei casi importati sia legato a cittadini cinesi di ritorno dall’estero, in particolare alle centinaia di migliaia di studenti costretti a casa dalla chiusura delle università che frequentano in altri Paesi.

Se da un lato la stigmatizzazione degli stranieri in Cina non ha raggiunto il livello di violenza e di razzismo pari a quello vissuto da molti asiatici che vivono in Europa e negli Stati Uniti, dall’altro sembra di assistere ad un aumento dei casi di xenofobia. In una palestra di Pechino molto popolare tra gli “expat”, i dirigenti hanno affisso un cartello che ricorda “agli amici stranieri di non essere più autorizzati ad entrare”. 

Secondo i media statali, circa 900mila stranieri vivono in Cina, ma mentre il governo ha gradualmente reso più facile richiedere la residenza permanente, cercando di attirare talenti e investimenti, il numero di stranieri che ottengono lo status è ancora eccezionalmente basso. Nel 2010, quando è stato effettuato l’ultimo censimento, in Cina c’erano solo 1.448 cittadini stranieri naturalizzati, una nazione di oltre 1,3 miliardi di persone.

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