Pandemia: il caso Russia

| Un numero di casi incredibilmente basso, lasciano dubbi sui dati forniti dal Cremlino. Secondo le autorità locali, sarebbe merito delle misure adottate tempestivamente, ma i dubbi serpeggiano, anche fra la popolazione

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Perché la Russia, con 146 milioni di abitanti, ha meno casi di coronavirus rispetto al Lussemburgo? Sarà che il mondo è abituato a pensare male, ma quando si parla di Russia le supposizioni diventano sospetti. Ufficialmente, Vladimir Putin ha raccontato che il suo Paese è riuscito a bloccare per tempo la diffusione di massa del coronavirus, e che la situazione nel Paese è “sotto controllo” grazie a misure tempestive e aggressive.

Ma sarà vero? Secondo le informazioni diffuse dal Cremlino, la strategia sembra aver funzionato: il numero di casi è sorprendentemente basso, malgrado la Russia condivida un lungo confine con la Cina e abbia registrato il suo primo caso a gennaio. I numeri in realtà sono in lieve aumento, ma considerando un paese con 146 milioni di abitanti, 253 casi sono un risultato straordinario.

Gli esperti, seppure non tutti, sembrano concordare: la risposta precoce, come la chiusura del confine con la Cina il 30 gennaio scorso e la creazione immediata di zone di quarantena, potrebbero aver contribuito a ritardare l’epidemia.

Melita Vujnovic, direttore generale dell’OMS in Russia, ha commentato che il Paese “ha iniziato una campagna di test e tamponi alla fine di gennaio, assumendo anche una serie più ampia di misure contenitive: identificazione dei casi, tracciamento dei contatti e isolamento, misure che l’OMS raccomanda insieme alla distanza sociale”. I test in massa sono diventati normalità all’inizio di febbraio negli aeroporti, concentrandosi sui viaggiatori provenienti da Iran, Cina e Corea del Sud.

Questo non vuol dire che non ci siano stati buchi nelle difese, perché almeno inizialmente il Paese non ha testato chi arrivava dall’Italia o da altri Paesi dell’UE, limitando i controlli per gli arrivi dall'Europa alla misurazione della temperatura e imponendo una quarantena di due settimane.

Tuttavia, la Russia si scontra con il diffuso scetticismo dell’opinione pubblica, in piena eredità del suo passato sovietico. Sui social media, i russi hanno sollevato questioni sulla scarsa trasparenza del loro paese, come avvenne per l’insabbiamento della catastrofe nucleare di Chernobyl nel 1986 e la risposta pasticciata all’epidemia di HIV/AIDS degli anni Ottanta. Per contro, le autorità si sono mosse per contrastare quella che considerano semplice disinformazione. All’inizio di marzo, il servizio di sicurezza federale russo, cane da guardia di Internet, ha eliminato un post virale che affermava che il numero reale di casi di coronavirus era di 20.000 casi e che il governo russo stava coprendo tutto.

Ad aumentare lo scetticismo anche la carenza di dispositivi di protezione, con diversi esperti che hanno sollevato dubbi sull’affidabilità del sistema di test della Russia, assegnato ad un unico laboratorio. Un rapporto di “PCR.News”, un media per medici e operatori sanitari eussi, ha sottolineato che l’unico sistema di test approvato, prodotto dalla “Vector” di Novosibirsk, ha una sensibilità inferiore rispetto ad altri test sui virus, sollevando preoccupazioni sulla possibilità che i risultati siano falsati.

David Berov, il primo paziente coronavirus confermato a Mosca, ha scritto su Instagram che il suo secondo test ha dato risultato negativo, mentre il primo e il terzo davano esito positivo: “Il virus è stato confermato soltanto nel terzo test, e non è stato individuato nel sangue ma nella mia saliva. Come mi è stato detto, i medici riuscivano a malapena a vederlo, ecco perché hanno avuto dubbi per così tanto tempo”. La Vector ha risposto dichiarando di aver ricevuto le specifiche per la realizzazione dei kit di test e che il laboratorio è inserito nella lista delle istituzioni autorizzate dall’OMS.

Anastasia Vasilyeva, medico e attivista dell’opposizione, ha diffuso una serie di video in cui sostiene che le autorità stanno coprendo i veri numeri del coronavirus usando come diagnosi la polmonite e l’infezione respiratoria acuta. “Per il primo morto da coronavirus hanno affermato che la causa del decesso è stata la trombosi. È ovvio: nessuno muore per il coronavirus in sé, muore per le complicazioni, quindi è molto facile manipolare le informazioni”.

I funzionari della sanità di Mosca hanno negato le accuse, mostrando scetticismo alle affermazioni della Vasilyeva: “Non crediamo che questo stia accadendo, il che non significa che non si possa assistere ad un aumento dei casi nel prossimo periodo, perché è uno scenario a cui abbiamo assistito in molti paesi”.

Putin stesso ha affrontato i dubbi sulle statistiche mettendo le mani avanti: “il governo potrebbe non avere il quadro completo, ma non sta coprendo i numeri. Il fatto è questo: le autorità potrebbero non disporre di informazioni complete, perché le persone a volte non le denunciano oppure non sanno di essere malate, e il periodo di latenza è molto lungo. Ma tutte ciò che viene divulgato dal Ministero della Salute è un’informazione obiettiva”.

Questa settimana i numeri sono aumentati: la Russia ha aggiunto da 30 a 50 casi al giorno, e facilmente i numeri aumenteranno ampliando i test sulla popolazione. Ciononostante, il rappresentante locale dell’OMS è certo: la situazione in Russia prosegue relativamente bene, dato che il Paese segue con molta attenzione i legami epidemiologici di ogni paziente. Ma secondo voci non confermate, 36.540 persone sarebbero monitorate per possibile contagio.

Nel frattempo, il governo si è mosso per imporre misure più radicali: eventi pubblici annullati e frontiere chiuse agli stranieri con poche eccezioni. Ma la politica sotto Putin prosegue come al solito: il Presidente ha firmato un decreto che prevede un referendum nazionale sulle modifiche costituzionali che il prossimo 22 aprile potrebbe vederlo radicarsi al potere fino al 2036. Le autorità hanno promesso di monitorare gli sviluppi del coronavirus, ma al momento la data resta confermata.

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