Paura, razzismo e xenofobia a Guangzhou

| Nella città che ospita la più grande comunità africana in Cina si moltiplicano gli episodi e le denunce di trattamenti differenziati. Molti dei residenti regolari cacciati dalle loro abitazioni, si sono trasformati in senzatetto

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La nuova ondata di infezioni che inizia a colpire la Cina, la seconda, sta portando a galla un’esasperazione che si trasforma in rabbia verso gli stranieri, accusati di aver riportato il virus dove con grandi sacrifici era stato sconfitto. È la comunità africana di Guangzhou a lanciare l’allarme, amplificando attraverso i social gli appelli di gente rimasta senza casa e senza lavoro, sfrattata dai padroni di casa e allontanata dagli alberghi. A nulla serve dimostrare di non aver viaggiato: sono tanti gli africani che denunciano di essere stati sottoposti a test casuali e messi in quarantena a forza. Per la verità, il governo locale ha registrato anche 111 casi “di importazione” di Covid-19, con 28 pazienti provenienti dal Regno Unito e 18 dagli Stati Uniti. Ma americani e cittadini britannici assicurano di non aver subito test forzati, sfratti e ulteriori misure di quarantena.

Le autorità sanitarie e l’Ufficio di Pubblica Sicurezza hanno preferito non rilasciare alcun commento, anche perché c’è il sospetto che a fomentare il sentimento, forse involontariamente, sia stato il presidente cinese Xi Jinping, che ha invitato le autorità a controllare i casi importati da altri paesi. A gettare acqua sul fuoco ci ha provato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian: “Dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, la Cina e i paesi africani si sono sempre sostenuti a vicenda e combattuto insieme contro il virus. Vorrei sottolineare che il governo cinese considera tutti gli stranieri allo stesso modo, si oppone a qualsiasi pratica differenziata rivolta a gruppi specifici di persone, e applica tolleranza zero verso le azioni discriminatorie”. 

Guangzhou ospita da tempo la più grande comunità africana in Cina e sono in tanti coloro che durante l’anno arrivano in città per affari, rendendo difficile calcolare la reale dimensione della popolazione africana: nel 2017, secondo la Xinhua, circa 320mila africani sono entrati o usciti dalla Cina attraverso Guangzhou.

I residenti africani dicono che l’ostilità nei loro confronti non è una novità, ma quando sono emersi alcuni casi di coronavirus anche nella comunità africana, le tensioni sono aumentate di grado e intensità. Un rapporto di polizia del 4 aprile afferma che un cittadino nigeriano colpito da Covid-19 ha aggredito un’infermiera che cercava di impedirgli di lasciare il reparto di isolamento di un ospedale di Guangzhou. Tre giorni dopo, le autorità sanitarie hanno dato notizia di altri cinque nigeriani positivi.

Il 21 marzo scorso, Chuk, nome falso di un commerciante nigeriano, è tornato a Guangzhou, dove abita dal 2009. Con l’epidemia apparentemente sotto controllo, voleva riaprire la sua attività commerciale. Chuk è tornato in Cina sette giorni prima che fossero chiuse le frontiere alla maggior parte dei cittadini stranieri, ma al suo arrivo gli è stato detto che era obbligato ad una quarantena di due settimane in un hotel. Ma martedì scorso, quando la quarantena è finita, lui e altri 15 africani sono diventati di fatto dei senzatetto, ma con in mano un certificato di buona salute. “Siamo andati in un albergo con il certificato, ma siamo stati respinti”: il gruppo è andato alla polizia per segnalare che gli hotel si rifiutavano di far soggiornare gli africani, ma “gli agenti si sono rifiutati di parlare con noi”. Chuk non ha avuto altra scelta se non quella di dormire per strada per due notti, prima di trovare il divano di un amico.

Ma Chuk non è il solo: all’inizio di questa settimana hanno cominciato a circolare immagini di decine di africani che dormivano per le strade di Guangzhou, accanto ai loro bagagli, mentre su WeChat sono comparsi diversi gruppi di volontari che stanno cercando di aiutare gli africani con cibo e prodotti igienici di prima necessità.

“Essere una persona di colore in Cina in questo momento è piuttosto pericoloso: la comunità afro-nera è diventata il capro espiatorio per il virus”. Roberto Castillo, assistente professore alla “Lingnan University” che da anni svolge ricerche sulla comunità africana a Guangzhou, dice che il distretto di Yuexiu, dove su alcuni cittadini nigeriani sono stati accertati casi di Covid-19 è “storicamente un luogo dove la comunità africana è più in tensione con le autorità”, ed è stato un punto assai travagliato durante la crisi dell’Ebola del 2014.

Ma sta pian piano emergendo che gli episodi razzisti contro la comunità africana sono un fenomeno molto più ampio di quello di Guangzhou, e la questione potrebbe avere implicazioni sulle relazioni di Pechino con i governi del continente, dove per contro inizia a covare un sentimento anti-cinese. Li Mingzhu, alto funzionario della Commissione sanitaria nazionale, ha ricordato che da 57 anni la Cina invia squadre mediche nei paesi africani e continuerà ad offrire tutto il proprio aiuto.

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