Repubblica Ceca, dove la pandemia è un disastro

| Una serie di passi falsi, di decisioni sbagliate prese in vista delle elezioni, di riluttanza e lentezza, hanno trascinato il Paese europeo in una situazione di enorme gravità

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Sulla mappa epidemiologica del mondo, la Repubblica Ceca è come una piccola isola di sventura. Mentre il numero globale di nuovi casi di coronavirus è sceso per sei settimane consecutive, il Paese dell’Europa centrale registra livelli record di nuove infezioni.

Una nuova variante più infettiva del virus si è diffusa spingendo gli ospedali cechi sull’orlo del collasso: il bilancio dei morti ha appena superato quota 20.000 e il tasso di mortalità è tra i più alti del mondo.

Ma non c’è alcuna ragione logica perché il paese sia tra i più colpiti: come nazione relativamente ricca e membro dell’UE, la Repubblica Ceca ha accesso a vaccini, attrezzature mediche e soluzioni tecnologiche track-and-trace. Ha un governo democraticamente eletto, il suo sistema sanitario funziona bene e l’economia è abbastanza forte. Eppure, la catastrofe ceca è simile ad una morte lenta, fatta di tante piccole ferite che sono il risultato di decine di passi falsi, decisioni tardive e soluzioni pasticciate.

Venerdì, il governo ha ammesso di non avere altra scelta se non quella di imporre un lockdown molto rigido a partire da domani, proprio mentre gran parte del resto del mondo sta iniziando a parlare di allentamento. “Il governo ha adottato l’infelice strategia di prendere decisioni basate sulle attuali capacità degli ospedali, il che significa che spesso si è arrivati troppo tardi - commenta Jan Kulveit, ricercatore senior del “Future of Humanity Institute” dell’Università di Oxford - il numero di pazienti negli ospedali dipinge un quadro ritardato dell’epidemia, perché la gente tende ad aver bisogno di cure mediche solo dopo essere stata infettate, e c’è un’enorme differenza tra l’adottare le misure in tempo e aspettare 10 giorni: un simile ritardo significa il matematico raddoppio dei casi”.

Parlando in Parlamento, il premier Andrej Babiš ha ammesso che il suo governo ha fatto “troppi errori”, aggiungendo che non è il momento di parlare del passato: “Capisco che è difficile, ma il lockdown è fondamentale: abbiamo bisogno di creare il vuoto intorno al virus e spero che tutti capiscano e ci diano la possibilità di gestire la situazione insieme”.

Il dottor Rastislav Maďar, preside della scuola di medicina dell’Università di Ostrava e uno dei migliori epidemiologi del paese, indica tre decisioni come causa principale della crisi attuale: la prima quando il governo ha scavalcato i suoi stessi consiglieri e si è rifiutato di ripristinare l’obbligo di indossare mascherine durante l’estate, la seconda quando ha deciso di riaprire i negozi prima di Natale e la terza quando non ha reagito alla nuova variante spuntata all’inizio di gennaio. "Sono stati tre grandi errori e preghiamo solo che non ce ne sia un quarto”.

Lo scellerato via libera dalle mascherine è arrivato all’inizio di settembre, quando il governo ha deciso di riaprire le scuole: “Questo ha portato ad un aumento della mobilità di circa 2 milioni di persone, e l’epidemia è esplosa. Ci sarebbe stato ancora tempo per fermarla, ma non è successo, perché c’erano le elezioni in arrivo”, ricorda Dagmar Dzúrová, professore di demografia e vice capo del Dipartimento di Geografia Sociale e Sviluppo Regionale all’Università di Praga. Molti paesi europei hanno affrontato la seconda ondata, ma a differenza di altri la Repubblica Ceca non è stata in grado di controllarla. Le restrizioni erano costose in termini di voti e assai impopolari, con l’opposizione che tentava di capitalizzare il malcontento generale criticando le misure sanitarie e definendo le mascherine ‘museruole’ che non c’era ragione di indossare con un numero dei casi basso”. La riluttanza del governo ad agire ha fatto sì che l’epidemia andasse fuori controllo: verso la fine di ottobre, un lockdown rigido era inevitabile, ma il premier Babiš è stato costretto ad ammettere che lui e il suo governo avevano fatto degli errori nella gestione dell’epidemia e ha supplicato la gente di seguire le regole. Ma un altro errore era nell’aria: quando le infezioni hanno cominciato a diminuire con il Natale alle porte, il governo è diventato impaziente e ha deciso di ignorare le sue stesse regole, che prevedevano ogni allentamento solo quando c’è il supporto dai dati. “Non hanno resistito alla pressione e hanno accettato di iniziare a eliminare alcune restrizioni in modo che la gente potesse uscire per lo shopping natalizio, nonostante le infezioni fossero ancora più alte di quando è stato imposto l’isolamento. L’allentamento nel periodo natalizio ha portato a una nuova impennata e ad un altro blocco, subito dopo le vacanze di Natale”.

Ma potrebbe andare ancora peggio, visto che altre elezioni chiave sono previste quest’anno: “Siamo già da tempo in campagna elettorale e questo sta alzando il desiderio dei partiti politici di trovare il consenso. Il governo ha nuovamente smesso di ascoltare gli esperti e sta affrontando la pandemia in base alle esigenze politiche”.

Un altro problema dell’approccio ceco, ha detto Dzúrová, è la mancanza di un significativo supporto finanziario: questo ha portato a un basso rispetto delle regole tra coloro che semplicemente non possono permettersi di obbedire. Le persone a cui è stato detto di mettersi in quarantena hanno diritto solo al 60% dello stipendio, che viene pagato dai datori di lavoro nelle prime due settimane. 

“La gente è stanca, si riunisce, ospita feste, viaggia e si registrano reazioni violente contro la polizia, che comunque non può fare molto”. Con il messaggio del governo sempre più confuso, la disinformazione ha iniziato a diffondersi: “Ancora una volta, come accade in altri Paesi, aumenta il numero di chi crede nelle teorie della cospirazione, convinti che il rischio del virus sia stato ingigantito”.

Anche i media cechi hanno contribuito a creare una certa confusione all’inizio della pandemia: “Si usa spesso la logica del pro e contro, e questo ha distorto la realtà. Naturalmente ci sono dibattiti in corso, ma se si guarda al campo dell’epidemiologia, il 95% degli esperti sono d’accordo, e solo un 5% dissente. Ma sui media la situazione è presentata come 50:50, che sui social diventa 20:80”.

I cechi sembrano più inclini a fidarsi delle teorie del complotto perché il loro paese ha attraversato la prima ondata della pandemia relativamente indenne, grazie a una decisione precoce di blocco totale. “Come risultato, una grande parte della società si è sentita come se non fosse successo nulla di male e che le misure, che hanno avuto un costo enorme, non erano necessarie. Non c’era enfasi sul fatto che non è successo nulla di male perché avevamo adottato le misure per tempo”.

Nel campo della salute pubblica, questo è noto come il paradosso del successo: quando le misure preventive funzionano bene, l’opinione pubblica tende a sottovalutare la gravità della minaccia, arrivando a credere che la prevenzione sia stata solo una perdita di tempo. “La gente ha visto il costo delle misure ma non il virus, quindi c’è stato un enorme picco di voci che dubitano della gravità della malattia”.

I cechi non sono gli unici ad essere vittime del loro stesso successo, ma l’incapacità del governo di spiegare i problemi sta peggiorando la situazione: è stata lanciata una campagna informativa sul coronavirus, ma si è concentrata soprattutto sulle restrizioni e, più recentemente, sulle vaccinazioni.

L’attuale crisi sanitaria della Repubblica Ceca è in parte dovuta alla nuova variante del virus, identificata per la prima volta nel Regno Unito. Secondo Dzúrová e Maďar il Paese non ha prestato abbastanza attenzione alla nuova variante, non ha sequenziato abbastanza campioni per capire quanto fosse diffuso il nuovo ceppo per fermarne la diffusione. Una situazione che il Regno Unito ha gestito con successo a gennaio grazie ad una combinazione di misure di lockdown molto severe e ad un intenso lavoro di sequenziamento. Quando i cechi hanno iniziato il sequenziamento, la variante inglese era ormai dominante. “Le misure in atto in questo momento sono abbastanza forti da sopprimere i primi ceppi del coronavirus, ma non le nuove varianti più infettive”.

Il paese è attualmente sottoposto ad una chiusura più morbida rispetto ad altri paesi, tra cui il Regno Unito: le scuole sono chiuse, a parte le elementari, i negozi non essenziali restano con le serrande abbassate e i ristoranti aperti solo per il take away.

A partire da lunedì, le restrizioni diventeranno più severe: non si potrà uscire di casa per motivi diversi da quelli essenziali e anche i bambini più piccoli passeranno alla DAD, ma secondo gli esperti, il governo sta facendo un grosso errore rifiutando di chiudere le fabbriche. “La nuova variante cambia le regole del gioco. Le fabbriche sono aperte e la gente va al lavoro con i mezzi pubblici, e questo potrebbe portare al collasso del sistema sanitario”. I principali sindacati hanno chiesto di fermare la produzione industriale, ma il governo sostiene che una decisione simile sarebbe troppo costosa in termini di PIL.

“Temo che gran parte del pubblico ceco non capisca ancora quanto sia grave la situazione, ma ciò che è veramente orribile è che alcuni sembrano aver accettato l’idea di veder morire 100, 150 persone ogni giorno. Cifre che non trovano più allarmanti, ma naturali e quasi inevitabile. È l’assuefazione al disastro, quello che fa più paura”.

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