Russia, la storia oscura della pandemia

| La situazione nel Paese sembra ben più grave e allarmante di quella che gli organi ufficiali raccontano, a cominciare dalle cifre delle vittime, falsate da un metodo di conteggio del tutto anomalo

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Le braccia di un corpo senza vita pendono da una barella in un ospedale di Ulyanovsk, in Russia, mentre a pochi metri una donna anziana ansima disperata in cerca d’aria: è colonna sonora di uno dei tanti inquietanti video ripresi con cellulari che escono dagli ospedali di tutta la Russia.

“Ecco come sono le nostre notti: orribili - dice una voce maschile che commenta il filmato – oggi sono stati colpiti altri due medici nel reparto: il Covid sta uccidendo tutti piano piano”.

L’agghiacciante video è solo uno dei tanti diffusi dalla rete americana CNN che rivelano condizioni spaventose all’interno di strutture affollate all’inverosimile. Alcuni filmati, consegnati da “Doctor’s Alliance”, un sindacato di medici russi legato all’opposizione - mostrano obitori pieni di cadaveri nudi ammucchiati uno sopra l’altro su pavimenti sporchi, in scene che sembrano riprese in zone di guerra più che negli ospedali.

Mentre la Russia lotta per tenere sotto controllo la pandemia, i video sono uno dei tanti segnali che indicano un effettivo numero di vittime molto più alto di quanto ammettano le cifre ufficiali diffuse dal Cremlino: 33.000 morti, ma nessuno crede che siano numeri reali.

“Sono convinto che la cifra sia vicina a 130.000 vittime”, confida Alexey Raksha, ex specialista in statistica del governo che ha basato le sue stime utilizzando i dati dei registri locali. Secondo l’agenzia di statistica russa “Rossstat”, tra aprile e settembre la cifra ufficiale della mortalità in Russia è stata di circa 117.000 decessi in più rispetto all’anno scorso e il numero ufficiale di morti per Covid del periodo è di circa 21.000 persone. Non sono ancora disponibili i dati per ottobre e novembre, ma a giudicare dai conteggi ufficiali, la diffusione della pandemia ha subito una rapida accelerazione.

Alexey Raksha si è polemicamente dimesso dalla Rosstat nel luglio scorso, dopo aver svelato il metodo utilizzato dall’agenzia per conteggiare le morti legate alla pandemia. L’agenzia utilizza un sistema di classificazione a quattro livelli: primo, quando il paziente risulta positivo al Covid-19 prima della morte, secondo, quando si presume che il Covid-19 sia la causa principale della morte, ma dovrebbe essere confermata dall’autopsia o da ulteriori esami, terzo, quando il virus ha contribuito alla morte, e quarto e ultimo, quando il Covid-19 è confermato, ma non è considerato un elemento decisivo per la morte. “Solo il primo livello, quando il paziente è risultato positivo al coronavirus prima di morire, viene registrato come morte per Covid-19. I decessi di tutti gli altri tre livelli sono lasciati fuori dalle statistiche ufficiali”.

Un metodo di conteggio che differisce dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui tutti i decessi in qualche modo collegati al Covid-19 devono essere conteggiati, a meno che non ci sia “una chiara causa alternativa che non possa essere collegata alla malattia”.

Lo scorso agosto, annunciato con grande enfasi, la Russia è diventato il primo Paese al mondo a registrare un vaccino contro il coronavirus, lo “Sputnik V”, lanciato ancora prima che iniziasse la sperimentazione della Fase 3. Quel vaccino, che ha incontrato lo scetticismo degli scienziati esterni, non è stato ancora somministrato a nessuno.

Alla CNN è stato anche concesso l’accesso a un ospedale Covid temporaneo di Mosca con 1.300 posti letto allestiti in quello che un tempo era lo stadio destinato ai campionati mondiali di pattinaggio su ghiaccio. “La crisi è complicata ma gestibile - assicura Andrey Shkoda, il medico a capo della struttura - qui abbiamo tutte le attrezzature diagnostiche necessarie, ultrasuoni, anestesia e ventilatori. Ma non è così ovunque”.

Il mese scorso il governo russo ha ammesso una crescente pressione sulle sue strutture ospedaliere: il vice primo ministro Tatyana Golikova ha dichiarato che i posti letto ospedalieri di cinque delle regioni più colpite erano oltre il 95% della capacità. Ma è stata l’unica ammissione di una situazione che si fa sempre più drammatica.

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