Sudamerica, prossima tappa del virus

| Le scelte politiche e una povertà diffusa ostacolano la risposta di Covid-19 in America Latina. Molti i Paesi che fanno di testa propria, con contagi in forte aumento. Il caso diverso del Costa Rica

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Wuhan è stato l’epicentro del coronavirus che ha messo il mondo in ginocchio. Poi il contagio è migrato in Europa, varcando l’oceano per invadere l’America: ora le autorità sanitarie mondiali guardano con preoccupazione verso il Sud America, dove la situazione sta per esplodere.

L’intera regione nel suo complesso inizia a segnalare più casi giornalieri rispetto agli Stati Uniti e la politica sembra aver usare approcci molto diversi, affidandosi all’ideologia più che alle indicazioni delle strutture sanitarie.

In Messico, il presidente Andrés Manuel López Obrador ha dichiarato che riprenderà a viaggiare in tutto il Paese per dare il via a importanti progetti di opere pubbliche, tra cui una nuova ferroviaria nel sud-est. In Brasile, il presidente Jair Bolsonaro ha sfidato le autorità mediche partecipando a molteplici manifestazioni a sostegno del governo: l’ex ufficiale militare si fa fotografare mentre stringe la mano ai suoi sostenitori e tiene in braccio i bambini. E in Nicaragua, il presidente Daniel Ortega ha trasformato la pandemia in una questione politica, dicendo che sono i suoi oppositori a volere che la gente resti in casa per creare una crisi finanziaria, minando il paese e il governo.

In netto contrasto, altri capi di Stato dell’America Latina hanno attuato misure drammatiche per rallentare la diffusione di Covid-19. Il presidente peruviano Martin Vizcarra ha prolungato l’emergenza nazionale fino alla fine di giugno e creato una task force per accelerare i soccorsi, emanando misure obbligatorie di isolamento sociale. In El Salvador, il presidente Nayib Bukele costringe i trasgressori del coprifuoco in “centri di quarantena” gestiti dal governo, malgrado la Corte Suprema giudichi la mossa incostituzionale.

Eppure, malgrado i diversi approcci, l’America Latina si trova ora di fronte ad una dura realtà comune: la pandemia sembra essere inarrestabile, indipendentemente dagli sforzi compiuti. La settimana scorsa, l’OMS ha confermato i sospetti: il Sud America è diventato il nuovo epicentro mondiale di Covid-19.

La scorsa settimana il Brasile ha superato la Russia diventando il secondo Paese al mondo con il maggior numero di infezioni dopo gli Stati Uniti. “Abbiamo visto molti Paesi sudamericani con un numero crescente di casi e chiaramente c’è una forte preoccupazione per molti, anche se il più colpito punto è il Brasile”, ha commentato Mike Ryan, direttore esecutivo del programma di emergenza dell’OMS in una conferenza stampa a Ginevra.

Ma nonostante la massiccia diffusione del virus in Brasile, le differenze tra Bolsonaro e i governatori su come gestire la crisi sono aumentate. Il presidente brasiliano ha spesso criticato i governatori per aver tentato di far rispettare le misure di blocco e di distanziamento sociale, insistendo sul fatto che l’economia viene prima di tutto. Frasi che hanno scatenato la reazione dell’opposizione: per Alessandro Molon, membro del Partito socialista brasiliano, è arrivato il momento di incriminare Bolsonaro. “Il Paese dovrebbe essere unito e combattere compatto la malattia. Ma purtroppo abbiamo scoperto che il principale alleato e migliore amico del virus è il proprio presidente”.

Anche il vicino Perù, che ha reagito in modo rapido e rigoroso per contenere il virus, ha visto un drammatico aumento dei casi nonostante gli sforzi. Anche se ha imposto lockdown, coprifuoco e chiusura delle frontiere, gli esperti sanitari dicono che la disuguaglianza sociale ha costretto i poveri ad avventurarsi fuori dalle proprie abitazioni per cercare cibo e lavoro. Il risultato è che ora il numero di infezioni minaccia di travolgere il sistema sanitario del Paese. In nessun altro luogo del Perù è evidente come a La Victoria, un distretto di Lima con la più alta incidenza di casi di Covid-19 di tutta la nazione. Uno dei maggiori problemi in Perù è l’economia informale, dice Forsyth. Il mercato di Gamarra a La Victoria, per esempio, è il più grande centro tessile dell’America Latina e la maggior parte dei lavoratori sono pagati a giornata.

Gli esperti sono certi che la disuguaglianza sociale amplificherà la portata del coronavirus, un pensiero confermato da un recente rapporto del “Centro di Studi Strategici e Internazionali”, secondo cui in Sudamerica ci sono 8 dei 20 paesi economicamente più disuguali al mondo.

I poveri hanno molte meno probabilità di avere accesso a servizi igienici, acqua corrente e le vaccinazioni, spiega Linnea Sandin, autrice del rapporto. “È anche probabile che vivano in quartieri sovraffollati, il che significa che l’autoisolamento e la pratica del lavaggio delle mani e la disinfezione sono estremamente difficili”.

Tuttavia, anche i più poveri possono essere protetti da misure governative da un sistema sanitario pubblico solido e unificato. Il Costa Rica, ad esempio, appare nell’indice come il sedicesimo paese più disuguale del mondo. Tuttavia, con 0,20 morti ogni 100.000 persone, il Paese centroamericano ha uno dei più bassi tassi di mortalità Covid-19 del Sudamerica.

María Dolores Pérez, rappresentante dell'Organizzazione Panamericana della Sanità in Costa Rica, ha dichiarato alla CNN che il sistema sanitario governativo del Paese, che copre quasi il 95 per cento della popolazione, ha permesso alle autorità sanitarie di lanciare uno sforzo coordinato contro la diffusione del virus. “La forza del sistema sanitario del Costa Rica e la copertura universale di cui il Paese gode, così come la forza del suo sistema di vigilanza epidemiologica, sono stati fattori cruciali. Un altro elemento chiave è stato l’impegno dei costaricani a combattere il virus perché si fidano del loro sistema sanitario e ci credono”. Seguire le linee guida ha recentemente permesso al Costa Rica di rimettere in moto la sua economia: il Ministero della Salute ha di recente approvato la graduale riapertura di hotel, cinema e spiagge.

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