Trump: avremo il vaccino prima delle elezioni

| Una lettera inviata alle più grandi città americane chiede di organizzare luoghi ed elenchi per la distribuzione alle fasce più a rischio. Le perplessità di Fauci e della comunità scientifica

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Non ha mai negato di volere il vaccino prima di tutti gli altri, anche perché Trump sa che la pandemia – per quanto eviti di sfiorare l’argomento nei suoi discorsi – è il nervo scoperto della rielezione. Troppi morti, troppi contagi e troppa gente che per la pandemia è rimasta senza lavoro sono i tre indizi di una concertazione che non c’è stata, di un’improvvisazione costata molto cara.

Così, attraverso una lettera diffusa dal “Center for Disease and Prevention”, l’amministrazione Trump ha avvisato le cinque più grandi città americane di tenersi pronte per la fine di ottobre e gli inizi di novembre. Per quella data vanno individuate le location più adatte e gli elenchi dei lavoratori a rischio maggiore che per primi riceveranno il vaccino. Date strategicamente perfette, a ridosso della tornata elettorale, anche se dalla Casa Bianca parlano di pura casualità.

Lo rivelano il “New Yor Times” e il “Wall Street Journal”, alquanto perplesse dopo l’annuncio che l’America non avrebbe partecipato alla “Covid-19 Vaccine Global Access Facility”, l’operazione di cooperazione globale voluta dall’OMS per ottimizzare gli sforzi: “Gli Stati Uniti continueranno a collaborare con i partner internazionali per assicurare la sconfitta del virus, ma non saranno limitati da organizzazioni influenzate dalla corrotta Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Cina”, così aveva liquidato la faccenda Judd Deere, portavoce della Casa Bianca.

Ma l’annuncio del vaccino per novembre lascia perplessa la comunità scientifica internazionale, perché accompagnata dalla decisione della “Food and Drug Administration” di autorizzare il trattamento addirittura prima che le tre fasi di sperimentazione siano concluse. Fra i più corrucciati Anthony Fauci, l’esperto alla guida della task force, che ha criticato l’eventuale approvazione frettolosa del vaccino prima di avere una conferma della sua efficacia, perché potrebbe causare danni a lungo termine nella popolazione.

Pur ribadendo l’appoggio all’iniziativa dell’OMS, anche l’Europa si muove in autonomia: il ministro della salute Speranza ha parlato – sottolineando di dover usare molta prudenza – di un contratto tra la UE e la “AstraZeneca” per 400 milioni di dosi che potrebbe portare le prime dosi di vaccino in Italia entro la fine del 2020.

Anche la Russia, che ha dichiarato la piena disponibilità del proprio vaccino “Sputnik” dal prossimo novembre, ha annunciato la creazione di un ulteriore trattamento di pari efficacia che dovrebbe “completare” il primo.

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