Un nuovo Medioevo?

| I baby boomer che hanno vissuto il boom economico tra gli anni Cinquanta e Settanta, alle soglie della terza età si trovano ad affrontare la sfida più difficile della loro vita: una pandemia che potrebbe sconvolgere il mondo

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Di Marco Belletti

Secondo gli esperti, riemergere dall’emergenza per il coronavirus sarà un po’ come uscire da un conflitto bellico e l’ultimo paragone per l’Italia può essere con la seconda guerra mondiale, terminata il 25 aprile 1945.

Allora il bilancio per la nostra nazione fu tragico, con quasi 500mila morti di cui 153mila civili, oltre la metà delle industrie distrutte e quasi tutte le strade e le ferrovie fuori uso. Fortemente danneggiata anche l’agricoltura, tanto che nel 1946 il grano raccolto fu un quarto rispetto a quello del 1938. Nello stesso lasso di tempo la lira si era svalutata di 20 volte e complessivamente si calcolò che i danni provocati dalla guerra ammontarono al triplo del PIL del 1938.

Nel giro di un anno il costo della vita raddoppiò e i capitali che prima della guerra garantivano una buona rendita, liquidati dopo il conflitto permettevano l’acquisto di un vestito o poco più. Chi aveva investito nel mattone, si ritrovò con un cumulo di macerie in mano, soprattutto al nord dove i bombardamenti avevano distrutto molte città. Nonostante questa situazione drammatica, grazie soprattutto al piano Marshall per la ripresa europea annunciato il 5 giugno 1947, nel giro di pochi anni l’Italia fu completamente ricostruita.

In poco più di vent’anni – tra il 1950 e gli anni Settanta – il nostro Paese visse il boom economico ponendo le basi del benessere degli anni successivi. Nel 1961 la lira fu la moneta che si era maggiormente rivalutata dalla guerra in poi. L’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) fondato dopo la crisi del 1929 per salvaguardare l’industria italiana, gestì la maggior parte delle imprese italiane, con lo Stato che emetteva buoni per le necessità amministrative, e che con le garanzie favoriva la ricostruzione e tutelava i risparmiatori.

La ricostruzione edilizia permise agli italiani di comprare casa sfruttando i mutui finanziati con la sottoscrizione delle cartelle fondiarie emesse dalle Casse di Risparmio: in quegli anni le banche ordinarie non potevano concedere mutui se non disponevano di una sezione speciale di credito fondiario. Inoltre, lo Stato aiutava chi non poteva acquistare una propria abitazione con iniziative come il piano INA Casa, gli istituti nazionali per le case degli impiegati statali, per i militari, i ferrovieri e altre categorie, i vari istituti autonomi per le case popolari (IACP) che finanziarono la ricostruzione delle periferie con centinaia di migliaia di alloggi affittati a prezzi popolari.

Secondo alcuni studi, gli anni tra il 1945 e il 1970 sono stati il quarto di secolo migliore di sempre per l’Italia mentre il 1948 è stato l’anno migliore in cui nascere, anche se – secondo un’indagine inglese – in generale è il periodo 1947-50 a essere stato fortunato. I nati in quegli anni sono i cosiddetti “baby boomer” e per loro la vita è sempre stata un crescendo lineare.

In Italia, nel 1948 si svolgono le prime elezioni a suffragio universale ed entra in vigore la Costituzione, facendo sentire negli anni successivi una forte presenza dello Stato. I “quarantottini” sono stati giovani al momento giusto, cresciuti con la musica rock, hanno vissuto la rivoluzione giovanile e sessuale senza il timore dell’HIV, hanno potuto studiare fino all’università senza problemi economici o di numero chiuso, hanno vissuto in città che hanno continuato a crescere e a offrire sempre maggiori opportunità di vita sociale. Sono stati adulti al momento giusto, trovando facilmente un lavoro, potendo crearsi una famiglia e crescere i figli senza difficoltà e – per chi voleva – avere un posto fisso garantito che dispensava tranquillità. E sono diventati vecchi al momento giusto, potendo andare in pensione sessantenni e invecchiare più lentamente di quanto non abbiano mai fatto le generazione precedenti, superando la soglia della terza età in forma smagliante.

E oggi più che settantenni avrebbero potuto godersi i social network, le app e le chat on line con gli amici, se solo non fosse arrivato il coronavirus a minacciare maggiormente proprio loro, le persone più anziane, in una sorta di nemesi contro chi dalla vita ha avuto molto.

L’Italia del 2020 non è quella del 1945, quando era distrutta e povera mentre oggi è tra le più industrializzate e ricche al mondo. Per ripartire dopo la pandemia, oltre a un vaccino – che tuttavia potrebbe arrivare solo tra un paio d’anni – non serve un nuovo piano Marshall ma probabilmente un po’ di solidarietà tra le nazioni e un po’ di visione a medio-lungo termine. Con l’investimento di una parte dei risparmi dei cittadini in coronabond, probabilmente l’economia potrebbe ripartire grazie alle imprese che – utilizzando il prestito – ricostruirebbero i Paesi, creando ricchezza per tutti.

Non è più il tempo di costruire abitazioni, ovviamente, ma migliorare quelle già esistenti, ristrutturare le infrastrutture, migliorare le strade, rendere più sostenibili le città contribuendo nel contempo a migliorare l’ambiente.

Il reddito di cittadinanza potrebbe essere una delle leve per aiutare in modo temporaneo i circa 10 milioni italiani poveri o vicino alla soglia di povertà, per ripartire con il lavoro, produrre reddito e contribuire così a creare quel circolo virtuoso che con più reddito fa aumentare i consumi e vivere tutti meglio. Anche chi arriva in Italia su un barcone, senza troppe speranze. Sarebbe fondamentale un rinnovamento totale della mentalità politica, così come è importante che la coscienza sociale di tutti noi faccia un bel balzo in avanti.

Il punto cruciale ora è trovare una soluzione alla pandemia perché se dovesse durare quanto la seconda guerra mondiale sarebbe una tragedia ben peggiore, che devasterebbe in modo totale l’economia globale. E se in tutto il mondo il coronavirus mietesse proporzionalmente le vittime che sta provocando in Italia, non ci sarebbe nessuna possibilità di mettere in quarantena chi, disperato e senza nessuna prospettiva, non esiterebbe un secondo per scappare verso luoghi che crede migliori. E questa è una storia già vista.

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