USA: i modelli statistici di un’ecatombe

| Gli esperti concordano: sarà durissima. Secondo alcune proiezioni, entro la metà di aprile New York sarà al collasso, e il resto del Paese seguirà lo stesso destino. Le vittime finali potrebbero essere fra 100 e 200mila

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Secondo la dottoressa Deborah Birx, coordinatrice della task force per fronteggiare la pandemia voluta dalla Casa Bianca, il comitato scientifico di esperti ha presentato a Trump ben 12 modelli statistici sulla possibile evoluzione del coronavirus negli Stati Uniti, uno peggiore dell’altro. Ma è soprattutto un dettaglio ad aver seminato il panico, perché imputabile al colpevole ritardo dell’intervento americano: ormai, anche adottando le più strette e severe misure di distanza fra le persone, entro il mese di agosto si potrebbero contare 82mila morti.

In base al modello ritenuto più affidabile, dall’inizio di questa settimana e fino alla metà di aprile, si stima che più di 2.000 persone potrebbero morire ogni giorno negli Stati Uniti. Il modello, che viene aggiornato regolarmente, prevede che 224mila ospedalizzazioni - 61.000 in più di quelli attuali - saranno necessari intorno al 15 aprile, quando si stima che gli Stati Uniti raggiungeranno il “picco di utilizzo delle risorse”, e il numero delle morti potrebbe essere molto più alto se gli stati non adotteranno misure rigorose, o se la gente non le osserverà.

Progettato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, il modello di analisi si basa su dati provenienti dall’Italia, dalla Cina, dall’OMS e dagli stessi Stati Uniti, utilizzando anche le esperienze dei casi del passato per tentare di prevedere il futuro. Come molti modelli le proiezioni sono imperfette, ma i ricercatori sono comunque giunti a una conclusione sconcertante: “Anche con le misure di distanziamento sociale, il picco di domanda di servizi ospedalieri dovuto alla pandemia supererà di gran lunga la loro capacità di reazione. E questo vale per tutti: nessuno stato e nessuna area metropolitana saranno risparmiate”. 

“La stima di 82mila morti negli Stati Uniti nei prossimi 4 mesi è un numero allarmante - hanno commentato i ricercatori - ma questo numero potrebbe essere sostanzialmente più alto se non si affronta il problema di decongestionare il sistema sanitario e se le politiche di distanziamento sociale non vengono attuate e applicate con vigore in tutti gli Stati”.

Per il miglior specialista di malattie infettive del Paese, il dottor Anthony Fauci, il costo in vite umane dell’America potrebbe essere molto più alto: “Guardando a quello a cui stiamo assistendo, non mi stupirei se le cifre finali fossero comprese fra 100 e 200mila morti. Spero vivamente di sbagliarmi, ma penso che al momento non serva fare una proiezione quando si tratta di un bersaglio così instabile come un virus che colpisce ovunque e con intensità diversa”.

In luoghi già duramente colpiti, come New York, si prevede che la data del picco arriverà molto prima: entro il prossimo 9 aprile, lo Stato avrà bisogno di circa 72mila letti d’ospedale e almeno 9mila ventilatori polmonari. Ma per il governatore Andrew Cuomo, la realtà potrebbe essere ancora peggiore: ha ufficialmente richiesto a Washington 30mila ventilatori, stimando un bisogno di circa 140mila posti letto al culmine del virus, che secondo le sue previsioni sarà tra 14 e 21 giorni. A breve, è prevista l’apertura di un ospedale da 1.000 posti letto adibiti in un centro congressi di New York, e lo Stato ha ricevuto il via libera per altre quattro nuove strutture mediche d’emergenza, per 4.000 posti letto complessivi.

Secondo il modello, c’è la speranza che altri stati avranno bisogno di molti meno posti letto: la Florida, per esempio, non dovrebbe raggiungere il “picco di utilizzo delle risorse” fino al 3 maggio, anche se le previsioni parlano di più di 6.000 morti entro agosto. Il governatore della Florida, Ron DeSantis, è stato fra gli ultimi ad adottare le misure restrittive rifiutando di chiudere le spiagge per limitarsi vietare gli assembramenti con più di 10 persone. Quanto basta per suscitare le ire del dottor Scott Gottlieb, l’ex commissario della US Food and Drug Administration: “La Florida rischia di diventare il principale epicentro della diffusione epidemica nelle prossime settimane. Miami sembra essere un importante punto caldo, l’epidemia è comparsa settimane fa e lo Stato ha adottato lentamente misure di mitigazione, finendo addirittura per esportare l’infezione in altri stati”.

“Questo virus distrugge popolazioni ed economie - ha commentato Ali Mokdad, professore al Washington Institute for Health Metric and Evalutation -  ma spero almeno serva di lezione al mondo intero, e che d’ora in poi lavoreremo insieme, invece di incolparci a vicenda. Se non sarà così, tutto questo non sarà servito a niente”.

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