Vaccini: è iniziata la corsa al ghiaccio secco

| Ne serviranno quantità enormi per trasportare in tutto il mondo le dosi necessarie a vaccinare le popolazioni. Un’operazione che dovrà affrontare enormi difficoltà nelle zone più povere e dimenticate del mondo

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Anidride carbonica allo stato solido, meglio conosciuta come “ghiaccio secco”: dopo la caccia alle mascherine e ai gel igienizzanti della scorsa primavera, per il mondo intero è iniziata la nuova stagione venatoria verso il refrigerante, utilizzato sia in campo medico che nella logistica e perfino nel mondo degli spettacoli live.

Il motivo è semplice: ai vaccini in genere piace essere tenuti al fresco, e ancora di più a quello della “Pfizer”, che necessita addirittura di essere surgelato. Un dettaglio che sarà un problema per i paesi in via di sviluppo e per le aree rurali dei grandi paesi.

Ma la “catena del freddo” è solo una delle sfide nella distribuzione dei vaccini in tutto il mondo: ce ne sono molte altre, come stabilire chi deve riceverlo prima e creare database efficaci per tenere traccia di chi ha ricevuto quale tipo di vaccino, dove e quando. Oltre a questo, vaccini diversi possono avere più o meno efficacia in fasce differenti della popolazione, e i governi avranno bisogno di massicce campagne di informazione per convincere le popolazioni che i vaccini sono sicuri.

Ma la logistica del trasporto e della conservazione dei vaccini - farli arrivare dal cancello della fabbrica al braccio del paziente - è il punto fondamentale, e poiché è probabile che la maggior parte dei vaccini richieda almeno un richiamo, l’intera catena deve essere ripetuta nell’arco di poche settimane.

Il vaccino dell’accoppiata “Pfizer-BioNTech” dev’essere conservato a circa -70 gradi Celsius, molto più freddo di qualsiasi altro vaccino attualmente utilizzato. Secondo “Moderna” il suo vaccino può essere conservato in congelatori normalmente disponibili in farmacia e in frigorifero per 30 giorni, ma è probabile che nel corso prossimo anno ci siano meno dosi del loro vaccino rispetto a quello della Pfizer.

Mercoledì scorso Ugur Sahin, il CEO di BioNTech, l’azienda biotecnologica tedesca partner di Pfizer, ha riconosciuto la difficoltà del controllo della temperatura: “Stiamo lavorando su una formulazione che potrebbe permetterci di spedire il vaccino anche a temperatura ambiente, e siamo convinti che nella seconda metà del 2021 avremo risolto il problema”.

Il segretario alla Sanità e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, ritiene che il vaccino Moderna sia “più flessibile”, mentre quello di Pfizer sarebbe più adatto per “grandi campagne di vaccinazioni istituzionali come un intero ospedale o diverse case di cura contemporaneamente”.

Pfizer prevede di produrre fino a 1,3 miliardi di dosi entro l'anno prossimo, e per questo necessita di enormi quantità di ghiaccio secco e contenitori isotermici che potranno contenere fino a 975 fiale (4.875 dosi) per un tempo di conservazione non superiore ai 15 giorni.

Secondo il dottor Jarbas Barbosa, vicedirettore dell’Organizzazione Panamericana della Sanità, “le aree rurali e urbane di qualsiasi paese del mondo non sono pronte a gestire questo vaccino. Ma se mi chiedete chi è davvero pronto, vi rispondo che nessuno lo è, allo stato attuale”.

Una volta giunti a destinazione, i flaconcini Pfizer possono essere conservati a una temperatura compresa tra i 2 e gli 8 gradi per un massimo di cinque giorni prima di deteriorarsi: l’azienda afferma di aver sviluppato un “sistema just-in-time che spedirà le fiale congelate direttamente al punto di vaccinazione” monitorando la temperatura di ogni scatola che verrà spedita.

Se assicurare un vaccino congelato a decine di milioni di persone è una sfida per gli Stati Uniti, diventa un problema enorme per i paesi più poveri, dove i collegamenti sono più difficili, le strutture mediche meno attrezzate, la produzione di CO2 è scarsa e i costi e i rischi della spedizione di enormi quantità di ghiaccio secco saranno un grosso ostacolo.

Il Perù è uno dei tanti paesi che ha ordinato il vaccino Pfizer. A Lima, la capitale, dove esistono almeno 30 congealtori ultra-freddi, sarà possibile somministrarne grandi volumi in tempi brevi, ma non potrà essere lo stesso per altri 20 milioni di peruviani, compreso chi vive sulle Ande e all’interno della foresta pluviale.

Qualcuno sta anche pensando al massiccio ponte aereo necessario per inviare i vaccini: la Pfizer, che ha linee di produzione in Europa e negli Stati Uniti, ha calcolato una media di 20 voli cargo giornalieri in tutto il mondo, mentre la DHL prevede che 15 milioni di casse di raffreddamento dovranno essere consegnate su 15.000 voli nei prossimi due anni.

“Per i programmi sulla polio in India, abbiamo usato barche, muli e personale sanitario intraprendente, ma si tratta di campagne di vaccinazione progettate per meno di un decimo della popolazione, e i vaccini Covid-19 dovranno fare i conti con numeri ben diversi. L’India avrà bisogno di una serie di ondate di vaccinazione che si rivolgano ciascuna a un gruppo diverso”. 

In una situazione così complicata, la creazione dei database diventa uno dei punti critici: quando il vaccino raggiungerà la destinazione, ci sarà bisogno di una certa flessibilità per consentire alle persone di ottenere la seconda dose in un luogo diverso, se lo desidera. E questo richiede database efficaci e affidabili, o sarà il delirio.

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