Vaccino, una complicata sfida logistica

| Da mesi, diverse aziende studiano percorsi, itinerari e soluzioni perché le dosi del vaccino Pfizer-BioNTech raggiungano tutte l’Europa senza intoppi. La prossima sfida è fare lo stesso nei Paesi meno attrezzati

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Come non ha precedenti la pandemia, almeno in proporzioni così vaste, anche la sfida logistica della distribuzione dei vaccini in tutto il mondo rappresenta un momento destinato a restare impresso nella storia dell’umanità.

Al contrario di quello “Moderna”, che si conserva alle normali temperature di un freezer, il vaccino della “Pfizer-BioNTech”, il primo distribuito in Europa, ha una particolarità che rende il trasporto assai complicato: ha bisogno di essere conservato a temperature comprese fra -68 e -70 gradi centigradi. Al di sopra di quelli resiste pochi giorni, una manciata di ore.

Per questo, è stata creata un’operazione logistica senza precedenti che inizia da Puurs, sede dello stabilimento Pfizer in Belgio. Le dosi di vaccino sono sistemate all’interno di contenitori ideati dalla tedesca “Va-Q-Tec”, scatole quadrate che ricoperte di ghiaccio secco che garantiscono il mantenimento delle temperature richieste. Gli addetti ai lavori li chiamano i “cartoni delle pizze”, e ognuno – che contiene 1.000 dosi - è dotato di termometro e sensore Gps per conoscere in ogni istante temperatura e posizione. La parte logistica è stata affidata alla “H. Esser”, un’azienda di Anversa, storica collaboratrice della Pfizer che dispone di una rete di distribuzione che copre tutta l’Europa, servita con 600 mezzi. Gli esperti della H. Esser hanno passato notti insonni per stabilire una “road map” veloce, sicura ed efficace per assicurare la distribuzione: secondo Gert Bevoters, a.d. dell’azienda, “nulla è stato lasciato al caso: tempi di trasporto, monitoraggio h 24, controllo e tracciamento end-to-end. La temperatura dev’essere monitorata costantemente e numerosi nostri partner nella logistica si occuperanno della distribuzione globale”. Fra i partner c’è anche la “SL Express”, che ha messo a disposizione un centinaio di Mercedes “Sprinters” con celle frigorifere da tre tonnellate, esattamente il furgone nero che ha portato in Italia, allo “Spallanzani” di Rona, le prime 9.750 dosi di vaccini.

A guidare i trasportatori è invece la “Arkite”, che per l’imponente operazione ha studiato un software di realtà aumentata che guida gli autisti passo per passo.

“Nel caso delle consegne per via aerea, il carico è impacchettato e caricato su bancali sistemati in grandi scatole di materiale isolante con doppie pareti separate da un gel a basse temperature – racconta Ingrid Medats, responsabile operativa della H. Essers - per ottenere i risultati migliori i bancali vanno sistemati secondo una ventina di schemi diversi, che variano a seconda del prodotto. Inoltre, visto che i cargo hanno volumi differenti, abbiamo a disposizione due tipi di gel, uno congelato e uno surgelato”.

Le squadre della logistica sono già al lavoro sulla prossima sfida, ancora più difficile: riuscire a distribuire il vaccino in Africa, Sudamerica e Sud Est asiatico, paesi dove le temperature sono alte e le infrastrutture scarse.

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