Viaggio nel misterioso laboratorio di Wuhan

| L’istituto di ricerca biomolecolare al centro delle teorie complottiste, conserva 1.500 ceppi di virus fra i più letali. Secondo molti il Covid-19 sarebbe partito da lì, molto probabilmente per un incidente

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Secondo le teorie complottiste che più hanno trovato terreno fertile sui social di tutto il mondo, il coronavirus non sarebbe nato per incesti primordiali fra animali selvaggi sui banchi del povero e sudicio mercato di Wuhan. Ma a poca distanza, all’interno dei segretissimi laboratori del “Wuhan Virology Institute”, una struttura di ricerca che custodisce e studia più di 1.500 virus mortali.

Le poche immagini in circolazione sulla struttura, comprese alcune pubblicate dall’inglese “Daily Star”, mostrano scienziati con un equipaggiamento simile a quello degli astronauti, necessario per avvicinare alcuni degli agenti patogeni più pericolosi che ci siano. Il laboratorio è specializzato anche nella ricerca di virus portati dai pipistrelli, proprio il dettaglio che lo ha messo al centro delle teorie complottiste. Anche se è opinione diffusa tra gli scienziati che la pandemia sia passata dagli animali agli esseri umani, e soprattutto che malgrado centinaia di esami e test, non sia mai emersa alcuna prova di “manipolazione umana” del genoma del virus.

Anche il governo britannico, seppure con grande cautela, sembra propendere per la fuga del virus, magari non voluta e causata da un incidente. Ipotesi seccamente smentita da Pechino che però lascia sempre un po’ di dubbi, vista la storica e tradizionale ritrosia a raccontare la verità.

L’esperto americano di biosicurezza professor Richard Ebright del “Waksman Institute of Microbiology” della Rutgers University, in New Jersey, afferma che anche se il virus non è stato creato nel laboratorio, potrebbe essere fuggito proprio da lì durante le fasi di analisi: “La raccolta, la coltura, l’isolamento o l’infezione animale rappresentano un altissimo rischio di infezione per gli operatori. Questo significa che Covid-19 potrebbe non essere un prodotto di laboratorio, ma un semplice e drammatico incidente di percorso”. Contro le ipotesi del professor Ebright è partita l’ennesima levata di scudi della comunità scientifica internazionale: “Una teoria complottista non si preoccupa mai della verità. Si preoccupa solo di creare dubbi e ansia. E in tempi di crisi è più facile spiegare la comparsa del Covid-19 come il risultato di un atto di incompetenza di un laboratorio piuttosto che ammettere che la natura e l’evoluzione, aiutate da fattori ambientali e dalle intrusioni umane negli ecosistemi ambientali, si traducono in un’evoluzione virale”.

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