Virus connection, il futuro che ci aspetta

| Avrà ragione la trend setter visionaria che prevede una decrescita consapevole che ci premetterà di conoscere nuovi stili di vita, o la banca d’affari che valuta il 2020 terribile ma ritiene che l’anno successivo sarà di forte crescita?

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Di Marco Belletti

“Credo che stiamo entrando in una quarantena dei consumi in cui impareremo come essere felici riscoprendo i vecchi abiti, leggendo un libro dimenticato, danzando nella tempesta per apprezzare la bellezza della vita”.

A pronunciare queste parole è Lidewij (detta Li) Edelkoort, settantenne considerata uno dei trend setter più influenti al mondo, consulente di società e marchi di consumo in tutto il mondo. Sulle pagine web di “Futuroprossimo”, sito italiano di futurologia, è comparsa una lunga intervista alla stratega olandese che afferma come “il virus avrà un profondo impatto culturale ed economico. Le persone dovranno abituarsi a vivere con meno beni e viaggiare di meno, poiché il coronavirus interrompe le catene di approvvigionamento globali e le reti di trasporto”.

Edelkoort spiega anche come due mesi senza produzione massiva hanno ripulito i cieli della Cina, permettendo alle persone di respirare aria più pulita. In pratica, COVID-19 – pur essendo pericoloso e avendo creato una grave situazione – mostrerà alla popolazione che la tanto vituperata decrescita potrebbe portare a un ambiente migliore.

Li Edelkoort (che gestisce l’agenzia di previsioni a New York che porta il suo nome) attualmente è in quarantena autoimposta in Sudafrica, e ha avuto parole positive sul comportamento italiano, affermando che altre nazioni dovrebbero seguire il nostro esempio, evitando l’organizzazione di eventi pubblici nei prossimi mesi e ricercando l’innovazione nel comunicare e diffondere le informazioni.

Le sue previsioni sull’evoluzione della pandemia parlano del progressivo passaggio dall’incredulità al rifiuto e quindi alla progressiva accettazione, e anche dell’impatto che avrà sulle nostre vite. “A causa della mia età e delle mie malattie respiratorie - prosegue Edelkoort - sono consapevole del pericolo che mi minaccia”.

L’impatto dell’epidemia sarà enorme, con l’umanità che rifiuterà di prendere aerei e preferirà lavorare da casa, intrattenersi solo con amici e parenti, diventare più autosufficienti e consapevoli. Le manifestazioni di massa sembreranno fuori luogo, le pubblicità dei viaggi inutili, progettare il futuro più inconcludente.

Il sistema di vita che conosciamo fin dalla nostra nascita potrebbe scomparire per sempre, ma mentre prima affermavamo soltanto di essere consci che per la sopravvivenza del pianeta avremmo dovuto cambiare stile di vita, la pandemia di COVID-19 farà prendere all’umanità totale coscienza di questo e saremo più portati a cambiare radicalmente il modo di vivere, viaggiare, consumare: non per crescere ma solo per sopravvivere.

Le giovani generazioni ne sono già consapevoli e con l’attuale situazione la proprietà e l’ostentazione (di auto, di vestiti…) non saranno per loro neppure più attraenti. L’improvviso stop del mondo causato dal coronavirus rallenta ogni decisione e chi non è capace a lavorare senza dovere necessariamente correre si troverà più spiazzato.

Tuttavia non sarà facile fare previsioni più precise sui tempi e sui modi di questo inesorabile cambiamento, anche se l’opinione di Edelkoort è tutt’altro che positiva. “Un’enorme quantità di prodotti che utilizziamo provengono dalla Cina, realizzati in plastica o poliestere, derivati dal petrolio. Presto vedremo scaffali svuotati di ogni tipo di bene (dagli smartphone, alle scarpe, dal cibo a lunga conservazione addirittura al dentifricio…) e sarà difficile procurarsi medicinali e forniture mediche. Di positivo c’è che si arresterà l’infinita produzione di oggetti inutili”.

Secondo la trend setter il calo sensibile delle esportazioni dalla Cina in Paesi come l’India e nel continente africano - che in passato hanno provocato danni alle economie e disoccupazione - permetterà la nascita di nuove opportunità di produzione locale.

La vita in generale cambierà in tutti i Paesi e diventeremo una società più chiusa. Avendo a disposizione meno notizie, oltre che meno prodotti, tutti dovremo abbandonare molte abitudini, forse un po’ meno nell’emisfero australe che sembra al momento meno colpito da COVID-19, ma forse è solo per il fatto che a sud dell’equatore sta finendo l’estate. 

E infine, la Edelkoort lancia anche un suggerimento: forse con uno stop regolamentato degli impianti di produzione per un paio di mesi all’anno, con più collaborazione a tutti i livelli (nazioni, industrie, singoli), la nostra economia potrebbe avere un impatto ambientale molto meno invasivo e subire meno il tracollo che sicuramente dovrà affrontare.

A proposito di crisi che occorrerà fronteggiare, la banca d’affari “Goldman” Sachs di New York ha tagliato le stime fatte in precedenza sul PIL del 2020 a causa dell’arrivo della pandemia di coronavirus in Europa. In Italia il prodotto interno lordo avrebbe dovuto crescere dello 0,2% ma ora la previsione degli esperti di Goldman Sachs è un vero crollo: -3,4%, il peggiore tra i principali mercati europei. Complessivamente l’eurozona passa da +1 a -1,7%, la Germania da +0,9 a -1,9%, la Francia da +1,1 a -0,9%, la Spagna da +1,8 a -1,3%. Al momento sono invece positive le previsioni per il 2021 con forti rimbalzi per tutti: Europa e Italia +3,5%, Germania +3,6%, e Spagna addirittura +4,3%.

Chi avrà visto giusto? L’ottimismo di Goldman Sachs, che di previsioni economiche se ne intende, o il pessimismo velato di tristezza di Li Edelkoort, abituata a interpretare le pieghe del futuro?

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