Anatoly Onoprienko, il “terminator” ucraino

| Tra il 1989 e il 1996 furono oltre 50 le vittime del serial killer che uccideva spinto dalle voci che sentiva nella sua testa. Massacrava le sue vittime a fucilate e le finiva a colpi d’ascia e di martello

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Di Marco Belletti
Probabilmente tutto iniziò quando Anatoly Onoprienko aveva 7 anni. Era il 1966 e suo padre – vedovo da circa tre anni – dopo aver faticato molto per accudire i due figli, decise di affidare il più piccolo, Anatoly appunto, a un orfanotrofio. L’uomo viveva a Laski, un piccolo villaggio in Ucraina e in quell’epoca non erano molte le opportunità che offriva un minuscolo centro come quello. Per il resto della vita il bambino vivrà quell’abbandono come un’esperienza decisamente traumatica che peserà in modo determinante sulla sua formazione, sulla sua psicologia e sui suoi comportamenti.

Appena possibile, aveva 17 anni, nel 1976 Anatoly lasciò l’orfanotrofio, conobbe quella che sarebbe diventata (per pochi anni) sua moglie e lavorò come marinaio: durante i viaggi in mare il cervello di Onoprienko iniziò a essere assalito sempre più da deliri e allucinazioni che gli causarono numerosi ricoveri in ospedali psichiatrici con duri trattamenti forzati.

Il primo omicidio di quello che sarà poi chiamato “Terminator” risale al 1989, quando il trentenne Anatoly fece amicizia con Sergei Rogozin, conosciuto in una palestra. I due cominciarono a trascorrere molto tempo insieme e decisero di trasformare la loro amicizia in una associazione criminale, dedicandosi ai furti in appartamento. Una notte, mentre stavano svaligiando una casa isolata, i due furono sorpresi dai proprietari: agendo a volto scoperto, i due criminali si sentirono obbligati – per non essere riconosciuti – a uccidere i componenti della famiglia. E così fecero, sterminando a colpi di pistola i due genitori e gli otto figli ancora bambini.

Dopo questo primo massacro, i due complici si separarono: e mentre Onoprienko proseguì nella sua carriera di serial killer, Sergei Rogozin fu in seguito condannato a 13 anni di carcere solo per quel delitto commesso insieme.

Passarono pochi mesi e Anatoly tornò in azione. Una notte tentò di derubare gli occupanti di un’auto, un’intera famiglia, ma qualcosa andò storto e il killer uccise tutti i cinque a bordo, compreso un bambino di 11 anni. Non si allontanò dal luogo del delitto, anzi trascorse il resto della notte dormendo sui sedili insieme con i cadaveri per poi dar loro fuoco e carbonizzarli il giorno dopo.

In seguito al trasferimento presso un suo cugino, Onoprienko riuscì a tenere a freno i suoi istinti omicidi per cinque anni, ma tornò a uccidere la vigilia di Natale del 1995. Quella notte in un villaggio nel centro dell’Ucraina, l’uomo uccise senza motivo una famiglia composta da un insegnante la moglie e due figli. Li sterminò con fucile rubato poco prima e quindi incendiò la casa.

Nove giorni dopo, il 30 dicembre, perseguitato da visioni che gli ordinavano di uccidere, Onoprienko penetrò in un appartamento uccidendo 4 persone con una pistola e diede alle fiamme la casa. Mentre si allontanava, incrociò un uomo che passava lì per caso e naturalmente uccise anche lui.

Il 6 gennaio 1996 l’uomo uccise altre 4 persone in tre differenti situazioni. Era su un’autostrada e decise di uccidere il maggior numero di automobilisti possibile: riuscì a fermare 3 auto assassinando a colpi di fucile un marinaio, un tassista e un cuoco con sua moglie.

“Per me – spiegò durante il processo – era come andare a caccia di esseri umani. Io non volevo ma quelle voci entravano nella mia mente e non potevo farci nulla. Avrei fatto di tutto per cancellarle dalla mia testa ma non potevo. Era più forte di me. Così uscivo e andavo a uccidere”.

Nei due mesi successivi, l’Ucraina centro-occidentale fu il campo d’azione di Onoprienko, che prima della fine di marzo sterminò 8 famiglie, sempre con la stessa tattica: penetrava poco prima dell’alba in case scelte a caso, faceva mettere in circolo le vittime e le uccideva a colpi di fucile per poi incendiare la casa, e se incontrava casualmente qualcuno durante la fuga, lo uccideva senza scrupoli.

Il modo d’agire di Onoprienko divenne sempre più violento e crudele. Le sue prime vittime erano uccise con un’arma da fuoco ma con il passare del tempo il killer prima di sparare picchiava a sangue i bambini spaccandone la testa, oppure stuprava donne. Se dopo le fucilate le vittime respiravano ancora, le finiva a colpi di ascia, quindi rubava quel che trovava e dava fuoco alla casa.

Il 17 gennaio 1996 penetrò in una casa e trucidò i 5 componenti della famiglia e mentre si allontanava dopo aver dato fuoco alla costruzione uccise a sangue freddo una ventisettenne e un uomo di 56 anni. Meno di una settimana dopo uccise con il solito fucile un’infermiera di 28 anni, i suoi due figli e un amico di 32 anni. Pochi giorni dopo, Onoprienko uccise a colpi di fucile un uomo e suo figlio, quindi uccise a martellate la moglie e l’altra figlia spaccando a entrambe la testa.

Il 27 febbraio 1996 uccise due coniugi a colpi di fucile e fece a pezzi con un’ascia le figlie di 7 e 8 anni. Circa un’ora dopo sparò una fucilata a un passante e lo finì con la stessa ascia. L’ultimo massacro meno di un mese dopo, il 22 marzo: quattro persone vennero sterminate con il solito metodo e la loro casa fu data alle fiamme.

La polizia non aveva nessun indizio su chi potesse aver commesso quelle stragi e giunse a Onoprienko solo grazie al cugino presso cui si era rifugiato tempo prima che, spaventato per aver scoperto numerose armi nella camera di Anatoly, decise di denunciare il fatto alla polizia. Il serial killer nel frattempo si era trasferito nella casa di una donna e di suo figlio. Una ventina di poliziotti suonarono il campanello dell’appartamento mentre la donna e il figlio non erano presenti: Onoprienko fu arrestato senza che avesse sospettato nulla.

Il processo contro Terminator iniziò solo tre anni dopo, in quanto il locale tribunale – dopo aver analizzato la mole di documenti dell’incartamento – non aveva denaro a sufficienza per procedere e così fu il governo centrale ucraino a pagare le spese processuali. Onoprienko non manifestò mai nessun rimorso e affermò che se le voci che lo spingevano a uccidere (che provenivano da Dio, Satana e Hitler) glielo avessero ordinato, avrebbe massacrato anche il figlio.

In seguito alla totale confessione fu condannato alla pena di morte per fucilazione, poi trasformata in carcere a vita per sottostare alla moratoria richiesta dall’Unione Europea. L’ex presidente dell’Ucraina Leonid Kuchma sostenne che Onoprienko avrebbe dovuto essere considerato un’eccezione, perché la pena di morte nel suo caso era giusta. A proposito di questa affermazione, in un’intervista pubblicata dal London Times il serial killer affermò: “Se dovessi mai uscire di qui, ricomincerei a uccidere di nuovo, ma stavolta sarebbe peggio, molto peggio… E se io non sarò giustiziato e dovessi un giorno riuscire a scappare dalla prigione, la prima cosa che farò sarà quella di andare a cercare Kuchma e appenderlo a un albero per le palle”.

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