Dorothea Waddingham, la falsa infermiera

| Il ricco patrimonio di un’anziana madre e della figlia malata di sclerosi multipla, e la dimenticanza di qualche medico di un’abbondante quantità di morfina, trasformarono la direttrice di una casa di cura in una duplice omicida

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Di Marco Belletti
Il 16 aprile 1936, Dorothea Waddingham, direttrice di una casa di cura inglese, fu impiccata a Birmingham dopo essere stata condannata per duplice omicidio. Nata come Dorothy Chandler nel 1899 – la data precisa non è conosciuta – in una fattoria nei pressi di Nottingham da una coppia non sposata, Dorothea assunse il cognome del padre qualche anno dopo e da ragazza ebbe una scarsa educazione: lavorando presso un’infermeria a Burton upon Trent (a 45 km circa da Nottingham), ricevette una formazione medica del tutto superficiale, tanto che per la legge inglese rimase sempre e solo una cameriera.

Nel 1925 sposò Thomas Leech, che aveva il doppio dei suoi anni: durante il matrimonio, la donna trascorse alcuni anni in carcere per frode e furto, ma riuscì comunque ad avere con il marito e i tre figli. Leech morì di cancro nel 1933, quando la Waddingham aveva già un amante, Ronald Sullivan, un ex soldato della prima guerra mondiale decorato, con il quale andò a convivere senza sposarsi e da cui ebbe altri due figli.

Durante il loro rapporto, la Waddingham iniziò ad accogliere pazienti anziani e infermi, trasformando in una casa di cura la loro abitazione al numero 32 di Devon Drive, a Nottingham. Per questo motivo fu spesso chiamata infermiera.

Per aumentare il giro di affari, la falsa infermiera si rivolse alla “County Nursing Association” che ne approvò il lavoro e le procurò due pazienti: l’89enne signora Baguley e sua figlia Ada, malata di sclerosi multipla. Nel febbraio 1935 un’altra sua paziente, la signora Kemp, morì: era una malata terminale cui erano somministrate forti dosi di morfina, e molte confezioni furono dimenticate nella farmacia della casa di cura.

Nel frattempo, Ada Baguley - informata che probabilmente a causa della sclerosi sarebbe morta prima della madre - aveva fatto testamento lasciando un patrimonio di 1.600 sterline da distribuire alla mamma e a due cugini. Tuttavia, il testamento scomparve (la Waddingham affermò al processo che era stato stracciato dalla stessa Ada), e ne comparve un altro datato maggio 1935 in cui la donna lasciava tutto il denaro a Dorothea e al marito, come ricompensa per le cure ricevute.

L’anziana signora Baguley morì nella seconda settimana di maggio, mentre la figlia le sopravvisse. Il 10 settembre Ada ricevette una vecchia conoscente di famiglia, Alice Briggs, che disse alla Waddingham che avrebbe ricambiato invitando l’amica a casa sua per un tè, ma il giorno dopo Sullivan informò il dottor Mansfield che la donna era in coma. Quando il medico si recò a visitarla, constatò che era già morta e senza nutrire sospetti, dopo aver ricevuto dettagli sulla malattia da parte della Waddingham, compilò il certificato di morte attestando come causa del decesso una degenerazione cardiovascolare.

Secondo quanto scritto sul testamento, Ada aveva richiesto di essere cremata e se ciò fosse avvenuto non ci sarebbero state prove contro la Waddingham. Tuttavia, all’epoca per poter procedere con la cremazione di un corpo era necessario che fossero due i medici a firmare il certificato di morte, il secondo dei quali dopo aver informato i parenti del defunto. Alla esplicita richiesta del responsabile delle cremazioni, Cyril Banks, la Waddingham affermò che non c’erano familiari e mostrò il testamento in cui la sventurata Ada aveva scritto di non notificare la morte ai parenti. Se la cremazione fosse avvenuta è probabile che la falsa infermiera non avrebbe potuto essere accusata della morte di Ada, ma siccome Banks era anche l’ufficiale medico della sanità di Nottingham e non aveva un’alta opinione della cosiddetta casa di cura, s’insospettì e richiese un’autopsia prima di procedere con la cremazione.

Il patologo mise in evidenza che le condizioni fisiche di Ada non avrebbero dovuto ucciderla in così breve tempo e trovò evidenti tracce di morfina nello stomaco, nel fegato, nei reni e nel cuore, concludendo che era stata avvelenata. A quel punto, dietro richiesta del ministero degli interni, fu riesumato anche il corpo della madre e si scoprì che era stata avvelenata anche lei con la morfina. Dorothea Waddingham e Ronald Sullivan furono così arrestati per duplice omicidio.

Il processo iniziò il 4 febbraio 1936 e l’accusa espose numerose testimonianze e circostanze che misero in difficoltà la difesa. Secondo l’autopsia l’ultimo pasto di Ada era stato particolarmente abbondante e l’accusa incolpò la Waddingham di averlo fatto per mascherare meglio la morfina. Il movente era senza dubbio il patrimonio delle due Baguley. La difesa cercò di limitare il caso alla sola morte della figlia, insinuando che il medico che aveva in cura la madre si fosse sbagliato nel definire il dosaggio di morfina da darle, fatto che il dottore negò categoricamente.

L’esito del processo fu scontato per la Waddingham – che il 27 febbraio fu giudicata colpevole di duplice omicidio – un po’ meno per il suo convivente che fu assolto per insufficienza di prove, nonostante fosse emerso in maniera evidente che era stato lui a scrivere la falsa nota in cui Ada avrebbe richiesto di essere cremata.

Nonostante fosse chiesta clemenza in quanto la donna era madre di cinque figli (di cui l’ultimo aveva solo tre mesi durante il processo ed era ovviamente ancora allattato) fu condannata alla pena di morte. Venne impiccata nella prigione di “Winson” Green da Albert Pierrepoint, il più famoso boia inglese che ha giustiziato circa 600 persone in una carriera di 25 anni terminata nel 1956, seguendo le orme del padre Henry e dello zio Thomas.

Poco prima dell’esecuzione, Dorothea Waddingham confessò il crimine e nonostante ciò furono oltre 10mila le persone (guidate dall’attivista contro la pena di morte Violet Van der Elst) che si radunarono senza successo davanti al carcere per manifestare contro l’esecuzione. Pochi mesi dopo l’impiccagione, il fidanzato di Ada Baguely si suicidò.

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