Giappone: condannato a morte il «serial killer di Twitter»

| Avvicinava sconosciuti con tendenze suicide e dopo averli violentati li uccideva e smembrava, conservando parti dei corpi nel freezer

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Takahiro Shiraishi ha un passato raccapricciante: a Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo, era conosciuto come uno dei peggiori “Kaori Scouto”, i cacciatori di ragazze da avviare nei bordelli. Quando la pessima fama ha iniziato a precederlo e il lavoro diventa ogni giorno più difficile, sceglie di trasferirsi a Zama, prefettura di Kanagawa, 50 km circa a sud di Tokyo, dove inizia una nuova vita. Perfino peggiore della prima.

Shiraishi pubblica sui social un annuncio inquietante in cui si rivolge a chi ha medita di farla finita: promette di aiutarli al grande salto e di essere pronto a fare lo stesso. Prende contatti, li invita a casa sua e di loro non si sa più niente.

Takahiro Shiraishi è l’ultimo indizio lasciato da una ragazza di 23 anni con problemi psicologici scomparsa nel nulla, quello da cui il fratello inizia a fare delle indagini: era stata vista passeggiare insieme a lui il giorno della scomparsa. Quando i sospetti diventano quasi certezze avvisa la polizia, e insieme a loro organizza un finto adescamento con un’agente donna che finge di essere una ragazza che bisogno di aiuto per farla finita. Gli agenti fanno irruzione nell’appartamento e chiedono notizie della sorella del ragazzo che li aveva avvisati: senza scomporsi, Takahiro Shiraishi indica il freezer. Al termine di una perquisizione degna di un film dell’orrore, la polizia trova i resti di nove cadaveri, tutti smembrati e sistemati in contenitori per i surgelati. Nei 13,5 metri quadrati del minuscolo rifugio di quello che ormai è per tutti il “serial killer di Twitter”, saltano fuori 240 ossa appartenenti a otto donne e un uomo, tutti di età compresa fra i 16 ed i 26 anni, drogati, violentati, strangolati e fatti a pezzi uno per uno fra l’agosto e l’ottobre del 2017. I vicini confermano che da tempo, da quell’appartamento, provenivano odori sgradevoli.

Takahiro Shiraishi viene arrestato il 31 ottobre dello stesso anno: confessa e ammette tutto. Ha contattato le sue vittime attraverso i social, e dopo la violenza sessuale le uccideva per timore che sporgessero denuncia: “Li facevo a pezzi in bagno e buttavo gli organi tenendo le ossa per paura di essere scoperto. Ho ucciso per soddisfare i miei impulsi sessuali e per soldi”. I suoi avvocati tentano di spostare il baricentro delle accuse verso il semplice omicidio: confessare di voler morire è di per sé prova della volontà di arrivare al gesto estremo, in un modo o nell’altro. Ma a respingere il tentativo legale è lo stesso serial killer, che in aula afferma: “Nessuno di loro voleva veramente morire”. Per i giudici, non c’è più alcun dubbio: Takahiro Shiraishi merita la pena di morte.

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