Giappone, il serial killer di Twitter

| I post che il 29enne Takahiro Shiraishi scambiava con le 9 vittime che ha ucciso e smembrato, sono stati analizzati da uno psicologo che ha tracciato il profilo di un giovane tanto spietato quanto abile con le tecniche di persuasione

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Il 21 ottobre del 2017, una ragazza 23enne di Zama, città a poca distanza da Tokyo, svanisce nel nulla. Poche ore dopo la scomparsa, il fratello lancia l’allarme alla polizia, fornendo anche una pista: un post su Twitter in cui la giovane aveva scritto “cerco qualcuno che voglia morire insieme a me”. Le ricerche, e un agguato architettato con una finta vittima, permettono alle autorità di fermare Takahiro Shiraishi, 29 anni, insoddisfatto commesso in un supermercato con un passato come “talent scout” per un bordello e l’industria del porno.

Quando gli agenti, dopo l’irruzione nell’appartamento, chiedono a Shiraishi notizie della 23enne scomparsa, lui indica il congelatore. Alla fine, la scientifica accerterà la presenza di nove cadaveri, otto donne e un uomo, tutti smembrati: in diversi contenitori la polizia rinviene teste, gambe e braccia delle sue vittime. E i vicini confermano che da tempo si erano lamentati con lui per il forte odore nauseabondo che proveniva dal suo appartamento, pensando però che si trattasse di cibo avariato.

La ricostruzione permette di capire che tutte le vittime sono state uccise e poi fatte a mezzi nella vasca da bagno con una motosega, e i loro cadaveri abusati sessualmente. Messo alle strette, Takahiro Shiraishi racconta che sceglieva le sue vittime su Twitter, preferibilmente giovani e fragili che pensavano al suicidio. Lui si offriva di accompagnarle verso l’ultimo viaggio, convincendo anche coloro che ancora non erano certi di volersi realmente uccidere.

Lo “Zama Suicide Pact” è diventato un caso che ha sconvolto il Giappone, dando anche agli esperti la possibilità di analizzare le tecniche utilizzate da Shiraishi. Yasushi Sugihara, professore di psicologia all’Università di Kyoto, ha passato parecchio tempo a studiare post e messaggi che il serial killer scambiava con le sue vittime, arrivando ad un’agghiacciante conclusione: Takahiro Shiraishi ha utilizzato le tecniche base del counseling, dell’arte della persuasione e della dipendenza psicologica per attirare le vittime e convincerle ad affidarsi a lui per il gesto estremo.

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