Il mostro scrive alle vittime: "Vi chiedo perdono"

| Il pluri-omicida pedofilo belga Marc Dutroux, 61 anni, scrive alle vittime sopravvissute e ai familiari delle vittime: "Mi sento responsabile, ma sono pentito". Dopo 22 anni di cella vorrebbe la libertà condizionale

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La lettera è pronta e aspetta solo di essere spedita. Nella sua richiesta di libertà sulla parola,dopo 22 anni di carcere per la morte di quattro bambini, Marc Dutroux, attraverso il suo avvocato, ha scritto alle vittime sopravvissute e ai parenti delle vittime assassinate. Sabine Dardenne, Laetitia Delhez, Julie, Mélissa, An e i genitori di Eefje riceveranno, nel fine settimana o all'inizio della settimana prossima, direttamente nella loro cassetta postale o tramite il loro avvocato, una lettera dell'avvocato Bruno Dayez, scritta per gli interessi del suo cliente Marc Dutroux. La lettera di oggi non ha nulla a che vedere con la lettera manoscritta di 44 pagine che Dutroux aveva inviato al padre di Julie Lejeune nel 2012, in cui descriveva la genesi del suo “profondo e irreversibile pentimento, il suo personale dolore per il male inflitto,  ricordando anche le circostanze della loro tragica morte”. Cercava un perdono che si perse nel silenzio.

"Non vogliamo creare un contrasto. Marc Dutroux ha approvato il testo, con alcune piccole modifiche. E' una lettera di acquiescenza, di apertura. Marc Dutroux, che riconosce tutta la sua responsabilità nella morte dei quattro bambini (...) anche se non li ha uccisi direttamente, si rivolge ai genitori e alle sue vittime per dire loro che è pronto a rispondere alle loro richieste", spiega l'avvocato che sta lavorando anche a un nuovo progetto, dopo il successo del suo libro.

Da Wikipedia, chi è Marc Dutroux

Nel corso di una decina di anni (dal 1985 al 1996) Dutroux ha sequestrato e torturato 6 ragazze dagli 8 ai 19 anni, abusando sessualmente di tutte loro. Solo due delle sue vittime, Sabine Dardenne e Laetitia Delhez, di 12 e 14 anni, riuscirono a sopravvivere alle sevizie; An Marchal e Eefje Lambrecks, di 17 e 19 anni, vennero uccise, mentre Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di 8 anni, furono lasciate morire di stenti. Secondo alcuni, Dutroux sarebbe stato un semplice "manovale" di una più ampia rete di pedofili; certamente ebbe dei complici[2].

La vicenda venne alla luce solo il 9 agosto 1996, con la sparizione di Laetitia dalla piscina dove si recava solitamente: un testimone era riuscito a identificare un veicolo bianco che risulterà poi intestato a Marc Dutroux[3]. Il 12 agosto Dutroux e sua moglie Michèle Martin vengono arrestati con le accuse di rapimento e pedofilia e il 15 agosto gli agenti ritrovano Laetitia e Sabine (rapita il 28 maggio 1996)[4] nella cantina dell'abitazione della coppia, sotto shock ma ancora in discrete condizioni.

Il 17 agosto, nel giardino di un'altra abitazione di Dutroux, a Sars-la-Buissière, vennero ritrovate le salme di Julie e Melissa, scomparse il 24 giugno 1995. Viene individuato anche il corpo di Bernard Weinstein, già condannato per pedofilia e presunto complice di Dutroux. Infine, in base alle indicazioni del "mostro", il 3 settembre furono recuperati dalla cantina di un'altra casa i resti delle prime vittime, An e Eefje[

Dal 1º marzo 2004, Dutroux è stato sottoposto a processo assieme all'ex moglie Michele Martin e ai presunti complici Michel Lelièvre e Michel Nihoul. Il 17 giugno successivo la giuria popolare ha riconosciuto Dutroux colpevole dei sequestri, delle violenze e degli omicidi delle ragazzine, cui si aggiungeva l'uccisione di Bernard Weinstein; colpevoli furono dichiarati anche la Martin e Lelièvre, mentre Nihoul, considerato da molti il capo dell'organizzazione, fu assolto dall'accusa di complicità. La successiva sentenza della corte d'assise di Arlon ha condannato Dutroux all'ergastolo, l'ex moglie a trent'anni, Lelièvre a venticinque e Nihoul a cinque anni per reati minori (associazione a delinquere e traffico di droga)[

Il 28 agosto 2012 la Corte di cassazione belga, respingendo i ricorsi presentati dai parenti delle vittime e dal procuratore generale di Mons, ha dato il via libera alla libertà condizionata della Martin dopo aver trascorso in carcere sedici anni su trenta. La Martin sarà obbligata a risiedere in un convento e non potrà recarsi nelle province di Liegi e Limburgo dove vivono le famiglie delle vittime[7].

Il caso ha scatenato non poche polemiche tra l'opinione pubblica che accusava la classe politica, le forze di polizia e la giustizia del Belgio di incapacità e inadempienze. Lo sdegno dell'intera nazione si manifestò nella "marcia bianca" del 20 ottobre 1996, in cui 350.000 persone sfilarono a Bruxelles in memoria delle vittime della pedofilia e per chiedere giustizia[5].

Qualcuno ipotizzò che Dutroux e i suoi complici avessero goduto della protezione di esponenti politici e inquirenti, ma fu smentito il 17 febbraio 1998da una commissione di inchiesta parlamentare[5]. Dutroux era infatti da tempo noto per reati legati alla pedofilia: nel 1985 era stato arrestato per sequestro e violenza su cinque adolescenti e, condannato a tredici anni e mezzo nel 1989, gli era stata concessa la libertà condizionata nel 1992. Anche la moglie Michèle Martin era stata fermata e condannata a tre anni per complicità di sequestro[8].

Il 23 aprile 1998, inoltre, il "mostro" riuscì a fuggire dal palazzo di giustizia di Neufchateau: dopo aver bloccato una guardia impossessandosi della sua arma, Dutroux si era impadronito di un'auto dirigendosi verso Arlon; venne arrestato qualche ora dopo da una guardia forestale. L'indomani mattina, re Alberto II accettava le dimissioni dei ministri della Giustizia e degli Interni, Stefaan de Clerq e Vande Lanotte[9].

Il 15 gennaio 1998 Poul Marchal, padre di An, fondò il Partito della Nuova Politica per portare in Belgio «quei cambiamenti che le formazioni tradizionali non sono riusciti a realizzare» puntando «a lottare contro la corruzione e il razzismo».

 

 

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