La più giovane della Manson Family chiede la libertà

| Per 23 volte dal 1971, i legali di Leslie Van Houten hanno presentato istanza di libertà vigilata, sempre respinta. La donna faceva parte del gruppo che massacrò i coniugi LaBianca, il giorno successivo all’omicidio di Sharon Tate

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Nel 1969, Leslie Van Houten aveva 19 anni, ma molta più vita sulle spalle. Nata nell’agosto del 1949 ad Altadena, un sobborgo di Los Angeles, cresce in una famiglia tranquilla, ma quando i genitori si separano inizia ad assumere droghe alternando fughe a ritorni a casa. A 17 resta incinta, ma la madre la obbliga ad abortire: Leslie obbedisce ma se ne va, scegliendo di vivere come gli hippy che in quegli anni riempiono la California. Incontra Charles Manson, un tizio molto affascinante che la invita a unirsi alla sua comune: Leslie chiama casa un’ultima volta per dire che non l’avrebbero più vista e sentita. Diventa una delle vittime soggiogate da Manson: è lui a decidere quando devono mangiare, dormire, fare sesso (e con chi) e prendere le pastiglie di Lsd che rendono tutto più semplice. Lesley, come tutta la “Manson Family”, fa quel che le viene richiesto: ruba auto e svuota gli appartamenti, compreso quello di suo padre, che rapina per due volte.

L’8 agosto del 1969, Manson ordina a Susan Atkins, Patricia Krenwinkel, Tex Watson e Linda Kasabian di entrare nella villa al 10050 di Cielo Drive, a Beverly Hills, e massacrare chiunque sia presente: muoiono l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski e incinta all’ottavo mese, e alcuni amici che quella sera si trovavano con lei. Leslie Van Houten non fa parte del gruppo, ma è chiamata a fare la sua parte il giorno successivo, quando il gruppo fa irruzione nella villa di Leno e Rosermary LaBianca, a Los Feliz: è una nuova mattanza. Sui corpi delle due povere vittime i medici legali conteranno oltre 40 coltellate, di cui diverse decine inflitte dopo la morte.

Gli omicidi scuotono Hollywood e mettono in allarme l’aria fino ad allora pacifista della California: il 12 ottobre la polizia arresta Charles Manson, due mesi dopo scattano le manette anche ai polsi del resto della “Famiglia”, compresa Leslie Van Houten. Pur tentando di scagionare Manson, le confessioni della ragazza aiutano a identificare con precisione gli assassini di Sharon Tate e quelli dei coniugi LaBianca. Il 29 marzo 1971 viene condannata a morte per omicidio: è la più giovane nella storia della California. Poco tempo dopo, la corte suprema converte tutte le sentenze nel carcere a vita. Nel 1977 viene concessa la riapertura di un processo a carico di Leslie Van Houten, con la difesa che tenta di dimostrare la totale dipendenza psicologica da Charles Manson, oltre alla tossicodipendenza, ma la corte non cambia idea e ribadisce la condanna al carcere a vita.

In base alla legge californiana, alcune condanne all’ergastolo hanno diritto alla libertà sulla parola: negli anni, i legali di Leslie Van Houten ci provano ventidue volte, tutte respinte per “pericolosità sociale”. Oggi, a 70 anni, di cui 40 trascorsi in galera, Leslie Van Houten è un’anziana signora, una detenuta modello che ha preso una laurea in letteratura anglosassone e un master in scienze umanistiche: della ragazza che sfidava gli sguardi dei presenti con orgoglio sprezzante non è rimasto nulla. Si è pentita, ha espresso rimorso e rinnegato Charles Manson, morto dietro le sbarre nel novembre del 2017. “Mi assumo la piena responsabilità del crimine che ho commesso e di aver permesso a Charles Manson di fare di me ciò che ha fatto a tutti noi”.

Il 30 gennaio, due giorni fa, gli avvocati hanno presentato la 23esima richiesta di libertà vigilata. La decisione è nelle mani di Gavin Newson, il nuovo governatore della California, che ha 150 giorni per pronunciarsi. Ma contro la nuova istanza è arrivato il parere negativo di Debra Tate, la sorella di Sharon, e quello della famiglia LaBianca.

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