Lo scandalo della Bologna bene che fece epoca

| All’alba del Novecento, nel capoluogo emiliano, l’omicidio di un conte da parte del fratello della ex moglie diventa un caso nazionale, preso a esempio dagli ambienti clericali e reazionari per stigmatizzare razionalismo e laicità

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La mattina del 28 agosto 1902 la portinaia di un’elegante palazzina del centro di Bologna entrò nell’appartamento del conte Francesco Bonmartini che non vedeva da una settimana, da quando cioè era tornato in città dalle vacanze. La donna trovò il corpo del conte in avanzato stato di decomposizione e con segni evidenti che era stato ucciso a pugnalate.

Gli inquirenti, immediatamente chiamati sul luogo del delitto, indagarono sull’omicidio e fecero così venire a galla una torbida storia di tradimenti e violenze domestiche tra il conte, la ex moglie Linda Murri e il fratello della donna, Tullio, che le era legato da un affetto morboso e sottomesso.

Linda Murri era stata educata dal padre Augusto – progressista repubblicano e celebre medico, considerato uno dei più grandi clinici del suo tempo – in modo laico e piuttosto emancipato. Dopo una relazione finita male con Carlo Secchi, allievo del padre, Linda aveva conosciuto il conte Francesco Bonmartini, un aristocratico e reazionario possidente veneto che sposò ventunenne nel 1892. Gli sposi si stabilirono a Padova e quasi subito il conte iniziò a comportarsi in maniera violenta nei confronti della giovane moglie. Dopo una prima figlia quasi ripudiata dal padre che voleva un maschio, Linda partorì nel 1896 il secondogenito che sarebbe rimasto rachitico e malato per tutta la vita, e la famiglia tornò a vivere a Bologna.

I continui litigi tra i coniugi esasperarono la donna che nel 1899 chiese e ottenne la separazione legale. Linda nel frattempo aveva ristabilito la relazione con il suo primo fidanzato, Carlo Secchi, e scambiava reciproche confidenze con il fratello Tullio, che aveva iniziato la carriera politica diventando consigliere municipale, sconfiggendo tra l’altro Giosuè Carducci.

In quel periodo, Bonmartini cercava in tutti i modi di ottenere un incarico come assistente dell’ex suocero presso l’Università di Bologna, senza tuttavia riuscirci. Minacciò la moglie di portare via i figli e tornare a vivere a Padova se lei non lo avesse aiutato. Nonostante un parziale riavvicinamento, nell’estate 1902 i rapporti tra i coniugi erano piuttosto tesi: Linda raggiunse comunque il marito in vacanza a Venezia dalla Svizzera, dove si era recata con l’amante Carlo Secchi, i figli e la governante Rosina Bonetti, amante del fratello Tullio. Quest’ultimo cercò di convincere in ogni modo la sorella che il conte avrebbe dovuto essere definitivamente eliminato prima che la conducesse alla disperazione. Addirittura, sembra che Tullio in un’occasione abbia cercato di immobilizzare senza successo l’ex cognato, in modo che la sua amante potesse iniettargli in vena una dose di curaro che gli era stata fornita da Carlo Secchi. E che alcuni giorni dopo abbia tentato di farsi aiutare da un giovane studente in medicina con il vizio del gioco, Pio Naldi, che tuttavia rifiutò e cercò di far desistere Tullio dal suo intento, ma che non denunciò il fatto alla polizia.

Omicidio che invece riuscì qualche giorno prima del 28 agosto, data in cui la portinaia avrebbe poi scoperto il corpo del conte. La notizia del delitto ebbe un’enorme eco sui giornali e coinvolse anche Augusto Murri. Dapprima si parlò del crimine come di uno scandalo nell’ambito borghese, ma ben presto la stampa clericale avviò una violenta campagna mediatica fornendo numerosi dettagli morbosi e insinuazioni scandalose. La tragedia dei Murri fu spregiudicatamente sfruttata in ambiti reazionari per dimostrare i negativi effetti dell’educazione laica e razionalista che il progressista dottor Augusto aveva dato a entrambi i figli, uno dichiaratamente socialista e l’altra incapace di tenere unita la famiglia e che – fatto inammissibile per quegli anni – era riuscita a separare la sessualità dal semplice atto riproduttivo.

Il rapporto extraconiugale di Linda divenne così immediatamente pubblico con dovizia di particolari scabrosi, anche infondati, tanto che la donna per sfuggire allo scandalo si rifugiò con il fratello in Svizzera. Fu il padre che li riportò a Bologna in seguito alla confessione che gli aveva fatto il figlio scrivendogli dal nascondiglio. Augusto Murri l’11 settembre denunciò Tullio come omicida, consegnando agli inquirenti la lettera del figlio, su cui c’era scritto che egli – insieme con l’amante Rosina Bonetti e il conoscente Pio Naldi – si era introdotto in casa di Bonmartini utilizzando una chiave avuta da Linda, che ancora era a Venezia. A questo punto il conte avrebbe avuto un alterco con l’ex cognato, che nella lettera sosteneva di essere stato aggredito con un coltello e che, per difendersi, aveva colpito e ucciso Bonmartini.

Oltre a Tullio e ai suoi due complici, fu arrestato anche Carlo Secchi in quanto aveva fornito il curaro e una somma di denaro, trovata poi nelle tasche di Pio Naldi.

Il processo fu celebrato a Torino con altrettanto clamore mediatico e – per la prima volta in Italia – con le testimonianze di periti psichiatrici. Le sole arringhe per la difesa di Linda Murri riempirono quasi mille pagine degli atti, furono ascoltati circa 400 testimoni, quasi 60 furono le testate giornalistiche accreditate sempre presenti a ogni udienza e tra il pubblico si alternarono personaggi famosi dell’epoca.

Il processo terminò il 12 agosto 1905 con severe condanne: 30 anni di carcere per Tullio Murri e Pio Naldi, rispettivamente per omicidio premeditato e complicità nello stesso omicidio; 10 anni per Linda Murri e Carlo Secchi, entrambi per complicità; 7 anni e mezzo a Rosina Bonetti per favoreggiamento, pena ridotta per accertata seminfermità mentale.

L’anno dopo, il re Vittorio Emanuele III concesse la grazia a Linda Murri, come ricompensa al padre Augusto che aveva guarito dal tifo (e da morte quasi certa) la figlia del sovrano Mafalda. 

Tullio Murri scontò 17 dei 30 anni cui era stato condannato, scrivendo in carcere romanzi e saggi apprezzato anche all’estero. Morì nel 1930, tre anni prima del padre Augusto. Al termine della pena, Rosina Bonetti fu rinchiusa in un manicomio mentre Carlo Secchi morì in carcere scontando la pena. Pio Naldi uscì di prigione nel 1919 ed esercitò l’attività di medico condotto.

Linda Murri si risposò con il precettore dei figli e si ritirò nella tenuta di famiglia a Porto San Giorgio nelle Marche, da dove in seguito si trasferì a Roma. Come il fratello, anche lei scrisse libri (di parapsicologia) e morì ottantaseienne nel 1957, dopo essere stata colta da paralisi alcuni anni prima.

Criminal Files
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