Marcel Petiot, il medico che faceva a pezzi i pazienti

| Nella Francia tra le due Guerre Mondiali un dottore uccise oltre 60 persone nell’arco di quasi vent’anni prima di essere catturato. Condannato a morte per 27 omicidi, fu ghigliottinato un anno dopo la fine del conflitto

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Di Marco Belletti
“Il dottor Petiot è un giovane medico di venticinque anni che può fare solamente del bene con le sue aggiornate conoscenze di medicina: ecco perché i suoi pazienti hanno fiducia in lui”. Questo è quello che leggevano sul locale quotidiano nei primi anni Venti del Novecento i cittadini di Villeneuve-sur-Yonne – cittadina della Borgogna, nel cuore della Francia – a proposito del nuovo dottore appena arrivato in paese.

Il medico era Marcel Petiot, nato il 17 gennaio 1897 ad Auxerre, che già dall’infanzia aveva dimostrato di avere un carattere veramente difficile: derubava i compagni di classe, li tormentava con dispetti sempre più pesanti, arrivò fino a torturare e uccidere animali domestici come cani e gatti. Per questo motivo fu fatto visitare da uno psicologo. Quando la madre morì nel 1912, fu affidato a una zia e nel 1916 – in piena guerra mondiale – partì per il servizio militare.

Sotto le armi, il suo comportamento non migliorò e dopo numerosi furti e maltrattamenti dei commilitoni fu ricoverato in quanto ritenuto parzialmente insano di mente. Pur di farsi congedare si sparò a un piede e riuscì così nel suo intento. Quando il conflitto terminò, Petiot riprese gli studi, si laureò in medicina nel 1921 e lavorò per qualche mese in ospedale, fino al trasferimento a Villeneuve-sur-Yonne, dove proseguì la sua attività di medico.

La svolta nella sua vita avvenne nel maggio 1926, quando Petiot si recò a casa di Louise Delaveau, una sua giovane paziente benestante. Anziché visitarla, il dottore la fece a pezzi con un’ascia, ne mise le parti del corpo in un sacco portandole, con la sua auto, a un vicino fiume dove le gettò. Conservò solo alcune parti del cadavere.

Nei giorni successivi a questo primo omicidio, un altro paziente iniziò ad avere dubbi sul comportamento del dottore, avendolo visto entrare nella casa della Delaveau il giorno in cui era scomparsa. Petiot non perse tempo: entrato in casa dell’uomo lo colpì al petto con un lungo coltello, gli tagliò la gola fino quasi a decapitarlo, quindi sezionò il cadavere in più parti e ne nascose i resti dentro una buca.

Un paio di mesi più tardi, a luglio, riuscì a farsi eleggere sindaco: anche in questo caso furono numerosi gli apprezzamenti dei concittadini per le sue prime attività con quella carica. Un anno dopo sposò Georgette Lablais, la figlia ventitreenne di un ricco abitante di Villeneuve-sur-Yonne, e nel 1928 nacque Gerhardt il loro unico figlio.

Nel frattempo, si appropriò indebitamente di parecchio denaro delle casse comunali e pertanto fu sospeso dalla carica: convinto di aver subito un abuso e che la colpa della sua sospensione fosse di un avversario politico, Armand Debauve, nel marzo 1930 si introdusse nella casa del rivale dove sorprese la moglie che uccise accoltellandola all’addome per poi tagliarle la gola.

Nonostante fosse stato visto nei pressi del luogo del delitto, non furono trovate prove concrete nei suoi confronti e così Petiot tornò a fare il sindaco: ma quando un suo paziente lo accusò di aver abusato della figlia dopo averla drogata, prima che la notizia diventasse pubblica il dottore uccise l’uomo e ne fece sparire il corpo che fu ritrovato solo molti mesi dopo, decomposto in un fosso.

Nel gennaio 1933 Petiot e famiglia si trasferirono a Parigi dove iniziò a lavorare nello studio medico di un altro dottore prima di aprirne uno suo. 

Durante il secondo conflitto mondiale convinceva i pazienti ebrei di andare a casa sua con la promessa di nasconderli e farli poi emigrare in Sud America. In realtà li avvelenava con cianuro spacciandolo per un vaccino, quindi smembrava i loro corpi con un’ascia e ne nascondeva i resti in buche scavate nel giardino o gettandoli nella Senna. L’indagine successiva all’arresto ha provato che Petiot caricava i resti delle sue vittime su un carrello attaccato alla sua bicicletta, con cui costeggiava il fiume, gettando le parti dei corpi senza smettere di pedalare.

Quando la polizia fece irruzione nella casa del dottore, chiamata dai vicini per l’insopportabile odore emesso dal camino, durante la perquisizione furono trovati ventisette corpi mutilati, in un pozzo c'erano altri resti umani con segni di torture, mentre in un armadio furono rinvenuti flaconi con vari tipi di veleno. Mentre la moglie e il fratello furono arrestati per complicità – e confessarono tutto, anche di aver acquistato cemento per coprire le fosse con i morti – Petiot riuscì a dileguarsi, rifugiandosi presso conoscenti della Resistenza ai quali confidò di nascondersi per aver ucciso un soldato tedesco.

Nonostante si fosse fatto crescere la barba e avesse documenti falsi, Petiot fu riconosciuto e arrestato il 31 ottobre 1944 in una stazione della metro di Parigi. Indagini più approfondite, portarono alla scoperta di numerosi altri cadaveri in stato di decomposizione nei dintorni di Villeneuve-sur-Yonne che portò il totale delle sue vittime a oltre 60 persone.

Durante il processo che si svolse nel 1946, l’avvocato difensore tentò di convincere i giudici che Petiot era un patriota in quanto i cadaveri ritrovati nel giardino erano soldati tedeschi e che gli ebrei dei quali si erano perse le tracce vivevano in Sud America. Le prove erano troppo evidenti e furono decisive per almeno 27 capi di imputazione: la camera di consiglio per la condanna a morte di Marcel Petiot fu una della più brevi della storia giudiziaria francese, pochi minuti soltanto.

Il medico killer fu ghigliottinato all’alba del 25 maggio 1946. Sembra che abbia apostrofato l’incaricato del boia che lo svegliò la mattina dell’esecuzione dicendogli “Tu mi fai incazzare” e che abbia affermato prima di salire sul patibolo: “Signori, vi chiedo solo di non guardare, la cosa non sarà carina”.

Alcune guardie presenti dichiararono che la testa finita nel cesto dei condannanti sorridesse ancora dopo la morte.

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