Pedro López, il mostro delle Ande

| Dopo aver partito da bambino ogni genere di violenza fisica e sessuale, uscito dal carcere un giovane colombiano inizia sistematicamente a uccidere bambine e ragazzine tra Perù, Ecuador e Colombia. Ha confessato oltre 300 omicidi

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Di Marco Belletti
Il 1948 è un anno difficile per la Colombia, molto più difficile di altri. Dopo l’omicidio del politico liberale Jorge Gaitan, la nazione si ritrova a vivere una lunga e drammatica guerra civile, chiamata “el bogotazo”, con un periodo d’anarchia governativa di 10 anni che provocò oltre 20mila morti.

Esattamente sei mesi dopo la morte del leader liberale, l’8 ottobre 1948 nasce nel dipartimento di Tolima (a circa 200 chilometri a ovest della capitale Bogotà) Pedro Alonso López, settimo figlio di una prostituta che dopo di lui ne avrebbe avuti altri sei. Quando ha otto anni, il bambino è sorpreso dalla madre a molestare una sorella minore e viene cacciato di casa, fatto quanto meno strano visto che è stata la donna a mostrare al figlio riviste pornografiche per rispondere alle sue prime domande sul sesso. Riuscito a tornare a casa, la dispotica madre lo carica su un autobus che lo porta lontano, verso la capitale. Anni dopo, Pedro racconta che appena arrivato alla destinazione finale del bus è stato avvicinato da un uomo che gli offre cibo e un tetto, ma che dopo averlo condotto in un edificio diroccato lo sodomizza violentemente, abbandonandolo subito dopo.

Si nasconde di giorno in edifici fatiscenti e di notte esce in cerca di cibo tra i rifiuti, e dopo un anno di una vita ai margini di tutto viene finalmente accolto in una scuola per orfani di Bogotà. Purtroppo nel 1963 viene di nuovo violentato (questa volta da un professore) e la sua reazione è rubare un po’ di denaro dalla segreteria della scuola e fuggire: vive di espedienti, elemosine e piccole rapine fino a quando si “specializza” nei furti di auto. Pizzicato, è condannato a sette anni di carcere e due giorni dopo il suo ingresso in prigione viene stuprato da quattro detenuti più anziani. È questo episodio a scatenare in lui la reazione: con un rudimentale coltello costruito da sé, uccide tutti i suoi violentatori. Viene condannato a due anni aggiuntivi per legittima difesa.

È quindi in prigione che si compie la sua definitiva e irreversibile trasformazione, con danni irreparabili alla sua psiche e - come per molti altri assassini seriali - anche Pedro è posseduto da paranoie ossessive nei confronti della madre e le riversa nella realtà con odio e violenza nei confronti delle donne.

Quando ormai trentenne esce dal carcere, trova lavoro come venditore ambulante in Perù, dove inizia a seminare morte. Grazie ad un mestiere che gli consente continui spostamenti, sembra che tra il 1978 e il 1979 Pedro López abbia aggredito e ucciso almeno un centinaio di bambine e ragazze delle tribù indios, fino a quando viene catturato nel nord della nazione mentre cerca di violentare una bimba di nove anni. Gli indios lo torturano e stanno per seppellirlo vivo dandolo in pasto alle formiche quando una missionaria li convince a consegnarlo alle autorità per una giusta condanna. Purtroppo polizia e giudici non perdono tempo dietro alla denuncia di una piccola tribù ed estradano Pedro in Ecuador, dove l’uomo ricomincia la sua opera.

Nell’aprile 1980 un’inondazione porta alla luce numerosi corpi di ragazze che si credevano scomparse e le autorità dell’Ecuador indagano con più attenzione. Alcuni giorni dopo la macabra scoperta, Pedro viene fermato dai venditori di un mercato mentre cerca di rapire una dodicenne e nuovamente consegnato alla polizia. In cella si confida con un sacerdote, dichiarando di avere ucciso 110 ragazze in Ecuador, 100 in Colombia e oltre un centinaio in Perù. I giornali iniziano a parlare del “mostro delle Ande”.

Agli inquirenti racconta che trascorre il suo tempo libero passeggiando tra i negozi dei villaggi, sceglie ragazzine dall’aspetto innocente e le strangola guardandole negli occhi prima dell’oscurità, in quanto prova una forte eccitazione sessuale osservando in loro la vita che fugge. Dopo averle uccise passa ore in compagnia dei cadaveri, facendoli sedere a una tavola imbandita, offrendo del tè e chiacchierando con loro, quindi seppellisce i corpi in gruppi per non lasciare sole le ragazze. Sembra abbia ucciso al ritmo serrato di circa tre-quattro omicidi alla settimana.

Gli inquirenti dapprima credono si tratti di un mitomane, ma alcuni giorni dopo la confessione Pedro conduce alcuni agenti in una località isolata nel centro dell’Ecuador dove vengono scoperti i resti di 53 ragazze di età compresa fra gli otto e i 12 anni. L’uomo viene incriminato per 57 omicidi anche se, nelle dettagliate confessioni, ne reclama almeno 110. “Se qualcuno confessa 100 omicidi - dichiara in quei giorni un inquirente ai giornali - e si trovano i corpi di 53 vittime, allora dobbiamo credere a quello che dice. Riteniamo che 300 omicidi siano una stima per difetto”.

Durante la confessione emerge che Pedro López è convinto di dover compiere una missione: “Le ho uccise per mettere fine alle sofferenze che subivano nella vita terrena”.

Alla fine del 1980 è dichiarato colpevole di 110 omicidi e condannato all’ergastolo, poiché in Ecuador non è prevista la pena di morte. Durante la carcerazione concede alcune interviste, tra cui una a Ron Laytner, corrispondente nella nazione sudamericana del “National Examiner”. “Io – si sarebbe vantato López – sono l’uomo del secolo, nessuno si dimenticherà di me e presto sarò rilasciato per buona condotta”.

Viene rilasciato il 31 agosto 1994 ed estradato in Colombia, ma alcuni anni dopo è di nuovo arrestato in Ecuador come immigrato clandestino e rispedito ancora in Colombia. In un centro per malati di mente a Bogotà è sottoposto a una perizia psichiatrica da cui emerge che è sano di mente. Nel 1998 viene scarcerato e poco nuovamente arrestato in Ecuador. Ancora una volta allontanato, da allora se ne sono perse le tracce. Nel 2002 gli è stato attribuito un nuovo omicidio ma è introvabile e attualmente nessuno sa se sia ancora vivo o morto, forse ucciso per vendetta da qualche familiare di una delle sue innumerevoli vittime.

Galleria fotografica
Pedro López, il mostro delle Ande - immagine 1
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