Peter Stubbe, il licantropo di Bedburg

| Uccideva, scannava le sue vittime e ne mangiava il cuore: per 25 anni un uomo all’apparenza tranquillo e con famiglia terrorizzò i concittadini. Fu condannato alla ruota della tortura e il corpo bruciato sul rogo

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di Marco Belletti

Nel 1565 Katherine Trompin era una giovane e bella ragazza che viveva a Bedburg, un piccolo comune tedesco nei dintorni di Colonia. Ancora adolescente fu sedotta da Peter Stubbe – un compaesano di mezza età, una persona normale, proprietario di alcuni terreni agricoli – che affascinato dalla bellezza della ragazza di fatto la rapì, obbligandola a vivere a casa sua e rendendola la sua amante. Da Katherine l’uomo ebbe anche due figli.

Proprio il carattere schivo e tranquillo di Stubbe impedì che si sollevassero sospetti in questo “ratto” della ragazza, sebbene in passato fossero già avvenuti nel paese scomparse e uccisioni piuttosto efferate di ragazze.

In realtà i concittadini di Bedburg pensavano di dover affrontare una bestia sconosciuta, estremamente feroce e pericolosa, giunta non si sa bene da dove. Nell’ottobre 1564 una dodicenne si allontanò dagli amici per curiosare in una fitta boscaglia. Ritrovarono il suo corpo sventrato e senza cuore: molti, nella zona, credettero di trovarsi di fronte a un lupo assetato di sangue umano. Furono effettuate battute di caccia ma, ovviamente, non portarono a nessun risultato, mentre le morti proseguivano.

Per esempio, una donna incinta camminava lungo un sentiero nei presi di un bosco quando fu afferrata per il collo e morsa alla gola: l’insospettabile Stubbe l’aveva uccisa all’istante. Quindi le asportò il feto e lo portò a casa per mangiarlo.

L’assassino licantropo non si accontentava di esseri umani: quando non riusciva a trovarli penetrava negli ovili, sventrava pecore e capretti e ne mangiava alcune parti direttamente sul posto. Inquirenti, proprietari delle fattorie e parenti delle vittime umane non collegarono immediatamente i diversi episodi. Le indagini, separate, portarono a ben pochi risultati.

Negli anni successivi Katherine e la primogenita Beell furono testimoni di numerosi omicidi del marito/padre, che portava a casa le vittime o parti di esse e le mangiava insieme con le familiari.

Nel frattempo, proseguivano senza sosta le ricerche da parte di forze dell’ordine e volontari cittadini, con perlustrazioni ovunque, cercando di stanare la bestia prima che il feroce predatore potesse nuovamente uccidere.

Una delle vittime successive fu una ragazza che aveva accompagnato alcune mucche al pascolo. Fu aggredita alle spalle, morsa su collo e gambe, squartata dal torace al pube e subì l’asportazione di vari organi tra cui il cuore, la parte preferita dal killer.

La follia di Stubbe proseguì inarrestabile, tanto che una sera portò il secondogenito in un bosco – dove in precedenza aveva già ucciso altri giovani – e con un’ascia spaccò la testa del bambino, ne mangiò il cervello e lasciò sul posto i resti del corpo.

Ma ancora le indagini non si focalizzarono su di lui.

Poco tempo dopo rapì due fratelli che si erano allontanati per sbaglio dal luogo in cui la madre aveva chiesto loro di rimanere per giocare. Stubbe li portò entrambi nel solito fitto della boscaglia dove tagliò loro la gola, ne bevve il sangue che sgorgò, asportò i loro cuori e altri organi: i due malcapitati furono ritrovati soltanto qualche giorno dopo dai volontari che partirono alla loro ricerca.

Aggressioni, omicidi, profanazione dei corpi ed espiantazioni degli organi proseguirono per 25 anni, quando finalmente il “licantropo” di Bedburg fu catturato. Nell’ottobre 1589, Stubbe rapì l’ennesimo bambino che tuttavia fu molto più fortunato di chi l’aveva preceduto, in quanto le sue urla furono sentite da alcune persone che erano nei pressi del luogo dell’aggressione e che quindi intervennero in sua difesa. Sulle prime Stubbe cercò di nascondersi nella boscaglia più fitta ululando per confondere le ricerche e far desistere i contadini dalle ricerche, spaventati dal lupo. Ma questi, armati di bastoni si inoltrarono nel bosco con l’intenzione di colpire o almeno far fuggire la bestia inferocita. Rimasero stupefatti quando davanti a loro saltò fuori all’improvviso un uomo: gli omicidi che tutto il paese riteneva fossero commessi da un lupo, erano invece opera del compaesano Peter Stubbe.

Complessivamente l’uomo fu accusato di aver ucciso, massacrato e divorato una ventina di persone, tra cui due donne incinte e almeno quindici bambini.

Durante il processo che fu immediatamente celebrato, Stubbe si difese affermando di essere stato costretto a uccidere dal demonio, che lo aveva obbligato a farlo trasformandolo in un grosso lupo nelle cui sembianze provava grande soddisfazione a mangiare cuori e cervelli.

L’uomo – evidentemente con gravi disturbi mentali – in un altro momento affermò di essere stato morso a un braccio da un lupo vero, che lo avrebbe così trasformato in licantropo.

Se queste affermazioni fossero un tentativo di evitare la pena di morte non raggiunsero l’obiettivo, più probabilmente erano il delirio di una persona malata. In ogni caso, la giuria formulò nei confronti del licantropo la pena più severa: troppi erano stati gli omicidi.

Il 28 ottobre 1589 Stubbe fu legato alla ruota della tortura, gli furono staccati pezzi di carne da braccia e gambe con un ferro arroventato, gli furono tagliati di netto piedi e mani con un’ascia e infine fu decapitato. Il corpo venne quindi messo al rogo mentre la testa, conficcata su un palo, fu esposta in varie piazze della città. Infine, sulla ruota della tortura furono incisi i nomi delle vittime identificate, sedici, anche se le morti causate da Stubbe probabilmente sono state molte di più.

L’amante succube Katherine e la figlia Beell furono arse vive su un rogo, in quanto giudicate complici di Stubbe che – quasi certamente – era realmente convinto di trasformarsi in un lupo mannaro mentre compiva i suoi omicidi.

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