Arrestata la squadra che ha fatto fuggire Ghosn

| Un ex militare delle forze speciali americane, vero professionista dei blitz di salvataggio, suo figlio e un terzo uomo. Sono il team che ha pianificato in ogni dettaglio la rocambolesca fuga dal Giappone dell’ex ad di Nissan

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Tre uomini residenti in Massachusetts accusati di aver aiutato a far uscire di nascosto dal Giappone l’ex amministratore delegato della “Nissan” Carlos Ghosn alla fine dell’anno scorso, sono stati arrestati nelle scorse ore.

I tre sono stati identificati come Michael Taylor, ex militare delle forze speciali americane, e suo figlio Peter, su cui pende un mandato di cattura emesso in Giappone: non è ancora chiaro il ruolo del terzo uomo, George-Antoine Zayek. A breve compariranno davanti alla corte federale di Boston per la convalida del fermo.

Secondo il fascicolo d’inchiesta, Peter Taylor si è incontrato con Ghosn almeno sette volte nei mesi precedenti all’evasione, mentre era in libertà provvisoria su cauzione per crimini finanziari commessi in Giappone. Alla fine di dicembre, Peter Taylor è volato a Tokyo e ha incontrato Ghosn all’hotel “Grand Hyatt”. Nel frattempo, Michael Taylor e Zayek sono atterrati a Osaka con un jet privato proveniente da Dubai. I due uomini avevano “due grandi valigie nere, di quelle utilizzate per gli strumenti musicali o le attrezzature audio”. Alla dogana dell’aeroporto di Kansai dichiarano di essere musicisti.

Più tardi, nel pomeriggio del 29 dicembre, il gruppo al completo si incontra al Grand Hyatt Tokyo. Al termine dell’incontro, Peter Taylor prende un taxi per l’aeroporto Narita da si imbarca su un volo per la Cina. Gli altri tre, incluso Ghosn, salgono invece su un treno veloce diretto a Osaka. Al loro arrivo, alle 20:14, Ghosn, Michael Taylor e Zayek entrano nella stanza 4609 di un hotel. Più di un’ora dopo, alle 21:57, Taylor e Zayez escono dalla stessa stanza con i loro bagagli, comprese le due grandi casse nere, e si dirigono verso l’aeroporto. “Non c’è alcuna immagine di Ghosn che lascia la stanza 4609: era nascosto in una delle due grandi casse nere trasportate da Michael Taylor e Zayek”. Il bagaglio è passato attraverso un controllo di sicurezza dell’aeroporto senza essere verificato per poi essere caricato su un jet privato partito poco per la Turchia. Due giorni dopo, il 31 dicembre, Ghosn ha annunciato pubblicamente di essere fuggito dal Giappone e di trovarsi in Libano, il suo paese natale.

Michael Taylor non è nuovo a questo genere di operazioni: in passato, fra quelle che si conoscono ufficialmente, ha pianificato blitz per mettere in salvo persone in difficoltà in punti caldi del mondo. Il New York Times l’aveva assoldato per liberare il reporter David Rohde, catturato in Afghanistan dai Talebani nel 2008. Più di dieci anni prima, nel 1999, Taylor aveva lavorato per una famiglia della Carolina del Nord che rivoleva la figlia, rimasta bloccata in Siria con i suoi tre bambini dopo essere fuggita dal marito violento. Per finire, ha svolto delle accurate “valutazioni di vulnerabilità” su decine di importanti aeroporti internazionali per conto dell’American International Security Corporation. Un vero professionista della fuga.

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