Caso Bucci, poche novità dall’autopsia

| Sottoposto per la seconda volta all’esame autoptico, il corpo dell’ex capo dei Drughi sembra non aver dato le risposte che si aspettava chi parla di mistero

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Sembra sgonfiarsi, almeno dal punto di vista medico-scientifico, la teoria che vuole ci sia un mistero legato alla morte di Raffaello Bucci, l’ex capo dei Drughi e collaboratore della Juventus che il 7 luglio 2016 si è ucciso lanciandosi da un viadotto sulla A6, all’altezza di Fossano, nel cuneese. 

Ieri pomeriggio, Roberto Testi e Lorenzo Varetto, rispettivamente il medico legale torinese incaricato dalla procura di Cuneo e il perito di parte, hanno eseguito la seconda autopsia sul corpo di Bucci, riesumato dal cimitero di Cuneo, dov’è sepolto. E al netto del risultato delle analisi, a cui serviranno diverse settimane, le parole del medico legale lasciano poche speranze alle teoria del complotto: “Non credo che l’autopsia sul cadavere di Raffaello Bucci sia servita a qualcosa. Era già stata fatta, ma soprattutto lui era arrivato ancora vivo in ospedale, quindi esiste una Tac che ci è utilissima. Resta assodato che Bucci si sia buttato volontariamente dal cavalcavia, ci sono testimoni che lo confermano, ma dire che l’autopsia sia in grado di accertare se poco prima di farla finita abbia ricevuto qualche ceffone o delle minacce è pura fantasia. Era doveroso farla, ma penso che il problema a questo punto si sposti altrove: è soltanto una questione di indagine, per capire se fosse ricattato o sotto stress, cose che l’autopsia non potrà mai svelare”.

Gli fa eco Paolo Verri, l’avvocato di Gabriella Bernardis, l’ex compagna di Bucci che da sempre dichiara di non credere al suicidio: “Al momento c’è poco da dire: attendiamo la relazione e gli esiti dell’esame autoptico, ma sinceramente non ci aspettiamo molto. Le condizioni della salma non hanno permesso di effettuare tutti gli approfondimenti che avremmo voluto: ci sono riscontri su macrolesioni ma non era più possibile accertare la natura delle ferite più piccole”.

Un timore che Varetto, il perito di parte, aveva già espresso qualche giorno prima, affermando che tutto sarebbe dipeso dallo stato di conservazione del corpo di Bucci. A tre anni di distanza dalla morte poteva essere difficile ipotizzare a priori se il cadavere dell’ex capo ultrà sarebbe riuscito a fornire indizi utili al fine delle indagini.

Sul caso di Raffaello Bucci restano comunque diverse ombre: una morte inizialmente archiviata come suicidio, ma che si è tinta di giallo quasi subito. Poche ore prima di farla finita, l’ex capo dei “Drughi” era stato sentito in Procura, a Torino, come persona informata dei fatti in merito a presunti rapporti e infiltrazioni tra ‘ndrangheta calabrese e tifoseria, in un giro strano legato alla vendita di biglietti e rapporti. Ma a gettare il seme del dubbio sulla morte di un uomo che chi lo conosceva descrive come solido e incapace di farla finita, ci sono piccoli misteri mai del tutto chiariti: occhiali e borselli che scompaiono per poi ricomparire, amici che raccontano del terrore negli occhi e nelle parole di Bucci nei giorni immediatamente precedenti al tragico volo dal cavalcavia, ci sono (anzi, mancano) foto del cadavere, ci sono strani legami con i servizi segreti, un blackout del server della Procura, e soprattutto fratture che, almeno fino ad oggi, sembrava potessero non avere nulla a che fare con la modalità scelta da Bucci per farla finita: escoriazioni e tumefazioni sulla parte sinistra del volto e un taglio all’altezza del naso che si era ipotizzato non fossero riconducibili alla caduta.

Indizi che hanno convinto il procuratore di Cuneo Onelio Dodero ad aprire un fascicolo per istigazione al suicidio disponendo la riesumazione del corpo di Bucci per essere sottoposto ad un nuovo esame autoptico.

“Siamo nelle mani della Procura - conclude l’avvocato Verra - lasciamo a loro il prosieguo dell’inchiesta. Abbiamo suggerito la riapertura del fascicolo e fornito nuove ipotesi e idee per ulteriori indagini, ma ovviamente sul caso c’è il massimo riserbo”.

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