C'è lo smog, fermiamo le auto

| Prepariamoci a un inverno con l'auto chiusa in garage: i dati sull'inquinamento non lasciano speranze, ancor prima dell'accensione dei riscaldamenti. Peccato che serva a poco

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Da mercoledì 17 ottobre, e fino a data da destinarsi, Torino  - dopo Milano e poco prima di altre città italiane - mette i lucchetti ad auto e veicoli commerciali diesel fino alla classe Euro4. A conti fatti, malgrado quel che raccontano i dati entusiasti delle vendite, la maggior parte del parco circolante italiano. Le cause, le solite, neanche a dirle: il pericoloso superamento dei limiti di legge di polveri sottili presenti nell'aria da troppi giorni consecutivi, unito ad una coda d'estate che ha riportato ovunque temperature da inizio estate.

In effetti, uscire sul balcone di casa per prendere una boccata d'aria significa un'inalata di idrocarburi che prende alla gola, ma bloccare il traffico e rendere la vita difficile a intere città, ormai è risaputo, non è la soluzione.

Purtroppo dimentichiamo spesso di essere in Italia, il paese dei cerotti, dove si tampona alla meno peggio senza risolvere mai: perché le polveri si abbassino servono giorni e giorni, forse settimane, magari con l'aggiunta di qualche ora di vento e un po' di pioggia, fortune che di questi tempi non capitano spesso. Le soluzioni, secondo gli esperti, passano attraverso diversi paragrafi di un corposo progetto che da queste parti manca all'appello da troppo tempo: potenziamento del trasporto pubblico, incentivi (veri) per l'acquisto di vetture ibride o elettriche, maggiore pulizia delle strade, conversione degli impianti di riscaldamento delle abitazioni. Il resto è il solito cerottino all'italiana, che si attacca e stacca quando serve, ma non risolve niente.

Cronaca
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