Chiara Alessandri, conto alla rovescia

| La procura di Brescia sarebbe vicina a chiudere le indagini sul delitto di Gorlago. Quadro probatorio solidissimo. Attesa per le repliche della difesa, forse la richiesta di una perizia mentale. Le prove che inchiodano l'ex catechista

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Di Alberto C.Ferro

Ormai è quasi certo, manca solo l’ufficialità. La procura sta per chiudere le indagini e Chiara Alessandri, 45 anni, che fu catechista nella parrocchia di Gorlago e rappresentante dei genitori nella scuola locale, andrà verso la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontari aggravato e altri reati. Il dubbio riguarda  un solo aspetto, se poi il gip accetterà le conclusioni dei pm in merito alla premeditazione che loro ritengono un dato sicuro, mentre la difesa afferma il contrario, e la definizione di eventuali altre aggravanti. Ma, dai rapporti dei Ris, dalle testimonianze e dall’analisi della scena del delitto e del ritrovamento del cadavere semi-bruciato di Stefania Crotti, in una radura nel comune di Adro, Brescia, il quadro probatorio appare solidissimo. Resta da definire quale tipo di processo il suo legale, che s’è battuto con decisione e corenza, Gian Franco Ceci, sceglierà, se abbreviato o no, quale tipo di strategia intende intraprendere per evitare l’ergastolo. Fonti anonime parlano di una richiesta di perizia mentale, per definire lo stato psicologico della donna al momento di un omicidio efferato e crudele, preceduto da una complicata macchinazione. Ma vediamo, in attesa delle carte, quasi sono gli elementi più gravi raccolti dagli investigatori nei confronti di una persona incensurata, madre di 3 figli, di cui una con una lieve disabilità, separata, ed ax amante del marito della vittima, con cui nell’estate precedente, aveva vissuto un breve periodo di convivenza, e ora detenuta nel carcere di Verziano, dove incontra regolarmente l’anziana madre e gli operatori sociali del carcere. L’accusa è di avere colpito per quattro volte alla testa, con un martello, durante un incontro-sorpresa nel garage della sua abitazione di Gorlago, la “rivale” in amore, che nel frattempo si era riappacificata con il marito, deciso a riconquistarla e a tornare a vivere con lei e la figlia nata dal loro matrimonio.

Dopo avere legato i polsi a Stefania, l’aveva avvolta agonizzante in coperte e caricata del bagagliaio della sua Mercedes classe B per poi trasportarla in una radura del Comune di Adro. Con sé avrebbe avuto una tanca di benzina, che si era procurata nei giorni precedenti (prova della premeditazione) ma quando ha appiccato il fuoco Stefania Crotti era ancora viva. Aveva avuto il  tempo di respirare fumo, come svelato dalle analisi attraverso le tracce di carbossiemoglobina (monossido di carbonio ed emoglobina all’interno dei globuli rossi) del 15 per cento.

Poi la testimonianza chiave dell’imprenditore bergamasco Angelo Pezzotta, che aveva avuto una relazione con l’assassina. Era stato infatti convinto a prestarsi a un “simpatico” gioco: convincere Crotti, all’uscita dal lavoro, di partecipare a una festa a sorpresa organizzata da Alessandri: si era presentato suon furgone con una rosa in mano e un pugno di frasi retoriche. Così Stefania lo seguì per ritrovarsi poi di fronte la donna accecata dall’odio. Pezzotta era convinto che si trattasse di un “chiarimento” tra le due donne, con uno stratagemma per vincere la ritrosia di Stefania a incontrare quel donnone aggressivo e diabolico in via San Rocco a Gorlago. Segue il mare di intercettazioni dei carabinieri in cui lei, ad un’amica, si dice pronta a danzare sulla tomba della rivale, rimpiendola d’insulti. 

I rilevamenti satellitari non lasciano scampo: alle 18.24 l’auto di Alessandri è ferma ad Adro, In sei minuti e 34 secondi scarica il corpo, lo irrora di benzina e dà fuoco. Lei insiste: “L’ho uccisa durante una lite ma non ho dato io fuoco al cadavere”. Ma i pm non le hanno mai creduto. Infine le tracce di sangue, nel garage e nelle bagagliaio dell’auto.

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