Come muore una donna

| Nicoletta Indelicato, Imane Fadil: due casi di cronaca recente che raccontano la morte di due giovani donne diverse fra loro, unite solo dalla voglia di vivere

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Non c’è solo la violenza di mariti e fidanzati che si sentono umiliati: le donne sono al centro del mirino di questi anni. Vittime sacrificali di una società che ha fatto di tutto per spingerle verso l’emancipazione e la libertà di pensiero e di azione, salvo poi rendersi conto che quello da solo non bastava, era l’inizio. Andava educato e abituato anche il contorno. Due storie recenti, quelle di Donatella e Imane, sono emblematiche: la prima, massacrata per gelosia da quella che credeva la sua migliore amica e il fidanzato, con cui forse aveva avuto una storia breve, la seconda finita in un giro che contava, con l’illusione di avercela fatta. Non hanno nulla in comune fra di loro, se non che le loro storie hanno riempito le cronache in  questi giorni, erano donne giovani, e hanno pagato con la vita.

Nicoletta Indelicato

I particolari che emergono sono atroci. Nicoletta Indelicato aveva 24 anni, era di origini romene, adottata quando aveva 3 anni insieme al fratellino da una famiglia di Marsala. Era laureata, ma studiava ancora sperando di arrivare ad un lavoro, sogno a cui ancora un cassetto ancora più grande se vivi al sud. A mettere fine al suo futuro ci hanno pensato Margareta Buffa, 29 anni, e Carmelo Bonetta, 34, una psicologa e un insegnante di balli caraibici. Sabato sera hanno deciso che Nicoletta doveva pagare per aver messo in giro voci su di lui, che era drogato e avevano avuto una relazione. Margareta le chiede di uscire per chiarirsi una volta per tutte, è mezzanotte passata: nel bagagliaio si è nascosto Carmelo. Ha un coltello e due litri di benzina. Quando arrivano in contrada Sant’Onofrio, una zona isolata, le due ragazze scendono per fare due passi: Bonetta esce all’improvviso dall’auto, volano pugni, calci e schiaffi, fino ai sei fendenti con un coltello da cucina. Carmelo le getta la benzina addosso e mentre la loro amica è ancora agonizzante la lasciano lì, a bruciare in pace. Tornano a casa, si danno una ripulita e vanno a ballare all’Area 14 di Castelvetrano. Li vedono tutti, fanno di tutto per essere visti: doveva essere l’alibi perfetto. Sarà l’uomo a confessare tutto poche ore dopo, messo sotto torchio dai carabinieri.

Ai genitori di Nicoletta il compito più difficile, quello di fare i conti con una figlia che non c’è più. Chiusi nel loro dolore, con il paese sotto shock, ripetono che più volte avevano avvisato Nicoletta: quella ragazza non ci piace. In paese giravano voci strane: era appariscente, sfacciata, spendeva troppo per abiti firmati che la figlia di un muratore non avrebbe potuto permettersi.

Imane Fadil

Sembrava doversi aprire un giallo internazionale, con spie russe venute dal freddo per fare un favore a qualcuno, togliendo di mezzo un testimone scomodo. Ma l’autopsia sul corpo della modella di origini marocchine sta raccontando una storia diversa. Nei campioni degli organi di Imane Fadil non ci sarebbe traccia di radioattività: è solo il primo passaggio, ricordano gli inquirenti, necessario per valutare le condizioni e decidere le misure da adottare per l’autopsia completa. Resta comunque l’ipotesi che sia stata avvelenata, per via della massiccia presenza di metalli nel suo sangue, ma si fa strada con insistenza la terza ipotesi, quella della malattia rara. Una patologia latente per anni, difficile da diagnosticare, che è esplosa di colpo senza lasciarle scampo.

Se il finale fosse questo, Imane sarebbe morta di povertà, per inedia di vita. Prometteva vendetta e rivelazioni, in realtà voleva solo non morire. E non ce l’ha fatta.

Cronaca
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