Caso Pastor, 10 piccoli monegaschi assassini

| Processo in Assise per i 10 presunti colpevoli dell'agguato mortale alla donna più ricca di Monaco, Helen Pastor, 77 anni. Fu uccisa con il maggiordomo a colpi di fucile nel maggio 2014

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di ALBERTO C. FERRO

Tra 48 ore inizia il processo che tiene in sospeso la Francia, e in particolare la Costa Azzura e Monaco, epicentro di un caso giudiziario che definire misterioso è poco.  Alla sbarra 10 uomini, coinvolti a vario titolo nell’agguato mortale alla donna più ricca del principato Helene Pastor, 77 anni, con un patrimonio di 20 miliardi alle spalle, uccisa da due killer davanti all'ospedale Archet di Nizza nel maggio 2014, si era appena congedata da suo figlio, ricoverato per un infarto. Morì, sotto una pioggia di proiettili esplosi da due fucili caricati a pallettoni, il suo autista e maggiordomo egiziano, Mohamed Darwish di 64 anni. Una trama che sembra un giallo di Agatha Christie. Le indagini, dopo le prime incertezze puntarono subito su una vendetta che puntava dritta al cuore stesso della famiglia, esattamente al marito-compagno della figlia di Helene. Il movente chiaro: un tentativo di entrare in possesso di una quota cospicua dell’immenso patrimonio. L’architetto del delitto, Wojciech Janowski, imprenditore (con 20 milioni di debiti a causa di imprese finite male) il console onorario di Polonia a Monaco, uno degli uomini più in vista del Principato, amico del principe e della famiglia reale. Gli improvvisati killer, il 20enne Samine Said Ahmed poco più di 20 anni e Hamadi Al Ha'ir, 21. La paga 100 mila euro, ingaggiati dal personal trainer di Janowski, Pascal Duriac tramite un malavitoso marsigliese, Abdelkader Belkhatir. Le armi le aveva procurate un ex gendarme volontario, poi un presunto affiliato alvvecchio clan dei marsigliesi, con un ruolo di coordinamento e un avvocato che avrebbe convinto un teste a mentire alla Gendarmrie. In cinque, compreso il polacco, devono rispondere di omicidio volontario e concorso, gli altri per reati minori. il processo si terrà nella Corte d'assise di Aix en Provence nel dipartimento delle Bouches du Rhone. I figli di Helene Pastor si sono costituiti parte civile eccetto la compagna del presunto mandante. Sino ad oggi, la donna non s’è pronunciata sul comportamento del compagno,nè lo difende, né lo accusa. E’ il padre dei suoi figli, ed è comprensibile. Wojciech Janowski, dopo l’arresto aveva confessato, facendo i nomi, ad uno ad uno dei suoi complici. Poi ha ritrattato, sostenendo che gli inquirenti “avevano approfittato della sua casa conoscenza del francese” per fargli firmare verbali non rispondenti al suo pensiero. Strano, perché  il manager ha vissuto 30 anni a Monaco. Accusa i suoi complici e tenta di trovare una giustificazione: la madre-padrona, che passava un vitalizio di 500 mila euro alla figlia ma senza coinvolgerla nelle attività delle aziende, non ne voleva sapere di aiutare il genero, finito nei guai per alcune strampalate e rovinose operazioni finanziarie in Polonia, doveva aveva rilevato una raffineria che non aveva mai dato profitti. In tutto 20 milioni. Un’inezia, per la famiglia Pastor. Ma Helene, che non mai accettato quell’uomo scaltro e ben introdotto nei piani alti del Principato disse no, in modo categorico e senza appello. Un no, secondo gli inquirenti, pagato con la vita.

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