"Elena Ceste non aveva malattie mentali ed è stata uccisa per gelosia"

| Analisi delle motivazioni della sentenza di secondo grado che confermò la condanna a 30 anni per omicidio del marito Michele Buoninconti

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Il segreto della vita e della morte di Elena Ceste e di Michele Buominconti, suo marito, se fu davvero il suo assassino, è a un passo dalla parola fine. Con le motivazioni della condanna a 30 anni inflitta dalla Corte d'Assise d'Appello, confermando la pena di primo grado, se la Cassazione non dovesse accogliere il ricorso annunciato dalla difesa, cade una pietra tombale definitiva su una delle vicende più controverse degli ultimi decenni. C'è chi ancora si batte per l'innocenza del pompiere di Asti ma in modo sempre più flebile.

L'avvocato di parte civile, Deborah Abate Zaro, non ha dubbi: "Elena Ceste che la difesa tentava di far passare come una matta era invece solo preoccupata, come chiunque, per la crisi del matrimonio, era in condizioni mentali assolutamente normali. Questo secondo noi, è un punto fondamentale". Anche il collega Carlo Tabbia è totalmente soddisfatto della sentenza di secondo grado. "I vari passaggi ricostruiti dal giudice vanno nel solco tracciato da procura e carabinieri. Buoninconti ha ucciso Elena Ceste".

L'avvocato Enrico Scolari, invece, di dubbi ne ha, e molti: "Speranze concrete dalla Cassazione? Vedremo. Ma l'Assise non ha sviluppato per nulla i temi proposti dalla difesa, come la premeditazione, le consulenze dei nostri periti, nemmeno sfiorate se non contestarne le conclusioni. Crediamo che la Suprema Corte ci dia la possibilità di riprendere in mano questo processo".

Sorpreso? "No, per niente. D'altra parte la conferma della condanna di primo grado era la dimostrazione che i giudici dell'Appello non aveva creduto alle nostre considerazioni sull'impianto accusatorio. Presenteremo ricorso in Cassazione, chiedendo alla Suprema corte di restituire gli atti ad un'altra sezione dell'Assise di Torino. Ripresenteremo la richiesta di effettuare nuove perizie sulle celle telefoniche, l'autopsia, le intercettazioni e la ricostruzione del ritrovamento del corpo di Elena Ceste

iMichele Buoninconti, condannato a 30 anni di carcere per l'omicidio della moglie Elena, avvenuto il 24 gennaio 2014 (il corpo fu ritrovato a 800 metri di stanza dalla casa di Costigliole d'Asti a settembre 2014), era stato arrestato nel gennaio 2015. Condannato in primo grado dal giudice monocratico di Asti Roberto Amerio e in secondo grado dalla corte d'Assise d'Appello di Torino, ora confida nella Cassazione. 

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