«Epstein si è ucciso, ne sono convinto»

| Per la prima volta, parla un detenuto che ha incontrato più volte il finanziere pedofilo, entrato nel programma di prevenzione dei suicidi. «Sapeva che il suo mondo era finito»

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Jeffrey Epstein è stato arrestato a New York il 6 luglio 2019, con l’accusa di aver abusato sessualmente di decine di minorenni, oltre ad aver costretto alcune di loro ad avere rapporti con alcuni dei suoi amici ricchi e potenti. È morto il 10 agosto, in attesa di essere processato, nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di New York a 66 anni. Gli sono state trovate alcune strisce di lenzuola intorno al collo e anche dopo l’autopsia, la morte è stata classificata un suicidio. Ma da quel momento, sono fiorite decine di teorie del complotto che Epstein “suicidato” ad arte da servizi segreti e squadre specializzate pagate da qualcuno per il timore che il miliardario confessasse nomi che non andavano confessati.

Ma c’è un uomo che ha passato numerose ore nella cella di Epstein, convinto che si sia trattato di suicidio. Si chiama Bill Mersey, ed è un ex detenuto condannato ad un anno per frode fiscale che faceva parte del “suicide watch companion”, un programma interno di prevenzione al suicidio.

“Ne sono certo al 99%. C’era un tizio che conoscevo che lavorava con me nelle cucine e aveva la cella accanto a quella di Epstein. Ricorda di aver sentito il rumore di lenzuola strappate nel cuore della notte. E nessuno è entrato per capire cosa stesse accadendo. Io l’ho incontrato parecchie volte, e non sembrava depresso, ma convinto che tutto il suo mondo fosse finito per sempre”.

Mersey ha parlato per la prima volta della morte di Epstein nel corso di una docuserie del canale “Investigation Discovery”, intitolata “Who Killed Jeffrey Epstein?”. “Epstein era un tipo normale, non aveva l’aria del criminale e neanche del pedofilo. Mi ha ricordato le persone con cui sono cresciuto a Long Island, in un quartiere ebraico. Era come uno dei tanti ragazzi con cui andavo al liceo”.

Il finanziere era stato inserito nei programmi di sorveglianza per soggetto ad elevato rischio suicidio un mese prima della morte. “Sembrava molto preoccupato per il suo futuro, e passava dalle otto alle dodici ore al giorno a parlare con i suoi avvocati: credo fosse aggrappato alla speranza che trovassero un accordo per farlo uscire. Ma ad un certo punto ha capito che non sarebbe successo: abbiamo parlato su gestire la situazione, perché aveva paura della popolazione carceraria”.

L’unica volta in cui ha notato qualcosa di strano nel finanziere milionario è stato quando ha visto degli strani segni intorno al collo. “Jeffrey, che cazzo è successo?”, gli ho chiesto. E lui: “Mi sono alzato per bere un bicchiere d’acqua e questa è l’ultima cosa che ricordo”. “Non ho insistito, ma sapevo che stava dicendo solo stronzate. Sono quasi certo che avrebbe testimoniato contro persone legate, ma non credo che sarebbe mai uscito di galera. Durante la nostra ultima conversazione gli ho detto tutti i i cliché del perfetto detenuto: “Tieni il mento alto, ricordati tutto quello che ti ho detto, sii uomo”. Ma non pensavo che sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrei visto vivo".

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