Ergastolo per il killer di Sara, la uccise e ne bruciò il corpo

| Vincenzo Paduano condannato anche separatamente per stalking. Pena capitale per l'omicidio di Sara Di Pietroantonio, avvenuto nel maggio 2016. Le prime ammissioni e poi la confessione. E tante bugie

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Di Maria Lopez
Ergastolo per Vincenzo Paduano, l'uomo che uccise e poi diede alle fiamme l'ex fidanzata Sara Di Pietrantonio il 29 maggio del 2016 in via della Magliana a Roma. Lo hanno deciso i giudici della Corte d'Appello dopo che la Cassazione aveva disposto, nell'aprile scorso, un nuovo processo di secondo grado ritenendo il reato di stalking non assorbito da quello di omicidio come invece fatto nel corso del primo processo d'Appello conclusosi con una condanna a 30 anni.

Sara Di Pietroantonio


"SI'. SONO UN MOSTRO"

Sono le 23 del 30 maggio 2016, Roma. “Sì, sono un mostro. Le ho buttato l’alcol addosso, poi ho acceso una sigaretta. Non volevo bruciarla”. Vincenzo Paduano per 7 ore e 56 minuti  aveva negato di essere l’assassino di Sara Di Pietrantonio, aveva disperatamente e lucidamente negato poi in lacrime la confessione: “Sono andato a cercarla per spaventarla un po’, ma abbiamo cominciato a litigare”. E alla fine se ne andò, lasciando il corpo della sua ex  ragazza tra le fiamme.

Sono l’1,15 di lunedì. Ammette, sempre in lacrime, di aver dato fuoco alla sua ex fidanzata, ma cerca la strada di un omicidio preterintenzionale. “Volevo solo spaventarla. Ho accesso una sigaretta e poi non sapevo più che fare, quindi sono scappato”, inconsapevole in apparenza della orribile fine riservata alla sua ex ragazza. Lo avevano trasferito  in questura poche ore dopo il ritrovamento del cadavere, lo hanno tenuto in anticamera insieme agli altri testimoni. Contro di lui hanno indizi gravi.
Quando Paduano comincia a parlare, il caso è stato praticamente già risolto. Manca soltanto l’ammissione, il racconto di quegli ultimi drammatici attimi. E allora si torna indietro, si ricomincia dal momento in cui Sara è scomparsa, per ricostruire ogni dettaglio. Perché non regge la prima versione che l’uomo fa mettere a verbale: “Faccio il vigilantes al palazzo della Regione, ho fatto il turno di notte. Verso le 2 sono uscito per andare con una prostituta“.
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Gli chiedono di descrivere il percorso, chi ha incontrato. In realtà lui non sa dire neanche se fosse un uomo o una donna. Balbetta, poi quasi minaccia investigatori e magistrati, comincia a tremare, torna aggressivo. E provoca la polizia: “Sono stato intimidito mentre aspettavo di essere interrogato, mi hanno fatto vedere delle foto orribili di Sara, volevano farmi paura“. È un tentativo maldestro che il procuratore aggiunto Maria Monteleone stronca subito: “Lei può difendersi e mentire, non può calunniare le persone“. Paduano tenta ancora di alleggerire la propria posizione: “Non so spiegare che cosa sia successo. Forse voi volete convincermi che sono un mostro, ma non è così. Io non ho fatto niente”.
“Sì sono uscito dal lavoro e sono andato a cercare Sara. Sapevo che stava dal nuovo fidanzato e l’ho aspettata sotto casa”. Non lo ammette, ma sembra che avesse attivato il dispositivo per «seguire» il telefono della giovane. “Li ho visti arrivare in macchina insieme e ho aspettato fino a quando lei non è andata via. So che strada fa per arrivare a casa e quindi l’ho preceduta per bloccarla. Quando è passata l’ho inseguita per un po’ e poi l’ho stretta con la macchina per farla fermare. Abbiamo cominciato a litigare e io ho tirato fuori una bottiglietta di alcol che avevo portato. L’ho spruzzato nell’auto, anche addosso a Sara. Ma volevo solo spaventarla. Quando è scappata ho deciso di rincorrerla. Eravamo vicinissimi. Poi non so bene che cosa è successo. Mi sono acceso una sigaretta e lei ha preso fuoco…”.
Nelle motivazioni della sentenza, oltre un anno dopo, c’è il movente finale, emerge in modo cristallino: "Sara si rifiutava di riconoscere il ruolo di padrone della sua vita in Paduano". Scrive il gup Gaspare Sturzo nelle oltre 70 pagine di motivazione della sentenza con cui ha condannato all'ergastolo Paduano: ”Gli elementi del rifiuto di Sara di subire ancora la presenza di Paduano nella sua vita e, quindi la conseguente perdita del dominio fino ad allora da questi esercitato sulla ragazza - scrive - sono il movente e rappresentano al tempo stesso un indice della spregevolezza del fatto quale motivo abietto. Risultano accertati oggettivamente una serie continua di atti persecutori che poi prendono un indirizzo punitivo con un progetto omicidiario in quanto Sara si rifiutava di riconoscere il ruolo di padrone della sua vita in Paduano; così l'aver costruito una serie di menzogne per Sara e, poi, aver realizzato l'agguato notturno mediante una collisione stradale voluta, la sottrazione a Sara del cellulare e, probabilmente delle chiavi dell'auto; l'irrorazione dell'auto della ragazza di liquido infiammabile preparato per tale aggressione mortale; l'aver bagnato Sara dello stesso liquido; l'incendio dell'auto della ragazza; l'inseguimento, l'aggressione fisica; il soffocamento; il trascinamento del cadavere in mezzo a un letto di foglie e la distruzione di parte del corpo - scrive ancora il giudice - devono far ritenere gravissimi i delitti commessi…quanto all'intensità del dolo, valutata come sussistente la premeditazione sulla base degli elementi oggettivi sopra indicati, e tenendone distinta la malvagità del Paduano per i motivi abietti per cui ha agito in relazione al suo preteso dominio su Sara, non si può negare che il dolo di Paduano sia stato della massima potenza, manifestando aspetti di vera e propria crudeltà verso Sara”.
Dovrà rispondere di omicidio volontario premeditato, stalking, incendio e distruzione di cadavere Vincenzo Paduano, l'ex fidanzato di Sara Di Pietrantonio morta il 29 maggio, lungo una strada di periferia, a Roma, dopo esser stata strangolata e data alle fiamme. Sono questi i reati contestati al 27enne dalla procura nell'avviso di chiusura indagine firmato dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Maria Gabriella Fazi. Paduano rischia la pena dell'ergastolo.
Vincenzo Paduano, solo in parte reo confesso, era in carcere già dal giorno dopo della morte di Sara. I due stavano insieme da due anni, allontanandosi e riavvicinandosi a più riprese, fino a quei fatti 21 giorni, quando lei aveva lasciato Paduano definitivamente. Il 28 maggio si erano visti nel pomeriggio, a casa di lei, avevano parlato e Sara aveva ribadito che era finita, sfiancata d una gelosia ossessiva, da  continue pressioni psicologiche e folli g dire basta a un amore che di amore non aveva nulla, e la faceva stare male. E’ la sentenza di una morte annunciata. Scrive il Gup: "In relazione alla condotta susseguente al reato deve sottolinearsi - si legge nelle motivazioni - come il Paduano non s'è mostrato per nulla sconvolto innanzi a un collega del delitto commesso… Infatti, con questi poco dopo l'omicidio beveva un caffè e fumava una sigaretta "senza che nulla fosse”.
Poche ore dopo, sabato notte, mentre era di turno come vigilantes nel quartiere Eur, Paduano aveva lasciato il posto di servizio ed è andato sotto casa del ragazzo che Sara da poco frequentava. Ha aspettato che la giovane riportasse a casa il ragazzo, e quando si è allontanata in auto, Paduano l'ha seguita. Sara inizialmente non si è accorta di nulla, ha mandato un messaggio alla madre comunicandole che di lì a poco sarebbe arrivata a casa. Pochi istanti dopo Paduano, alla guida dell'auto, la affiancava e speronava, costringendola a fermarsi. I due sono scesi dall'auto e hanno discusso. Erano stati visti da alcuni testimoni, che si guardarono bene da intervenire in aiuto di Sara. Alle 5 del mattino, dopo una segnalazione per l'auto in fiamme, i vigili del fuoco avevano trovato a duecento metri dai resti del veicolo il corpo semicarbonizzato di Sara. La polizia aveva intercettato immediatamente Paduano. Lui la tempestava da tempo con telefonate continue e la pedinava da mesi w, in almeno un’occasione, aveva già avuto atteggiamenti minacciosi.
 La ragazza era terrorizzata per l’insistenza, con tono intimidatori, con la quale il suo ex fidanzato voleva tornare a avere una relazione con lei. Del progressivo stalking da parte di Paduano, Sara aveva parlato con gli amici ma non lo riteneva ancora così tanto pericoloso poiché decise di vederlo anche poche ore prima dell'omicidio si erano visti, su richiesta di Vincenzo. Le chat sono chiare su questo punto: "Non ho paura che tu mi uccida! Ho paura di come puoi comportarti e del fatto che martedì ho l’esame di diritto”. Scrive  Sara a Vincenzo Paduano. E’ l’ultima messaggio. Prima ancora: ”Ho paura di te dopo quello che mi hai fatto! Ma sono convinta che tu mi debba delle scuse. Sì, ti voglio vedere, voglio sentire cosa devi dirmi…”- Ma lui: ”Quando il marcio è radicato nel profondo ci vuole una rivoluzione, tabula rasa. Diluvio universale", così due ore prima dell'omicidio. 
Il resto è noto.  Rintracciata tramite la geolocalizzazione del telefono, che in intanto si vedeva con un altro ragazzo. Seguita in auto, poi raggiunta e speronata per fermarla. Infine la lite in strada e il delitto. Ma niente di imprevedibile se si interpreta una scambio di messaggi del 18 luglio 2015, quando lei scriveva "Perché vuoi uccidermi?" e lui rispondeva: "Servirebbe a qualcosa?”. 
Aprile 2017. Durante una delle ultime udienze, il filo spezzato di questa storia così tragica e assurda si ricompone. Veincenzo Paduano, presente per la volta in aula, tenta di chiedere scusa per il suo gesto, mancano pochi giorni alla sentenza, prevista per il 5 maggio, nel Tribunale di Roma, in febbrile attesa del termine del rito abbreviato con cui ha chiesto di essere giudicato. Di fronte alla corte, e ai genitori della ragazza che sono in aula stroncati dal dolore ma non in preda all’odio, disse a bassa voce: “Chiedo scusa anche se so che non sarò perdonato. Ci tenevo a farlo di persona. Non chiedo sconti di pena“. Il suo legale ne aveva proso lo spunto per chiedere le attenuanti: “Nell’ambito di una breve dichiarazione spontanea Paduano ha chiesto scusa: è un’assunzione di responsabilità che dovrà essere valutata“. La difesa infatti voleva togliere dal processo la premeditazione, puntando sul fatto che la guardia giurata fosse pienamente consapevole del gps che aveva in macchina, quella stessa auto che ha usato per pedinare Sara e poi speronarla, e questo dimostrerebbe che il suo sia stato un gesto impulsivo. Il pm Gabriella Fazi, per sostenere la richiesta di ergastolo, aveva invece puntato sulla gelida pianificazione del delitto. Tra lo stalking e la distruzione di cadavere. La famiglia della ragazza ha chiesto 5,7 milioni di euro al killer, i òeegali di Paduano, al termine dell'udienza, hanno riferito che il proprio assistito si è assunto le proprie responsabilità confessando l'omicidio e che hanno chiesto al giudice, di valutare «le attenuanti generiche, senza le aggravanti» tra cui quella della premeditazione. I difensori dell'assassino di Sara hanno anche riferito che «Vincenzo non l'ha mai stalkerizzata e che non sussiste il reato di distruzione di cadavere perché il corpo aveva solo delle ustioni».
A decidere sull'esito giudiziario della vicenda, il gup Gaspare Sturzo. Che parte da un breve riassunto: Paduano l'aveva spiata per giorni, come emerge dal GPS della propria autovettura, fino a pianificare l'agguato in una via buia e isolata in cui Sara era solita passare per tornare a casa. Pochi attimi con la ragazza che ignara di tutto e alla guida della propria piccola utilitaria, veniva speronata e costretta a fermarsi. Dopo la lite, si avventava al collo della giovane strangolandola e, a omicidio ormai compiuto, ne haincendiava il corpo. 
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