FOLLE NOTTE CHAMPIONS L'ORA DEGLI SCIACALLI

| Finti feriti e falsi "choccati" in fila per tentare di ottenere denari facili, su 1600 molti sono semplici simulatori

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Di Germano Longo
Inutile parlare di indagati, nel rumore di fondo dei se, ma, forse, pare. Vaticinare il destino giudiziario di sindaco, funzionari, manager delle società di eventi, in base a chiacchiere da bar non serve a nessuno. Non è il momento. Il procuratore capo della Repubblica di Torino è stato chiaro. Le iscrizioni sono un atto dovuto, diretta conseguenza delle querele presentate da alcuni feriti. Non molti, rispetto al numero complessivo delle persone che si sono presentate  subito, nelle ore e nei giorni successivi, nei pronto soccorso degli ospedali torinesi e cintura e in studi privati, per farsi repertare lesioni e fratture. La valanga arriverà dopo che il quadro sarà più chiaro. Il numero complessivo è attorno ai 1600. E' stato sentito anche il capo di gabinetto del Comune, per 3 ore, in questura e prima di lui una lunga teoria di funzionari e dirigenti comunali, coinvolti a vario titolo nella pianificazione di quell'evento sciagurato.
AVVOCATI ALL'ASSALTO STILE USA
Già gli studi legali che usano - a volte con effetti comici - un tipo di comunicazione all'americana si sono fatti avanti, attraverso gli affidamenti ricevuti da alcuni feriti, veri o sedicenti tali. E già. Molti hanno fiutato la possibilità di ottenere risarcimenti da Comune e da singoli futuri imputati - se mai condannati per qualche responsabilità penale ma soprattutto civile - ed è un affannarsi a cercare periti compiacenti, in grado di trasformare mini-lesioni in punti di invalidità, con un'attenzione particolare all'aspetto psicologico, al "trauma" mentale, a quel perenne stato di choc che ne avrebbe cambiato in peggio la qualità della vita. Utilizzare la definizione di sciacalli, come per i criminali che, approfittando del caos, hanno rubato quella notte telefoni, portafogli, vestiti, soldi, persino le scarpe, non è troppo. Di questo, alla fine, si tratta. Ma non dimentichiamoci che una giovane donna è morta per niente, che altri feriti sono ancora in cura negli ospedali con gravi lesioni e che altri infine si porteranno davvero e per sempre nell'anima il ricordo di una notte orribile e stupida; stupida perché sarebbe bastato un minimo di professionalità da parte della giunta grillina per evitare quanto è accaduto.


Ma torniamo all'inchiesta. Adesso si vorrebbe indovinare quando e dove sarà sentito il sindaco Appendino che, all'epoca, aveva la delega della polizia urbana. A Torino, quella notte, non c'era; era a Cardiff. Ma non sarà il passaggio finale di un'inchiesta che procede sotto i fari di un'informazione che segue con un'ansia comprensibile l'evolversi della vicenda giudiziaria, anche per tutte le implicazioni politiche che ha ed in vista delle elezioni politiche che cambieranno per sempre il volto di questo Paese.
SCONCERTANTI INTERROGATORI 


Dal fitto riserbo che circonda gli interrogatori filtra poco di vero e molto invece frutto di ipotesi. I punti fermi sono, essenzialmente, che molti testimoni rischiano o sono già iscritti nel registro degli indagati per lesioni in conseguenza di un'omissione d'atti d'ufficio. Hanno ammesso candidamente di "non avere previsto i possibili incidenti", di non "essere al corrente delle misure di sicurezza previste dalla legge", di "non averle né applicate, né previste", né di avere minimamente pensato ad organizzare vie di fughe o quanto suggeriva non la legge, ma il semplice buon senso. In questo quadro la parte politica ha fatto la sua parte. Con un'ombra lunga che raggiunge anche la Juventus, se non altro sotto il profilo etico, non giudiziario. Perché la società non ha fatto quello che era nella logica, cioè aprire lo Stadio, con tutti i suoi efficienti dispositivi di sicurezza, per la video-diretta con Cardiff? Comune e istituzioni si sono piegati al silenzio bianconero e hanno dato il via libera a un non-sense, con migliaia di tifosi - non esattamente o meglio non tutti - gentlemen, piombati a Torino da tutta Italia. Contenerli in una piazza era già un azzardo, figuriamoci la notte della finale di Champions. Così, in queste ore, l'inchiesta procede protetta, almeno sino ad ora, da un efficace protezione da fughe di notizie e colpi bassi. Il destino dei feriti veri, e della famiglia della donna schiacciata dalla folla, merita discrezione e rispetto.

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