Gettato in una discarica identificato dopo 4 anni

| Orrore nei cantieri edili clandestini, è accaduto in Piemonte. Successo della Scientifica

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"Sparisci. Ci occupiamo noi di tutto". Mihai Istoc era un muratore romeno di 45 anni. Il suo corpo venne ritrovato la mattina del 14 giugno 2009, in avanzato stato di decomposizione, gettato in una discarica abusiva di rifiuti di Montafia, nell'astigiano. Schiacciato sotto un divano. Ci è voluto del tempo per arrivare alla sua identità, per capire quello che gli era successo. Una morte bianca che ha assunto i contorni di un film dell'orrore. Lui ogni giorno si spaccava la schiena in un piccolo cantiere, lavorando in nero: faceva di tutto pur di racimolare un po' di soldi. Quasi tutto il denaro lo spediva in Romania, dove aveva una moglie e due figlie piccole. Le norme di sicurezza erano un optional: un brutto incidente, Mihai perde l'equilibrio e precipita da un'impalcatura. Era senza cinture di sicurezza o imbracature. Resta lì a terra, inerme, la testa fracassata. accanto a lui, il martello pneumatico che stava usando per scrostare la facciata di una casa. E' un suo amico, Isidor Andro, detto "Doru", 39 anni, anche lui muratore, che in preda ai rimorsi tre anni dopo decide di farsi avanti per raccontare quello che è successo. Grazie alla sua testimonianza sono stati condannati in primo grado per omicidio colposo e distruzione di cadavere, due imprenditori edili, Vittorio Opessi, 52 anni, e Antonino Marino, di 51. Quando si sono accorti che il muratore era morto hanno pensato bene di sbarazzarsene, così da evitare grane. L'hanno prima sfigurato, in modo da renderlo irriconoscibile: poi l'hanno caricato in macchina su un divano e gettato in quella discarica. Preoccupandosi però di tenersi il portafoglio, con dentro tutti i documenti, e il telefonino. "Quel giorno ero andato nel cantiere di Venaria per pranzare con Mihai. Lo trovai a terra morto, con la testa rotta. Accanto a lui c'era ancora il martello pneumatico acceso. Chiamai Opessi e Marino: loro erano i responsabili e gli ho subito avvisati dell'accaduto. Mi caricarono su una macchina, mi portarono in un bar e mi fecero bere tanta grappa. Subito dopo mi intimarono di dimenticare tutto, di pensare alla mia famiglia". Con l'auto i due imprenditori portarono poi il cadavere a un centinaio di chilometri di distanza. E' l'8 giugno del 2009. Il cadavere di Mihai verrà ritrovato solo sei giorni dopo da due cacciatori di cinghiali. "Abbiamo sentito un odore fortissimo. I cani continuavano ad abbaiare e a puntare. Ci siamo avvicinati a un cumulo di masserizie e sotto un divano abbiamo trovato il corpo di un uomo". Il cadavere era scarnificato, mangiato dai cinghiali e senza indumenti. Vennero subito chiamati i carabinieri, il cadavere fu esaminato con attenzione. Non aveva documenti. Ci sono voluti più di tre anni perché gli esperti di anatomopatologia forense Carlo Robino, Chantal Milani e Valter Capussotto riuscissero ad identificarlo grazie a minuziosi test dento-scheletrici e del Dna. Si chiamava Mihai Istoc, 45 anni, si era trasferito dalla Romania a Torino in cerca di lavoro come muratore. L'Interpol aveva tra l'altro segnalato alle autorità italiane la scomparsa del manovale. Che cosa gli era successo lo ha invece raccontato il suo amico. Il proprietario della villetta in ristrutturazione invece non è mai stato indagato. Durante il processo ha prodotto un documento ufficiale per evidenziare come il cantiere dovesse aprire i battenti a luglio e non prima. 
Ogni mattina Mihai Istoc si svegliava all'alba nella speranza di essere reclutato in uno dei tanti cantieri aperti in città. La paga non era mai superiore ai 30- 40 euro al giorno. Non esistono orari: si può arrivare a lavorare anche per dodici ore di fila. L'ultimo a vederlo è stato il fratello, Iohan, che ne ha poi denunciato la scomparsa ai carabinieri. "E' uscito di casa per andare a lavorare, ma non è più tornato. A lungo abbiamo sperato di trovarlo sano e salvo, e invece…". Dall'Italia la notizia è arrivata in Romania, dove la moglie di MIhai è rimasta ad accudire i due figli. Ana Duma, è la zia del muratore. "Ci hanno detto che di fatto è stato assassinato. E' una notizia che ci ha lasciato sconvolti. Lui era andato in Italia solo per lavorare, per dare un sostegno alla sua famiglia. Dopo la scomparsa abbiamo diffuso il più possibile la sua vota, ma non l'hanno mai trovato. Alla fine siamo venuti a conoscenza della verità. Per tutti noi è stato terribile".
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