Giovanni Boccaccio, il novelliere pestifero

| Inventore di un innovativo stile narrativo con temi moderni, il grande scrittore ha raccontato la storia di un gruppo di amici che per sfuggire a un’epidemia si rifugiano in campagna e trascorrono il tempo raccontandosi storie

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Di Marco Belletti
Giovanni Boccaccio è senza dubbio una delle figure di maggior spicco nella letteratura del Trecento e alcuni critici letterari lo ritengono il più importante prosatore del suo tempo: utilizzando uno stile personale e innovativo ha di fatto inventato un nuovo genere letterario, quello dei racconti e delle novelle.

Della sua infanzia si conosce molto poco. Si crede sia nato nel 1313 solo perché il suo amico Francesco Petrarca, nato il 20 luglio 1304, afferma che aveva nove anni esatti più di Boccaccio, la cui data di nascita è stata fissata tra giugno e luglio del 1313: c’è chi dice il 13 giugno, chi il 18 e altri ancora luglio, non c’è certezza. Così come non si sa dove sia nato, in quanto alle ipotesi “storiche” che lo credono di Certaldo o di Firenze, se n’è aggiunta un’altra che lo ritiene venuto al mondo nientemeno che a Parigi.

Questa teoria afferma che sia il figlio di una ragazza conosciuta nella capitale francese da Boccaccino di Chellino che, mercante di professione, si trova spesso a Parigi per necessità di lavoro. È lo stesso scrittore a suggerire questa tesi quando scrive nel libro IX dei “Casi degl’Illustri infelici” che il padre Boccaccino si trova nella capitale della Francia quando muoiono 59 templari e il loro gran maestro Jacques de Molay. Templari che sono stati arsi sul rogo nel 1310 e nel 1314 e quindi la sua nascita sarebbe circoscritta in quegli anni. Ma non c’è certezza né del fatto che il padre sia effettivamente a Parigi in quegli anni, né che abbia conosciuto e messa incinta la ragazza.

Quello che ormai sembra assodato è che Boccaccio è figlio di una relazione extraconiugale del padre con una donna di umili origini. I primi anni di vita del ragazzo sono difficili e il fatto di non avere un padre influisce sul carattere del piccolo Giovanni, che si sarebbe poi costruito una biografia mitizzata, con la quale intende convince se stesso prima degli altri di avere nobili origini, addirittura di essere il figlio di una nobildonna dei Capetingi. In realtà, più probabilmente la madre è una giovane ingenua o una prostituta che rinuncia al figlio quando ha sette-otto anni, in quanto Giovanni viene riconosciuto dal padre che intorno al 1320 lo porta a vivere nella sua casa, nel quartiere di San Piero Maggiore. Il ragazzo può così studiare, imparando il latino e le cosiddette “arti liberali” (grammatica, dialettica e retorica: il piano di studi seguito dai chierici prima di accedere all’università), oltre a leggere la Divina Commedia di Dante Alighieri.

Ma ben presto il padre deve trasferirsi a Napoli per lavoro e così Giovanni si trova a trascorrere l’adolescenza a stretto contatto con l’aristocrazia e la ricca borghesia partenopee, partecipando alla loro vita sociale. Matura in quegli anni uno spirito borghese, quindi attento agli aspetti economici della vita, e allo stesso tempo “cortese”, legato ai costumi signorili che ha imparato a conoscere e apprezzare.

Alla tradizione cortese – fatta di versi d’amore e romanzi cavallereschi – si ispira per manifestare la sua vocazione letteraria, ma il giovane scrittore apprezza anche i classici latini e stima i nuovi classici della letteratura volgare: Dante e Petrarca sopra tutti.

I Boccaccio tornano a Firenze intorno al 1340 e il padre deve affrontare la crisi della banca dei Bardi, costretti a dichiarare il fallimento in quanto il re d’Inghilterra Edoardo III si rifiuta di onorare l’enorme debito contratto per finanziare la guerra dei cento anni, innescando un processo a catena che mandas in rovina l’economia fiorentina.

Come se non bastasse, nel 1348 scoppia anche un’epidemia di peste da cui Boccaccio trae ispirazione per scrivere la sua opera migliore e più famosa, quel Decameron che è diventato un classico della letteratura italiana.

La struttura compositiva del capolavoro di Boccaccio, pur essendo decisamente innovativa per l’epoca, rispetta il gusto medievale di una narrazione organizzata e ordinata in uno scenario che si sviluppa nell’ambito della perfezione rappresentata dai numeri. In una costruzione narrativa complessiva (le dieci giornate) si dipana l’insieme delle trame di ognuna delle cento novelle che compongono l’opera. La trama complessiva è la storia dei dieci giovani (che Boccaccio chiama la brigata) che sfuggono alla peste rifugiandosi in una villa di campagna dove, al riparo dall’epidemia, trascorrono il tempo raccontando dieci novelle al giorno, una storia ognuno per 10 giorni dei 14 giorni che passano insieme. Ciascuna novella narra una storia differente, scelta a turno dal giovane che è stato scelto come re o regina del giorno.

Lo scopo dichiarato da Boccaccio nel comporre il Decameron è il desiderio di assecondare le donne nel distrarle dai tormenti amorosi in quanto, a differenza degli uomini, non hanno la possibilità di concedersi svaghi e distrazioni se non con la letteratura. Boccaccio ha un’alta considerazione delle donne, dei loro sentimenti e afferma di scrivere la sua opera per divertirle e istruirle.

I principali temi trattati dalle novelle sono innanzitutto il confronto tra il bene e il male, con le storie iniziali che mettono in evidenza i pericoli e le tentazioni dei vizi e le ultime che celebrano le virtù e uno stile di vita onesto. E poi i due poli entro cui secondo Boccaccio oscilla tutta la vita degli esseri umani: da un lato la fortuna intesa come sorte non dipendente dalla volontà umana, dall’altro la natura, cioè l’animo interiore che guida la vita dell’uomo. Secondo l’autore, per vivere bene è necessario saper gestire questi due aspetti. Infine, molto spazio è dedicato ai temi erotici e amorosi, con affetto e desiderio sessuale trattati con un’ampia sfumatura di dettagli: dalla passione spontanea e raffinata a quella più becera e volgare, fino alle numerose burle giocate ai personaggi delle novelle che cercano una persona con cui avere una relazione.

Boccaccio è molto bravo nel descrivere con dovizia di particolare la società della sua epoca, con particolare attenzione alla popolazione borghese e dei mercanti, criticati duramente dall’autore per le loro caratteristiche peggiori, come furbizia e opportunismo.

Il Decameron è un’opera unica tra le sue contemporanee, che guida la trasformazione dello stile letterario volgare da narrazione di temi cortesi un po’ lontani dalla vita comune a racconto di argomenti più borghesi e legati alle attività e alle esperienze umane di tutti i giorni.

Negli ultimi anni di vita Boccaccio subisce un’evoluzione spirituale, la sua scrittura si trasforma e diventa più solenne e moralmente impegnata. Diventa chierico, conduce una vita appartata – dedicata allo studio, alla meditazione e alla stesura di opere erudite – e muore nel 1375, a 62 anni.

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