Gli inglesi: "Charlie resta in ospedale"

| Ma al Bambin Gesù di Roma si studiano i protocolli. Don Carmine Arice, dirigente Cei, ha promesso: "Cerchiamo una strada diversa"

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"Pronti ad accogliere Charlie al Bambin Gesù, per coerenza, per convinzione e perchè lo comanda il cuore". Così la diocesi di Roma. Ma  i medici inglesi hanno chiuso la porta al viaggio della speranza di Charlie. Intrasportabile per le sue condizioni di salute.  "E' disumano arrivare a stabilire chi ha diritto a vivere e chi no". Don Carmine Arice, direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della Cei, sentito da TorinoStar sul caso di Charlie, il bimbo inglese di dieci mesi nato con una rara malattia genetica che morirà in queste ore per decreto della Corte europea dei diritti umani, aveva ed ha tenuto aperto un filo di speranza, sempre che i genitori siano ancora dell'ide adi rivolgersi alle strutture sanitarie italiane e che ci siano le condizioni tecniche per il ricovero: "Il problema è che il caso rischia di fare scuola, aprendo strade di morte".  Pohe ore fa Il direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale sanitaria della Cei aveva sottolineato sottolinea come con questa vicenda si tocchi con mano "la crisi antropologica denunciata da papa Francesco con la cultura dello scarto. Si fissano parametri su ciò che è vita e dignità e su ciò che non lo è, questa è disumanità. Stiamo andando verso il principio di autodeterminazione dove i diritti individuali ("che talvolta sono solo desideri") devono essere garantiti dallo Stato". Non c'è speranza."Questo è il metro di misura di una società che, come dice a ragione il Papa, non sa prendersi cura della fragilità più estrema. Viene chiusa la porta alla speranza", dice don Arice mettendo in guardia sulle conseguenze: "Non riusciamo a dare un senso alla vita e allora si decide che va eliminata. Abbiamo avuto filosofi e studiosi che hanno invitato a non mettere al mondo figli per non farli soffrire. Questa è pura disumanità. Se pensiamo poi che oggi con la diagnosi prenatale ci sono bambini che non si fanno nemmeno nascere..".

Conclusione amara: "E' il non riconoscere che una persona, con tutte le fragilità che può avere, ha una sua dignità. La dignità è data dal fatto che si è dentro la comunità umana. Se togliamo questo punto fermo arriveremo a stabilire chi ha diritto a vivere e chi no". Come accaduto con il piccolo Charlie. E "il punto drammatico - dice con preoccupazione don Arice - è che decisioni come quella del piccolo Charlie finiscono per fare scuola".

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