Il Golden State Killer
si dichiara colpevole

| Ha ammesso stupri e omicidi che per 40 anni hanno tolto il sonno a due contee californiane, in cambio della vita: non salirà sul patibolo, ma sconterà almeno 11 ergastoli dietro le sbarre

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Con un finale a sorpresa, l’ex agente di polizia Joseph James DeAngelo, il “Golden State Killer”, si è dichiarato colpevole di 13 omicidi. L’imprendibile assassino seriale che per oltre 20 anni ha seminato morte e terrore in California con omicidi, stupri e rapine, arrestato nel 2018 dopo un’imponente caccia all’uomo, finora aveva scelto la strada del silenzio. Ha accettato di parlare solo quando i suoi avvocati hanno raggiunto un accordo che prevede la confessione piena in cambio della possibilità di evitare il patibolo, probabilmente sostituito con 11 ergastoli.

Come parte del patteggiamento, i procuratori delle contee in cui Joseph DeAngelo ha commesso i suoi crimini hanno elencato in aula ogni reato del killer: una litania di violenze orribili che raccontano una lunga scia di vittime legate, derubate, stuprate, sodomizzate, picchiate e uccise. “I sopravvissuti e i familiari delle vittime convivono da troppo tempo con questo trauma - ha commentato il procuratore distrettuale della contea di Ventura, Greg Totten - meritano di vedere l’imputato morire in prigione”.

DeAngelo si è dichiarato colpevole di 13 capi d’accusa per omicidio di primo grado e circostanze speciali (inclusi gli omicidi commessi durante furti con scasso e stupri), così come altri 13 capi d’accusa per rapimento.

DeAngelo è stato anche accusato di aver commesso più di 50 stupri durante la scia di uccisioni tra il 1975 e il 1986. Alcuni sono avvenuti mentre i figli delle vittime erano in casa: il giudice ricorda il caso di un bambino di 3 anni legato ad un letto, poco prima che il killer violentasse la madre.

Aveva iniziato nella primavera del 1976 colpendo i sobborghi borghesi di Sacramento: spiava le vittime aspettando il momento giusto per introdursi coperto da un passamontagna negli appartamenti di donne sole che violentava, quindi arraffava qualche gioiello e il denaro che trovava, per poi sparire nel buio. Il senso di onnipotenza finì per alzare la soglia di adrenalina di cui aveva bisogno. Prese di mira giovani coppie: costringeva entrambi a legarsi a vicenda, poi stuprava la donna davanti al compagno. Consapevole di saper dominare la situazione, finì per sostare a lungo negli appartamenti, stuprando più volte gli ostaggi e mangiando il cibo trovato nel frigorifero. Poi la svolta: scelse di uccidere Robert Offerman, 44 anni, e Debra Alexandra Manning, 35.

La scia di sangue si allunga, e l’FBI rivela che da tempo è sulle tracce del killer: l’identikit diffuso dai federali lo descrive come un uomo intelligente, scaltro, ben vestito e soprattutto che conosce i metodi investigativi. La pista si rivelerà quella buona, ma per 40 anni non ci sarà modo di vernine a capo. Gli omicidi si fermano di colpo nel 1986 con la morte di Janelle Cruz, ma gli uomini dell’FBI non mollano, e la verità arriva soltanto con le nuove tecniche forensi: il confronto di un frammento di Dna raccolto su una scena del crimine permette di risalire ad una rosa di persone compatibili. Il 24 aprile 2018, quando gli agenti fanno irruzione nell’abitazione di DeAngelo, il volto Golden State Killer fa il giro del mondo. È un tranquillo pensionato ed ex agente di polizia: una brava persona, diranno i vicini.

Ieri Joseph James DeAngelo è comparso davanti al giudice della Corte Superiore Michael Bowman presso una sala dell’Università Statale di Sacramento, un luogo scelto per consentire il distanziamento sociale. Vestito con una tuta arancione da carcerato e seduto su una sedia a rotelle, l’ex veterano del Vietnam, 74 anni, dovrà attendere il prossimo agosto, quando il giudice gli comunicherà quanti ergastoli dovrà scontare dietro le sbarre.

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