Il silenzio degli assenti Venaria ghost city

| La città della Reggia è immobile, totalmente arresa di fronte ad una cintura fortificata e invalicabile. Ma mentre il G7 entra nel vivo, preparandosi ad accogliere i ministri del lavoro, tutto sembra passare in secondo piano

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Da una parte l'imponente apparato di sicurezza messo in piedi per il G7, dall'altro le inquietanti promesse tuonate dai manifestanti. In mezzo, a far da rete nel delicato ping-pong dei sei giorni della tappa piemontese del G7, gli abitanti di Venaria. Un tranquillo comune di 34 mila anime o poco più, a metà fra la campagna e la città, uno dei due posti in Italia a poter vantare l'appellativo di "Reale".

Via Andrea Mensa, la lunga strada pedonale del centro storico intitolata ad un partigiano fucilato nel 1945, è sotto assedio. Difficile incrociare qualcuno che passi per caso: pochi i curiosi che giusto per capire cosa succede si spingono fino alla barriera formata da polizia e carabinieri che presidiano l'ingresso principale della Reggia. E ancora meno sono le signore con le borse della spesa in giro per le botteghe che, invece di puntare su sconti e promozioni, preferiscono scrivere a chiare lettere "Siamo aperti", nel caso qualcuno avesse il dubbio.

Il resto semplicemente, non c'è: ogni stradina è disseminata di camionette, pantere, gazzelle, blindati e agenti in divisa antisommossa che parlottano tra loro, tra il fresco della mattina e il caldo che sale insieme alle ore della giornata.

Basta entrare in qualche negozio e buttare lì l'amo, perché inizi una sequela di lamentele: invece di incrementare il giro d'affari, il G7 ha fatto scappare i pochi clienti. "Dovevano farlo a Torino e lasciare la Reggia ai turisti: per sei giorni è tutto chiuso, ce l'hanno requisita".

In giro non c'è quasi nessuno e i locali intorno alla Reggia, se tutto l'anno ringraziano il cielo per la posizione, nei sei giorni del G7 pagano lo scotto di un inevitabile processo di desertificazione.

È come se per la città fosse circolato un passaparola: stiamo lontani da lì e mettiamoci pazienza, che sei giorni passano in fretta. Un effetto comprensibile: ogni volta che i ministri scelgono di ritrovarsi e chiacchierare un po', scoppia qualche casino. E beccarsi una manganellata è una causa/effetto da evitare con grande cura.

In realtà, a meno di tre giorni dalla fine, anche se è difficile tirare già le prime somme, sembra quasi che il G7 di Venaria stia passando in un silenzio imbarazzante. I telegiornali tendono a relegare la notizia al fondo, poco prima di Baglioni che dirige Sanremo, e se proprio devono parlarne è per qualche parola un po' più forte scappata ad un ministro. Perfino la cena per la stampa organizzata dall'Unione Industriale è saltata miseramente: giornalisti stranieri da queste parti neanche uno. E presentare le specialità piemontesi ad una stampa che conosce tutto a menadito sembrava più uno scherzo.

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