"L'ho fatta a pezzi ma non uccisa"

| Oggi a Macerata la sentenza per Innocent Oseghale, 32 anni, accusato di avere ucciso Pamela, 18 anni, e poi di averne sezionato il cadavere. Il pm ha chiesto l'ergastolo: "Per lui solo uno strumento di piacere"

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MARIA LOPEZ

Innocent Oseghale ammette: “Ho fatto a pezzi il corpo di Pamela ma non l’ho uccisa e non l’ho violentata”. Secondo la difesa il rapporto sessuale sarebbe stato consensuale e la morte della ragazza sarebbe avvenuta per overdose, ma a quel punto l'imputato avrebbe perso la testa e, preso dal panico, avrebbe fatto a pezzi i resti della 18enne. I legali di Oseghale hanno chiesto di assolverlo dalla violenza sessuale e dall'omicidio e di condannarlo al minimo della pena per vilipendio di cadavere. Il pm ha chiesto l’ergastolo, oggi la sentenza. La mamma, con i suoi legali e alcuni familiari, è arrivata davanti al Palazzo di giustizia dove, sul muro lungo la strada adiacente, sono stati affissi due manifesti con scritto "Pamela C'è" e "Verità e giustizia per Pamela" sottolineati in tricolore. Ha urlato: "Giustizia per Pamela”. Le repliche della procura, le parti civili e infine della difesa. Il presidente della Corte aveva già fatto sapere che se le repliche si concluderanno entro le 11, ci saranno i tempi per dare inizio alla camera di consiglio ed emettere la sentenza altrimenti sarà necessario convocare un'altra udienza la settimana prossima.

Il procuratore Giovanni Giorgio ha chiesto per Oseghale la condanna all'ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi senza attenuanti: secondo l'accusa, il nigeriano ha violentato la ragazza approfittando delle sue condizioni di inferiorità, "uno strumento per soddisfare la sua cupidigia sessuale" e, probabilmente di fronte alla reazione della vittima che voleva andarsene, l'ha accoltellata con due fendenti al fegato e poi “ridotta a pezzi per disfarsi del cadavere”, infine diviso in due trolley abbandonati in aperta campagna. I presunti complici di Oseghale sono stati intanto prosciolti, mentre le indagini sul ruolo ruolo non sono ancora di fatto concluse. Ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire. Pamela era stata affidata a una comunità di recupero di Macerata per i suoi problemi di droga. Una mattina di fine gennaio si era allontanata e aveva raggiunto il centro id Macerata, dopo essere stata “avvicinata” da due uomini. Poi l’incontro con Oseghale, un piccolo spacciatore, lei voleva eroina e lui l’aveva portata nel suo appartamento. Uccisa perché rifiutava le sue avances, con l’idea di “venderla” anche ad altri due spacciatori. Poi le coltellate. La percentuale di droga nel suo corpo non sembrava compatibile con un’overdose. Da qui la convinzione degli inquirenti che Pamela sia stata invece brutalmente uccisa. Oseghale si comportò in modo lucido: con la candeggina aveva dilavato il corpo per eliminare tracce del suo Dna, l’unico trovato su quei poveri resti, sezionati con maestria. 

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